OSS e Infermiere non c'è rapporto gerarchico

Continua il dibattito sul presunto rapporto gerarchico tra Infermiere e OSS. Originato dai recenti articoli, pubblicati da NurseTimes, dell'infermiera Anna di Martino seguito dal collega Incaviglia che vedono ancora l'opertore socio sanitario subordinato gerarchicamente all'infermiere. Rocco Di Benedetto ribadisce come tra Infermiere e OSS non esiste alcun rapporto gerarchico.

Il 27 dicembre u.s. sulla rivista di settore (nurserimes.org), l'infermiera Di Martino, esponente dell'AADI, sottolineava che il rapporto tra infermiere ed oss sia un rapporto di tipo gerarchico.

Alcuni giorni dopo sulla stessa rivista on-line spiegavo le motivazioni giuridiche per le quali tale rapporto non potesse considerarsi di tipo gerarchico ma prettamente collaborativo. Al mio articolo è seguita una dura replica dell'infermiere Matteo Giuseppe Incaviglia, altro esponente di spicco dell'AADI.

 

Mi appare doveroso ribadire, ancora una volta, in maniera ancor più articolata, quanto dichiarato in precedenza, tra l'altro aspetti di diritto che conosco molto bene, che vanno oltre un master.

Gentile sig. Incaviglia, non mi pare sia stata fatta disinformazione. E’ facile fare un copia incolla di leggi e normative varie in maniera così farraginosa, peccato che tra le varie parentesi del vedi) non ho trovato traccia di alcuna espressione chiara che contraddistingua il rapporto oss - infermiere in modo gerarchico. Un vero peccato per lei. Mi dispiace. Le sue opinioni sono rispettabili ma di sicuro toppa sul fatto che le mie siano idee personali e le mostro semplicemente il perchè facendo l’esegesi normativa che lei tanto mi contesta non aver fatto e le assicuro che non ha nulla da insegnarmi in merito. Mi spiego meglio contestando singolarmente i suoi singoli punti. Inizio:

Il D.M. 739/94

Sul suo punto A: il D.M. 739/94 recita:” L’infermiere (…) : pianifica, gestisce e valuta l'intervento assistenziale infermieristico; garantisce la corretta applicazione delle prescrizioni diagnostico-terapeutiche; agisce sia individualmente sia in collaborazione con gli altri operatori sanitari e sociali; per l'espletamento delle funzioni si avvale, ove necessario,dell'opera del personale di supporto.” Ove necessario cioè quando lo stesso infermiere lo ritiene opportuno.
La L. 42/99 stabilisce che il campo proprio dell’attività professionale infermieristica è data dal profilo professionale infermieristico (DM 739/94), dal codice deontologico infermieristico e dalla formazione base e post base incontrando dei limiti. Per verificare se un’attività spetta all’infermiere, la giurisprudenza ha applicato due principi, quello di residualità ( tutto quanto previsto per le altre figure sanitarie non è compito dell’infermiere) e quello analogico (verificare se un determinato compito possa essere affidato ad una determinata figura per analogia). Il medico, l’infermiere, l’ oss e tutti gli altri professionisti sanitari e/o socio sanitari (FKT, assistenti sociali etc etc) i operano in equipe e al fine di soddisfare tutti i bisogni del paziente.
Si parla per caso espressamente di rapporto gerarchico? Non mi pare, considerando anche il fatto che lo stesso oss è nato nel 2001 e cioè ben 7 anni dopo il d.m n. 739 del 1994.

L’infermiere risponde dell’operato dell’oss per colpa

Punto B L’infermiere risponde dell’operato dell’oss per colpa (colpa in eligendo e colpa in vigilando): essere responsabili non vuol dire essere gerarchicamente superiori.
Il soggetto gerarchicamente superiore ha anche altri poteri (es. l’infermiere non può emanare un “ordine di servizio all’oss”, se fosse gerarchicamente superiore lo potrebbe fare). Essere responsabili significa saper pianificare con prudenza, perizia e diligenza!

L’oss “svolge la sua attività su indicazione degli operatori professionali preposti all’assistenza sanitaria e sociale ed in collaborazione con gli altri operatori”. Si parla di “indicazione” non di “ordine”. L’ordine è un’ingiunzione al dipendente e chi mastica un pò di diritto sa il valore di tale parola e le relative conseguenze.

Punto C) Nel mio articolo precedente, in risposta alla sig.ra Di Martino, mi pare di essere d’accordo sul fatto che tali compiti (portare padelle e pappagalli) in maniera continua da parte degli infermieri sia espressione di demansionamento (lo avevo scritto chiaramente), inoltre quelle da lei elencate sa benissimo che sono sentenze di Tribunali e non è la Cassazione a sezione unite (c’è una grossa differenza)!

Punto D) Chi è che ha il potere disciplinare? Chi è che eroga le sanzioni e contesta gli addebiti? La riforma Brunetta e Madia hanno novellato il Dlgs n.165/2001: riassumo brevemente; mentre in passato, per le sanzioni superiori al rimprovero verbale e inferiori alla sospensione dal servizio e privazione della retribuzione per più di dieci giorni, spettava al dirigente, ove previsto, gestire la questione, oggi anche queste ipotesi devono essere rimesse all’ufficio per i procedimenti disciplinari. Viene, in altre parole, cancellato il doppio binario del procedimento, che era applicato in base alla gravità della sanzione prevista. In questo, il legislatore ha fatto proprio il suggerimento del Consiglio di Stato, contenuto nel parere 814/2016, dove si invocavano regole uniformi e certe per prevenire una parte dei contenziosi in materia.

Si lavora per lo stesso scopo come già ribadito! Inutile contrastarci, non siamo in una caserma con i gradi cuciti sulle spalle, siamo in contesti socio – sanitari. Non alimentiamo sterili lotte. Charito i concetti la ringrazio e le auguro un sereno anno nuovo, ringraziando, tra l’altro, anche la redazione tutta.
Oss Rocco Di Benedetto

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Rocco Di Benedetto
Autore: Rocco Di BenedettoEmail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Alcune informazioni su di me:
OSS in Riabilitazione respiratoria - rep. subacuti, della ASST Lodi.
Laureato in Giurisprudenza, amo la lettura e gli approfondimenti di temi giuridici di attualità.
Nel tempo libero inoltre colleziono radio antiche.
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