OSS



OSS ed Infermieri, ancora spesso troppo legati a tradizioni che sembrano più atti di fede che l'operato di professionisti abituati a basare le loro attività su evidenze scientifiche.

OSS e infermiere EBN

Corre l'anno 2017 e non è affatto raro ascoltare oss o infermieri affermare: "Qui facciamo così perché abbiamo sempre fatto così". Il più delle volte senza nessun razionale ad avvalorare il proprio operato. Attività assistenziali attuate quindi più per tradizione e prassi consolidata più che motivata da una solida base teorica e sulle più recenti evidenze scientifiche che dovrebbe essere la base di ogni professionista.

Le buone pratiche assistenziali per essere tali, devono essere supportate infatti dalle prove di efficacia: Evidence Based Nursing (EBN) in italiano Infermieristica basata su evidenze.

La convivenza tra OSS riqualificati ex OTA, OSA o Infermieri vecchio stampo, formatisi ai tempi delle suore in corsia, per i quali il loro lavoro è ancora, purtroppo, legato al concetto di missione e quelli delle nuove generazioni non è affatto facile. 

Da un lato abbiamo oss e Infermieri abituati ad operare per tentativi ed errori o anche su ordine medico attuato senza alcun senso critico. Dall'altra oss che si sono formati con un corso completo da 1000 ore e Infermieri laureati con 3 anni di Corso di Laurea che li ha formati alla ricerca delle migliori pratiche assistenziali.

In Italia poi si paga lo scotto di una tradizione cattolica molto legata all'assistenza. Molti ospedali storici sono sorti accanto a chiese e monasteri e in ogni ospedale è presente almeno una cappella con il suo cappellano ospedaliero. Non mancano poi i crocifissi e le statue lungo le corsie e le stanze di degenza. Spesso poi abbiamo i "don" o le suore che passano ad "alleviare le anime sofferenti". Una vera e propria propaganda diffusa quotidianamente.

Ciò ha almeno in parte contribuito a instillare negli oss e negli infermieri l'idea dell'assistenza intesa come atto di carità cristiana dove l'addetto deve essere pio e misericordioso, più che una professione come tante altre dove la solida preparazione e professionalità deve essere messa in primo piano.

Il fenomeno continua, se pensiamo che anche alcuni ospedali recenti vengono intitolati a personaggi storici della religione cattolica. Esemplare è il caso della ASST Papa Giovanni XXIII di Bergamo. Un ospedale di rilievo nazionale e di alta specializzazione tra i migliori d'Italia. Qui tra l'altro troviamo una grande chiesa cattolica dedicata con tanto di tunnel diretto dall'ospedale così che i degenti possano raggiungerla senza uscire dall'ospedale. Bacheche dei frati cappuccini ad ogni angolo e migliaia di crocifissi a segnare ogni spazio.

In tale contesto è facile pensare alla frustrazione degli operatori che si trovano ad assistere pazienti che instaurano il rapporto di fiducia con il loro Santo di riferimento più che con la propria equipe.

Se tutto va bene Padre Pio mi ha aiutato, se qualcosina va storta, i sanitari sono incapaci.

In questo contesto, i professionisti oss e Infermieri, al di là delle proprie credenze, dovrebbero ricordarsi di essere professionisti e non rafforzare tali pratiche spesso assimilabili alla superstizione.

 

 

 



OSS di Sala Operatoria - L'operatore socio sanitario in sala operatoria. Chi è e cosa fa.

L'operatore socio sanitario (oss) in sala operatoria non è affatto una recente novità. In moltissime aziende ospedaliere l'operatore socio sanitario è stato inserito stabilmente nelle equipes di sala operatoria già a partire dai primi anni 2000 ovvero dalla sua nascita - ricordiamo che l'operatore socio sanitario è stato istituito dalla conferenza Stato-Regioni nel febbraio 2001. Recentemente addirittura si ipotizza la figura dell'oss strumentista e in alcune realtà in Trentino Alto Adige si sta già sperimentando.

In questo articolo però tralasceremo le sperimentazioni e vedremo ciò che ad oggi è la realtà della figura dell'operatore socio sanitario di sala operatoria. 

Se ne facciano una ragione, una volta per tutte dunque quei pochi infermieri che ancora pensano di tutelare la propria professione continuando ad attaccare in basso senza rendersi conto che lo svilimento della loro professione arriva da un'altra parte. O peggio, per la vera e propria paura di portare gli attacchi verso l'alto, verso la classe medica e politica con la quale non basta ostentare una laurea e pretendere per questo di vincere facile, ma con la quale bisogna scontrarsi quotidianamente avendo la capacità di entrare nel merito delle questioni.

Operatore socio sanitario in sala operatoria

Cosa fa l'operatore di sala operatoria? L'operatore di sala operatoria viene principalmente impiegato in sostituzione dell'infermiere di sala operatoria detto anche infermiere circolante o "terzo di sala". L'oss di sala operatoria quindi svolge esattamente le stesse identiche mansioni dell'infermiere di sala operatoria. Mansioni a basso livello discrezionale e ad alta riproducibilità (quando un mantra si ritorce contro...) e nello specifico provvede ad aprire il materiale sterile all'infermiere strumentista. Collabora con l'equipe per il corretto posizionamento del paziente sul tavolo operatorio. Collabora con l'infermiere strumentista nell'allestimento del campo operatorio e nel collegamento dei cavi elettrici e dei tubi degli aspiratori. Sistema le lampade scialitiche sul campo operatorio. Collabora con l'infermiere strumentista nel conteggio delle garze e dei taglienti. Al termine dell'intervento collabora per il disfacimento del campo operatorio e per il successivo ripristino della sala operatoria.

Come si diventa oss di sala operatoria? Non ci sono al momento corsi specifici per diventare oss di sala operatoria e chi fosse intenzionato a diventare operatore socio sanitario di camera operatoria riceve l'adeguata formazione direttamente sul campo con un affiancamento di circa due o tre mesi con oss e infermieri esperti. Del resto anche per gli infermieri spesso funziona esattamente allo stesso modo. Non tutti gli infermieri strumentisti hanno un Master specifico e non tutti gli infermieri che possiedono un Master svolgono le funzioni coerenti con esso.

Quanto guadagna un oss di sala operatoria? L'oss di sala operatoria guadagna esattamente quanto gli oss impiegati nelle altre unità operative. Ciò che cambia sono le indennità che ovviamente variano in funzione della turnazione e/o delle pronte disponibilità effettuate.

A chi e a cosa serve inserire l'oss in sala operatoria? Aver inserito gli operatori socio sanitari in sala operatoria è servito sicuramente a ridurre i costi. A parità di prestazione effettuata, l'oss costa un 30% meno dell'infermiere. In generale ci hanno sempre parlato della nascita dell'operatore socio sanitario dovuta alla carenza infermieristica. Carenza che pare fantomatica almeno quanto l'isola di Atlantide. Ad oggi abbiamo oltre 60.000 infermieri in cerca di occupazione. E più in generale se mai ci fosse stata una qualche reale carenza infermieristica, pensate che gli infermieri italiani sarebbero stati pagati così poco? Delle due una: o la carenza infermieristica non è mai esistita o la capacità contrattuale degli infermieri è sempre stata meno di zero.

Qualcuno si ricorda come facilmente concedevano i part time negli anni novanta? Pensate lo facessero per l'altissima attenzione verso i bisogni dei dipendenti o fossero concessi per tagliare facilmente i costi delle piante organiche e ridurre il personale (meno ore lavorate) senza licenziare?! Poi venne anche il blocco dei turnover...

OSS strumentista: OSS strumentista in sala operatoria, più che un'ipostesi

Una cosa è certa, se l'oss esegue le stesse mansioni e ti fa risparmiare il 30% l'oss sarà la scelta vincente e le aziende pubbliche e private la imporranno in tutti i modi. Quello che invece dovrebbero capire alcuni infermieri è che l'infermiere deve fare l'infermiere  ovvero il professionista non sostituibile e pretendere di essere presente con la giusta dotazione organica. E quindi, non avendo paura di perdere alcune mansioni (a bassa discrezionalità e altamente riproducibili...).

 

 



Chi era l'oss quando non si chiamava oss
La storia degli oss dagli anni sessanta ad oggi. Da tuttofare prevalentemente impiegato nel riordino e nelle pulizie a operatore socio sanitario inserito a pieno titolo nelle equipe multiprofessionali del sanitario e del sociale.

Riassumiamo brevemente in questo articolo gli oltre quarant'anni di evoluzione del personale di supporto ospedaliero in Italia. In ordine cronologico riportiamo dunque le leggi e una piccola descrizione della qualifica professionale istituita.

Ragionando su ciò che è stato fatto in passato, spesso si riesce a chiarire la situazione attuale e a prevedere meglio le alternative ed i possibili sbocchi futuri.

Visto che alcuni oss ancora non accettano l'acronimo osss come acronimo per l'oss con formazione complementare, possiamo vedere, ad esempio, che la figura di Ausiliario Socio Sanitario Specializzato -  ASSS -  esisteva già nel 1979... ma procediamo con ordine:


Ausiliario o Portantino istituito col D.P.R. 128/69Da Ausiliario Portantino a OSS

La figura dell'Ausiliario Portantino è stata storicamente presente negli Ospedali ed ha sempre svolto mansioni molto semplici e di carattere meramente esecutivo. Consistevano prevalentemente in: Pulizia degli ambienti - Trasporto Materiali - Prestazioni Manuali

Ausiliario Socio Sanitario ASS previsto dal CCNL del 1979
Nel 1979 con il nuovo contratto collettivo nazionale, venne introdotta la distinzione precisa di: "addetto esclusivamente alle mansioni di pulizia" e l'ausiliario socio sanitario venne inquadrato al 1° livello retributivo

Ausiliario Socio Sanitario Specializzato ASSS istituito dal D.P.R. 348/83 - d.m. 1984
Con un ulteriore corso di addestramento gli vennero ampliate le competenze e fu inquadrato al 3° livello.

Operatore Tecnico addetto all'Assistenza OTA istituito dal D.P.R. 384/90 - d.m. 295/91
Si rende evidente la necessità di avere a disposizione personale di supporto maggiormente qualificato in modo da potergli affidare alcune mansioni semplici e poter impiegare in modo più efficace le competenze e la professionalità del personale infermieristico.

Operatore Socio Sanitario OSS istituito con accordo Stato-Regioni del 22 febbraio 2001
OSS la storia dell'operatore socio sanitario

Dopo un lungo e travagliato dibattito, con un provvedimento definito: "necessario ed urgente" viene emanato l'accordo tra il Ministro della Salute il Ministro per la Solidarietà Sociale le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano per la individuazione della figura e del relativo Profilo Professionale dell'Operatore Socio Sanitario e per la definizione dell'ordinamento didattico dei relativi corsi di formazione (Accordo Stato Regioni del 22/02/2001).

La nuova figura venutasi a creare in virtù di questo accordo, denominata Operatore socio sanitario in breve OSS racchiude di fatto il vecchio Operatore Socio Assistenziale OSA e il vecchio Operatore Tecnico Addetto all'assistenza. In pratica un nuovo operatore versatile e con mansioni quindi di carattere sociale e sanitario ovvero un operatore in grado di lavorare appunto nel contesto sociale e/o sanitario.

Operatore Socio Sanitario con formazione complementare in assistenza sanitaria OSSS istituito con l'accordo Stato-Regioni del 16 gennaio 2003
Con Accordo Stato Regioni del 16 gennaio 2003 si disciplina la formazione complementare in assistenza sanitaria della figura dell'oss al fine di consentire allo stesso di collaborare con l'Infermiere professionale (oggi si chiama solo Infermiere) e/o l'ostetrica anche nella esecuzione di alcune manovre di tipo infermieristico e di svolgere alcune mansioni assistenziali in base alla organizzazione dell'unità funzionale di appartenenza e in conformità delle direttive del responsabile dell'assistenza infermieristica o ostetrica e sotto la supervisione della stessa.

Accordo tra il Ministro della salute, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano per la disciplina della formazione complementare in assistenza sanitaria della figura professionale dell’operatore socio sanitario di cui all’art. 1, comma 8, del decreto-legge 12 novembre 2001 n. 402, convertito, con modificazioni, dalla legge 8-01-2001 n. 1. (GU n. 51 del 3-3-2003)

LA CONFERENZA PERMANENTE PER I RAPPORTI TRA LO STATO, LE REGIONI E LE PROVINCE AUTONOME DI TRENTO E BOLZANO

Sancisce il seguente accordo tra il Ministro della salute, il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano, avente ad oggetto la disciplina della formazione complementare in assistenza sanitaria dell’operatore socio-sanitario al fine di consentire allo stesso di collaborare con l’infermiere o con l’ostetrica e di svolgere alcune attività assistenziali in base all’organizzazione dell’unità funzionale di appartenenza e conformemente alle direttive del responsabile dell’assistenza infermieristica od ostetrica o sotto la supervisione della stessa.
OSS con formazione complementare in assistenza sanitaria
Punto 1 - Formazione complementare
1.1 Per far fronte alle crescenti esigenze di assistenza sanitaria nelle strutture sanitarie e socio sanitarie, pubbliche e private, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano possono provvedere alla organizzazione di moduli di formazione complementare di assistenza sanitaria, per un numero di ore non inferiore a 300, di cui la metà di tirocinio, riservati agli operatori socio sanitari in possesso dell’attestato di qualifica di cui all’art. 12 dell’accordo intervenuto il 22 febbraio 2001 (repertorio atti n. 1161) in sede di Conferenza Stato-regioni tra il Ministro della salute, tra il Ministro del lavoro e delle politiche sociali e le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano, per la individuazione della figura e del relativo profilo professionale dell’operatore socio sanitario e per la definizione dell’ordinamento didattico dei corsi di formazione, o di un titolo riconosciuto equipollente ai sensi dell’art. 13 dello stesso accordo.


1.2 Gli operatori socio sanitari che hanno seguito con profitto il modulo di formazione complementare di cui al comma 1 ed hanno superato l’esame teorico pratico finale, ricevono uno specifico attestato di “ Operatore socio sanitario con formazione complementare in assistenza sanitaria ” che consente all’operatore di collaborare con l’infermiere o con l’ostetrica e di svolgere alcune attività assistenziali, indicate nell’allegato A, parte integrante del presente accordo, in base all’organizzazione dell’unità funzionale di appartenenza e conformemente alle direttive del responsabile dell’assistenza infermieristica od ostetrica o sotto la sua supervisione.

Punto 2 - Materie di insegnamento e tirocinio

2.1 I moduli di formazione, teorica e pratica, devono essere strutturati in modo da garantire il raggiungimento delle competenze professionali per l’esercizio delle attività e dei compiti indicati nell’allegato A, che è parte integrante del presente atto. Il modulo si svolge nelle strutture di ricovero e cura e nei servizi sanitari. La direzione del modulo è affidata ad un docente appartenente al più elevato livello formativo previsto per le professioni sanitarie infermieristiche e per la professione sanitaria ostetrica.


ELENCO DELLE PRINCIPALI ATTIVITÀ PREVISTE PER L’OPERATORE SOCIO SANITARIO CON FORMAZIONE COMPLEMENTARE IN ASSISTENZA SANITARIA

L’operatore socio sanitario, che ha seguito con profitto il modulo di formazione complementare in assistenza sanitaria, oltre a svolgere le competenze professionali del proprio profilo, coadiuva l’infermiere o l’ostetrica e, in base all’organizzazione dell’unità funzionale di appartenenza e conformemente alle direttive del responsabile dell’assistenza infermieristica od ostetrica o sotto la sua supervisione, è in grado di eseguire:

- la somministrazione, per via naturale, della terapia prescritta, conformemente alle direttive del responsabile dell’assistenza infermieristica od ostetrica o sotto la sua supervisione;
- la terapia intramuscolare e sottocutanea su specifica pianificazione infermieristica, conformemente alle direttive del responsabile dell’assistenza infermieristica od ostetrica o sotto la sua supervisione;
- i bagni terapeutici, impacchi medicali e frizioni;
- la rilevazione e l’annotazione di alcuni parametri vitali (frequenza cardiaca, frequenza respiratoria e temperatura) del paziente;
- la raccolta di escrezioni e secrezioni a scopo diagnostico;
- le medicazioni semplici e bendaggi;
- i clisteri;
- la mobilizzazione dei pazienti non autosufficienti per la prevenzione di decubiti e alterazioni cutanee;
- la respirazione artificiale, massaggio cardiaco esterno;
- la cura e il lavaggio e preparazione del materiale per la sterilizzazione;
- l’attuazione e il mantenimento dell’igiene della persona;
- la pulizia, disinfezione e sterilizzazione delle apparecchiature, delle attrezzature sanitarie e dei dispositivi medici;
- la raccolta e lo stoccaggio dei rifiuti differenziati;
- il trasporto del materiale biologico ai fini diagnostici;
- la somministrazione dei pasti e delle diete;
- la sorveglianza delle fleboclisi, conformemente alle direttive del responsabile dell’assistenza infermieristica od ostetrica o sotto la sua supervisione

CONFERENZA STATO REGIONI Seduta del 22 febbraio 2001
Oggetto: Accordo tra il Ministro della sanità, il Ministro per la solidarietà sociale e le regioni e province autonome di Trento e Bolzano, per la individuazione della figura e del relativo profilo professionale dell' operatore socio sanitario e per la definizione dell'ordinamento didattico dei corsi di formazione.

La Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento a Bolzano
[omissis...]


Art. 1. Figura e profilo
1. È individuata la figura dell'operatore socio sanitario
2. L'operatore socio sanitario è l'operatore che, a seguito dell'attestato di qualifica conseguito al termine di specifica formazione professionale, svolge attività indirizzata a:
a) soddisfare i bisogni primari della persona, nell'ambito delle proprie aree di competenza, in un contesto sia sociale che sanitario
b) favorire il benessere e l'autonomia dell'utente.

Art. 2. La formazione
1. La formazione dell'operatore socio sanitario è di competenza delle regioni e province autonome, che provvedono alla organizzazione dei corsi e delle relative attività didattiche, nel rispetto delle disposizioni del presente decreto.
2. Le regioni e le province autonome, sulla base del proprio fabbisogno annualmente determinato, accreditano le aziende UU.SS.LL. e ospedaliere e le istituzioni pubbliche e private, che rispondono ai requisiti minimi specificati dal Ministero della sanità e dal dipartimento degli affari sociali con apposite linee guida, alla effettuazione dei corsi di formazione.

Art. 3. Contesti operativi
1. L'operatore socio sanitario svolge la sua attività sia nel settore sociale che in quello sanitario in servizi di tipo socio - assistenziale e socio - sanitario, residenziali o semiresidenziali, in ambiente ospedaliero e al domicilio dell'utente.

Art. 4. Contesto relazionale
1. L'operatore socio sanitario svolge la sua attività in collaborazione con gli altri operatori professionali preposti all'assistenza sanitaria e a quella sociale, secondo il criterio del lavoro multiprofessionale.

Art. 5. Attività
1. Le attività dell'operatore socio sanitario sono rivolte alla persona e al suo ambiente di vita: a) assistenza diretta ed aiuto domestico alberghiero;
b) intervento igienico - sanitario e di carattere sociale;
c) supporto gestionale, organizzativo e formativo.
2. Le attività di cui al comma 1 sono riassunte nell'allegata tabella A che forma parte integrante del presente decreto.

Art. 6. Competenze
1. Le competenze dell'operatore di assistenza sono contenute nell'allegata tabella B che forma parte integrante del presente decreto.

Art. 7. Requisiti di accesso
1. Per l'accesso ai corsi di formazione dell'operatore socio sanitario è richiesto il diploma di scuola dell'obbligo ed il compimento del diciassettesimo anno di età alla data di iscrizione al corso.

Art. 8. Organizzazione didattica
1. La didattica è strutturata per moduli e per aree disciplinari. Ogni corso comprende i seguenti moduli didattici:
a) un modulo di base;
b) un modulo professionalizzante.

2. I corsi di formazione per operatore socio sanitario avranno durata annuale, per un numero di ore non inferiore a 1000, articolate secondo i seguenti moduli didattici:
- modulo di base: tipo di formazione teorica, numero minimo di ore 200 motivazione orientamento e conoscenze di base.
- modulo professionalizzante: tipo di formazione teorica, numero minimo di ore 250; esercitazioni e stages, numero minimo di ore 100; tirocinio, numero minimo di ore 450.

3. Le regioni e provincie autonome, attesa l'ampia possibilità di utilizzo dell' operatore socio sanitario, possono prevedere, per un più congruo inserimento nei servizi, moduli didattici riferiti a tematiche specifiche sia mirate all'utenza (ospedalizzata, anziana, portatrice di handicap, psichiatrica, con dipendenze patologiche ecc..) sia alla struttura di riferimento (residenza assistita, domicilio, casa di riposo, comunità, ecc.).

4. Oltre al corso di qualificazione di base sono previsti moduli di formazione integrativa, per un massimo di 200 ore di cui 100 di tirocinio; i moduli sono mirati a specifiche utenze e specifici contesti operativi, quali utenti anziani, portatori di handicap, utenti psichiatrici, malati terminali, contesto residenziale, ospedaliero, casa alloggio, RSA, centro diurno, domicilio, ecc. Modulo tematico: tipo di formazione teorica, numero minimo di ore 50.
Tematiche professionali: tipo di formazione esercitazioni/stages, numero minimo di ore 50.
Specifiche: tipo di formazione tirocinio, numero minimo di ore 100.

Art. 9. Moduli didattici integrativi post-base
1. Sono previste misure compensative in tutti i casi in cui la formazione pregressa risulti insufficiente, per la parte sanitaria o per quella sociale.

Art. 10. Materie di insegnamento
1. Le materie di insegnamento, relative ai moduli didattici di cui all'art. 8, sono articolate nelle seguenti aree disciplinari:
a) area socio culturale, istituzionale e legislativa;
b) area psicologica e sociale;
c) area igienico sanitaria;
d) area tecnico operativa.
2. Le materie di insegnamento sono riassunte nell'allegata tabella C, che forma parte integrante del presente decreto.

Art. 11. Tirocinio
1. Tutti i corsi comprendono un tirocinio guidato, presso le strutture ed i servizi nel cui ambito la figura professionale dell' operatore socio sanitario è prevista.

Art. 12. Esame finale e rilascio dell'attestato
1. La frequenza ai corsi è obbligatoria e non possono essere ammessi alle prove di valutazione finale coloro che abbiano superato il tetto massimo di assenze indicato dalla regione o provincia autonoma nel provvedimento istitutivo dei corsi, e comunque non superiore al 10% delle ore complessive.
2. Al termine del corso gli allievi sono sottoposti ad una prova teorica e ad una prova pratica da parte di una apposita commissione d'esame, la cui composizione è individuata dal citato provvedimento regionale e della quale fa parte un esperto designato dall'assessorato regionale alla sanità ed uno dall'assessorato regionale alle politiche sociali.
3. In caso di assenze superiori al 10% delle ore complessive, il corso si considera interrotto e la sua eventuale ripresa nel corso successivo avverrà secondo modalità stabilite dalla struttura didattica.
4. All'allievo che supera le prove, è rilasciato dalle regioni e provincie autonome un attestato di qualifica valido su tutto il territorio nazionale, nelle strutture, attività e servizi sanitari, socio sanitari e socio assistenziali.

Art. 13. Titoli pregressi
1. Spetta alle regioni e province autonome, nel contesto del proprio sistema della formazione, quantificare il credito formativo da attribuirsi a titoli e servizi pregressi, in relazione all'acquisizione dell'attestato di qualifica relativo alla figura professionale di operatore socio sanitario prevedendo misure compensative in tutti i casi in cui la formazione pregressa risulti insufficiente, per la parte sanitaria o per quella sociale rispetto a quella prevista dal presente decreto.

Roma, 22 febbraio 2001 Il presidente: Loiero

Allegato A: ELENCO DELLE PRINCIPALI ATTIVITÀ PREVISTE PER L'OPERATORE SOCIO SANITARIO
1) Assistenza diretta ed aiuto domestico alberghiero: assiste la persona, in particolare non autosufficiente o allettata, nelle attività quotidiane e di igiene personale; realizza attività semplici di supporto diagnostico e terapeutico; collabora ad attività finalizzate al mantenimento delle capacità psico-fisiche residue, alla rieducazione, riattivazione, recupero funzionale; realizza attività di animazione e socializzazione di singoli e gruppi; coadiuva il personale sanitario e sociale nell'assistenza al malato anche terminale e morente; aiuta la gestione dell'utente nel suo ambito di vita; cura la pulizia e l'igiene ambientale.

2) Intervento igienico sanitario e di carattere sociale: osserva e collabora alla rilevazione dei bisogni e delle condizioni di rischio-danno dell'utente; collabora alla attuazione degli interventi assistenziali; valuta, per quanto di competenza, gli interventi più appropriati da proporre; collabora alla attuazione di sistemi di verifica degli interventi; riconosce ed utilizza linguaggi e sistemi di comunicazione/relazione appropriati in relazione alle condizioni operative; mette in atto relazioni-comunicazioni di aiuto con l'utente e la famiglia, per l'integrazione sociale ed il mantenimento e recupero della identità personale.

3) Supporto gestionale, organizzativo e formativo: utilizza strumenti informativi di uso comune per la registrazione di quanto rilevato durante il servizio; collabora alla verifica della qualità del servizio; concorre, rispetto agli operatori dello stesso profilo, alla realizzazione dei tirocini ed alla loro valutazione; collabora alla definizione dei propri bisogni di formazione e frequenta corsi di aggiornamento; collabora, anche nei servizi assistenziali non di ricovero, alla realizzazione di attività semplici.

Allegato B: COMPETENZE DELL'OPERATORE SOCIO SANITARIO
Competenze tecniche
In base alle proprie competenze ed in collaborazione con altre figure professionali, l' operatore socio sanitario sa attuare i piani di lavoro. È in grado di utilizzare metodologie di lavoro comuni (schede, protocolli ecc.).
È in grado di collaborare con l'utente e la sua famiglia: nel governo della casa e dell'ambiente di vita, nell'igiene e cambio biancheria; nella preparazione e/o aiuto all'assunzione dei pasti; quando necessario, e a domicilio, per l'effettuazione degli acquisti; nella sanificazione e sanitizzazione ambientale. È in grado di curare la pulizia e la manutenzione di arredi e attrezzature, nonché la conservazione degli stessi e il riordino del materiale dopo l'assunzione dei pasti.
Sa curare il lavaggio, l'asciugatura e la preparazione del materiale da sterilizzare.
Sa garantire la raccolta e lo stoccaggio corretto dei rifiuti, il trasporto del materiale biologico sanitario, e dei campioni per gli esami diagnostici, secondo protocolli stabiliti.
Sa svolgere attività finalizzate all'igiene personale, al cambio della biancheria, all'espletamento delle funzioni fisiologiche, all'aiuto nella deambulazione, all'uso corretto di presidi, ausili e attrezzature, all'apprendimento e mantenimento di posture corrette.
In sostituzione e appoggio dei famigliari e su indicazione del personale preposto è in grado di:
aiutare per la corretta assunzione dei farmaci prescritti e per il corretto utilizzo di apparecchi medicali di semplice uso; aiutare nella preparazione alle prestazioni sanitarie; osservare, riconoscere e riferire alcuni dei più comuni sintomi di allarme che l'utente può presentare (pallore, sudorazione ecc.); attuare interventi di primo soccorso; effettuare piccole medicazioni o cambio delle stesse; controllare e assistere la somministrazione delle diete; aiutare nelle attività di animazione e che favoriscono la socializzazione, il recupero ed il mantenimento di capacità cognitive e manuali ; collaborare ad educare al movimento e favorire movimenti di mobilizzazione semplici su singoli e gruppi; provvedere al trasporto di utenti, anche allettati, in barella carrozzella; collaborare alla composizione della salma e provvedere al suo trasferimento; utilizzare specifici protocolli per mantenere la sicurezza dell'utente, riducendo al massimo il rischio; svolgere attività di informazione sui servizi del territorio e curare il disbrigo di pratiche burocratiche; accompagnare l'utente per l'accesso ai servizi.

Competenze relative alle conoscenze richieste Conosce le principali tipologie di utenti e le problematiche connesse.
Conosce le diverse fasi di elaborazione dei progetti di intervento personalizzati.
Riconosce per i vari ambiti, le dinamiche relazionali appropriate per rapportarsi all'utente sofferente, disorientato, agitato, demente o handicappato mentale ecc.
È in grado di riconoscere le situazioni ambientali e le condizioni dell'utente per le quali è necessario mettere in atto le differenti competenze tecniche.
Conosce le modalità di rilevazione, segnalazione e comunicazione dei problemi generali e specifici relativi all'utente.
Conosce le condizioni di rischio e le più comuni sindromi da prolungato allettamento e immobilizzazione. Conosce i principali interventi semplici di educazione alla salute, rivolti agli utenti e ai loro famigliari. Conosce l'organizzazione dei servizi sociali e sanitari e quella delle reti informali.

Competenze relazionali
Sa lavorare in equipe.
Si avvicina e si rapporta con l'utente e con la famiglia, comunicando in modo partecipativo in tutte le attività quotidiane di assistenza; sa rispondere esaurientemente, coinvolgendo e stimolando al dialogo.
È in grado di interagire, in collaborazione con il personale sanitario, con il malato morente.
Sa coinvolgere le reti informali, sa rapportarsi con le strutture sociali, ricreative, culturali dei territori. Sa sollecitare ed organizzare momenti di socializzazione, fornendo sostegno alla partecipazione ad iniziative culturali e ricreative sia sul territorio che in ambito residenziale.
È in grado di partecipare all'accoglimento dell'utente per assicurare una puntuale informazione sul servizio e sulle risorse.
È in grado di gestire la propria attività con la dovuta riservatezza ed eticità.
Affiancandosi ai tirocinanti, sa trasmettere i propri contenuti operativi.


Allegato C: OBIETTIVI DI MODULO E MATERIE DI INSEGNAMENTO
Obiettivi di modulo Primo modulo (200 ore di teoria):
acquisire elementi di base utili per individuare i bisogni delle persone e le più comuni problematiche relazionali; distinguere i sistemi organizzativi socio-assistenziali e la rete dei servizi; conoscere i fondamenti dell'etica, i concetti generali che stanno alla base della sicurezza e della salute dei lavoratori sui luoghi di lavoro, nonché i principi che regolano il rapporto di dipendenza del lavoratore (doveri, responsabilità, diritti...); conoscere i concetti di base dell'igiene e i criteri attraverso i quali mantenere la salubrità dell'ambiente.

Secondo modulo (250 ore di teoria, 100 esercitazioni, 450 tirocinio):
riconoscere e classificare i bisogni ed interpretare le problematiche assistenziali derivanti in relazione alle principali caratteristiche del bambino, della persona anziana, della persona con problemi psichiatrici, con handicaps, ecc. o in situazioni di pericolo; identificare tutti gli elementi necessari alla pianificazione dell'assistenza, collaborando con le figure professionali preposte; riconoscere le principali alterazioni delle funzioni vitali al fine di attivare altre competenze e/o utilizzare tecniche comuni di primo intervento; applicare le conoscenze acquisite per: mantenimento di un ambiente terapeutico adeguato - cura della persona - mantenimento delle capacità residue - recupero funzionale; conoscere ed applicare le diverse metodologie operative presenti nelle sedi di tirocinio; conoscere i principali aspetti psico-sociali dell'individuo e del gruppo al fine di sviluppare abilità comunicative adeguate alle diverse situazioni relazionali degli utenti e degli operatori nonché conoscere le caratteristiche, le finalità e le prestazioni di assistenza sociale allo scopo di concorrere, per quanto di competenza, al mantenimento dell'autonomia e dell'integrazione sociale dell'utente.
Modulo facoltativo:
tematica professionale specifica: (50 ore teoria, 50 esercitazioni, 100 tirocinio):
approfondire le competenze acquisite con speciale riferimento ad una particolare tipologia di utenza o ad uno specifico ambiente assistenziale.

Principali materie di insegnamento Area socio culturale, istituzionale e legislativa:
Elementi di legislazione nazionale e regionale a contenuto socio assistenziale e previdenziale.
Elementi di legislazione sanitaria e organizzazione dei servizi ( normativa specifica OSS )
Elementi di etica e deontologia.
Elementi di diritto del lavoro e il rapporto di dipendenza.
Area psicologica e sociale:
Elementi di psicologia e sociologia.
Aspetti psico-relazionali ed interventi assistenziali in rapporto alle specificità dell'utenza.

Area igienico sanitaria ed area tecnico-operativa:
Elementi di igiene.
Disposizioni generali in materia di protezione della salute e della sicurezza dei lavoratori. Igiene dell'ambiente e comfort alberghiero.
Interventi assistenziali rivolti alla persona in rapporto a particolari situazioni di vita e tipologia di utenza.
Metodologia del lavoro sociale e sanitario.
Assistenza sociale