Formare Nursing Assistants (≈ Operatore Socio Sanitari) per migliorare le cure a fine vita?

Dorothy Wholihan1 e Anderson R. hanno pubblicato un articolo sul Journal of Hospital Palliative Nursing (J Hosp Palliat Nurs. 2013;15:24-322) dal titolo:
Empowering Nursing Assistants (NAs) to Improve End-of-Life Care in cui si presenta una esperienza di formazione per questa categoria di operatori sanitari, che possono essere assimilati quasi integralmente ai nostri Operatori Socio Sanitari (OSS).
Articolo tradotto dal dottor Maurizio Mannocci della ASL 10 di Firenze

Gli autori giustificano lo studio, poiché è una categoria “negletta”, sottopagata, sovraccaricata di lavoro e con formazione limitata, d’altro canto le NAs svolgono la maggior parte dell’assistenza “intima” per l’igiene ed i bisogni primari dei pazienti, specie se i lungodegenti, e per questo alla fine ”conoscono“ il paziente meglio (o diversamente ndt) di altri operatori. Ricordano che l’Hospice and Palliative Nurse Association - HPNA3 (la più diffusa associazione professionale in USA d’infermieri in cure palliative, ndt) ha promulgato un position statement4 sul “Valore dei NAs nelle cure a fine vita”, in cui raccomanda che:

  • Infermieri ed Istituzioni di salute riconoscano che anche le cure prestate dagli OSS sono fondamentali per raggiungere gli obiettivi terapeutici nei pazienti con malattie ingravescenti che ne limitano la vita, ed i loro familiari;
  • Istituzioni e Servizi di salute assicurino un’adeguata formazione per assistere pazienti con malattie ingravescenti che ne limitano la vita, ed i loro familiari;
  • Infermieri come pure gli altri professionisti della salute rispettino e facilitino i contributi dei NAs all’interno del equipe multidisciplinaria.

La finalità di questo studio pilota è stata la realizzazione di una formazione mirata per NAs operanti in Cure Palliative su conoscenze e atteggiamenti rispetto alle cure a fine vita.

Metodologia

Lo studio “quasi-experimental “ ha coinvolto tutte le 25 NAs operanti nei reparti con degenti in fase acuta o cronici, di uno stesso ospedale docente in New York. E’ stato realizzato un “full-day training” basato sul HPNA Nursing Assistant Core Curriculum, i cui contenuti sono stati: comunicazione, gestione dei sintomi e cure nelle ultime 48ore. Sono state usate varie tecniche didattiche interattive come: role play, competizione amichevoli, film, narrazioni, etc.

La valutazione è stata realizzata utilizzando 3 strumenti compilati prima del training e dopo un mese dai partecipanti: 1. un pretest/posttest per le conoscenze, 2. una ricerca specifica per l’atteggiamenti rispetto alle cure a fine vita, 3. un questionario, tipo Likert, per valutare la consapevolezza dei temi etici coinvolti.

Risultati

I punteggi totali sono significativamente aumentati alla verifica un mese dopo il training, su conoscenze, atteggiamenti ed etica, ma dettagliando il punteggio l’etica è rimasta in tutti i partecipanti più bassa rispetto agli altri due contenuti valutati. Il più basso item è stato quello concernente la comunicazione e assistenza con nutrizione entero/parenterale. Infine sulle conoscenze, le domande più spesso erronee riguardavano la gestione della dispnea e le cure al pz disorientato, ma anche il concetto di quale fosse il fine ultimo della terapia. Al termine del training tutti i partecipanti si sono espressi in termini più che positivi rispetto al training ringraziando i formatori.

Commenti

Gli autori più che valorizzare i risultati positivi ottenuti da questo piccola esperienza in una sola istituzione di salute, considerano questo studio pilota più significativo per aver evidenziato gli ostacoli che i NAs incontrano sul lavoro con i professionisti della salute per essere legittimati come membri a pieno titolo del team curante. E’ ironico, aggiungono, che proprio gli Infermieri, tuttora spesso considerati membri di “seconda classe” dagli altri membri del team di salute, riproducano a loro volta con i NAs gli stessi comportamenti ricevuti dai medici nei loro confronti. Nello studio i NAs hanno spesso sottolineato di avere i maggiori problemi proprio con lo staff infermieristico che sottovaluta le loro osservazioni sul paziente e non li rispetta, dato confermato anche da altre ricerche similari.

Infine gli autori ricordano che il numero dei NAs sia già molto elevato ed in continuo aumento (in USA ndt), anche per questo è doveroso per gli infermieri facilitare l’integrazione degli stessi nel team curante per poter ottenere i migliori risultati possibili per i pazienti.

TRADOTTO IN PRATICA

La formazione dei nostri OSS è uno strumento sottovalutato o meglio scotomizato per rinforzare le equipe delle Cure Palliative. Eppure in Italia abbiamo OSS non solo in situazioni di residenzialità, in ospedali ed in hospice, ma anche a domicilio; inoltre, come effetto della expenditure review, si sta evidenziando la tendenza a diminuire il numero di infermieri ed aumentare gli OSS.

Nel nostro paese manca la coscienza di riconoscere le potenzialità terapeutiche delle OSS, come ulteriore contributo terapeutico nelle cure a fine vita. Vi è la necessità di richiedere una migliore formazione di base per gli OSS, realizzando poi training brevi ad hoc in cure palliative. Inoltre gli OSS professionalizzati hanno meno rischi di burn out riducendone così l’alto turn-over, riportato in letteratura per OSS impiegati in cure palliative.

1 Dorothy Wholihan, DNP, ANP-BC, GNP-BC, ACHPN, Clinical Assistant Professor , Coordinator, Palliative Care Master's Specialty Program - 726 Broadway, 10th Floor - New York, NY 10003 - Phone: 212-992-9429 -
Email: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

2 http://journals.lww.com/jhpn/Abstract/2013/02000/Empowering_Nursing_Assistants_to_Improve.6.aspx
3 http://www.hpna.org/Default2.aspx
4 http://www.hpna.org/pdf/PositionStatement_ValueOfNAs.pdf

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www.operatoresociosanitario.net il sito dedicato all'operatore socio sanitario (oss)
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