28 Aprile: giornata mondiale per la sicurezza e la salute sul lavoro, cosa ne pensano i sanitari, OSS e infermieri

Intervistato un gruppo di sanitari, OSS e Infermieri di un reparto ospedaliero
”Ecco perché oggi questo giorno non ci sentiamo di celebrarlo. Queste giornate ci hanno rotto le p****”

Oggi, 28 aprile, come ogni anno viene celebrata la Giornata mondiale della sicurezza e della salute sul lavoro. Quest'anno, vista la pandemia da Coronavirus che impazza in tutto il mondo, il tema mirato della giornata è “Stop alla pandemia: la sicurezza e la salute sul lavoro possono salvare vite umane

In tempi di Coronavirus, dove però la categoria dei sanitari composta da OSS, medici e infermieri è quella più esposta al contagio perché a contatto diretto con pazienti infetti, ci siamo chiesti cosa ne pensassero della celebrazione di questa giornata alcuni colleghi OSS e infermieri, ai quali abbiamo voluto chiedere un'opinione in merito.

D: Oggi è la giornata mondiale della sicurezza e della salute sul lavoro. Per quest'anno, vista la pandemia, il tema della giornata verte sul Covid-19, insistendo sul fatto che la salute e la sicurezza sul lavoro possano salvare vite umane. Cosa ne pensa a riguardo?
R: Intanto personalmente queste giornate che si celebrano una volta l'anno e che servono quasi esclusivamente a far scaricare la coscienza a chi non rispetta i lavoratori, le abolirei e vale lo stesso per la festa del primo maggio e per quella della donna l'otto marzo.

Poi penso anche che bisognerebbe cambiare il tempo verbale. La salute e la sicurezza sul lavoro potrebbero salvare vite umane se solo venissero attuate, cosa che almeno per noi OSS non corrisponde, o almeno, non corrisponde sempre, a verità.


D: Vi sentite più a rischio di altre categorie di lavoratori, quindi?
R: Sì, sia in generale, che nel caso specifico di questa pandemia. Vadano a raccontare del giorno della salute sul lavoro a tutti quegli OSS che ancora oggi, dopo due mesi, nelle RSA sono senza DPI adeguati. Lo raccontino a tutti gli infermieri come il mio collega qui presente che si è inventato in reparto il modo per costruire le mascherine per sé e per tutti i colleghi.

Vede i cartelli dell'OMS appesi sui lavandini? Sono le raccomandazioni sul lavaggio delle mani. Lo sa che in questi giorni fin troppe volte abbiamo dovuto portare il sapone liquido da casa? Per non parlare poi della soluzione idroalcolica, la famosa "Amuchina Gel" che proprio non si è più vista in reparto! E poi ce la vengono a raccontare con queste giornate della sicurezza, proprio loro che probabilmente sono meno esposti ai pericoli che affrontiamo noi in prima linea.

Chiediamo quindi all'infermiere intervistato, in servizio presso lo stesso reparto del collega OSS:
D: Avete costruito le mascherine artigianalmente?
R: Sì. C'è stato un momento in cui nemmeno le mascherine chirurgiche erano sufficienti, le FFP2 e le FFP3 non le abbiamo mai nemmeno viste lontanamente, e dopo aver pensato a come fare abbiamo tagliato lenzuola e divise dismesse, cucito degli elastici, e realizzato in questo modo le nostre protezioni. Per questo oggi non ci sentiamo di poter celebrare la giornata della sicurezza e della salute sul lavoro.

“Non ci possono lanciare in prima linea e in trincea senza adeguati DPI” continua l'operatore socio sanitario “E' una vergogna. Troppi di noi continuano ad ammalarsi, molti a morire. Solo nell'ultima settimana si sono spenti due colleghi dei nostri a causa del Covid-19 e nelle RSA, per gli OSS che effettuano il servizio domiciliare, è ancora peggio. Siamo fin troppo esposti, altro che sicurezza e salute! Queste giornate istituite una volta l'anno ci hanno rotto le palle!” sbotta l'OSS in servizio presso un reparto che di Covid-19 ne ha visto fin troppo.

Ci hanno anche obbligati all'omerta: Con una serie di disposizioni interne ci hanno intimato di non rilasciare dichiarazioni di sorta sulle varie criticità che in questo periodo si sono acuite e non hanno risparmiato le minacce di azioni disciplinari contro chi tra noi si rendesse colpevole di ledere all'immagine aziendale.

Comprendiamo e decidiamo di pubblicare l'amarezza dei colleghi, pur riconoscendo il momento di sfogo dovuto alle tante settimane di stress a cui sono stati costantemente sottoposti, senza censurarne in parte il contenuto delle parole, nella consapevolezza che tanto ancora c'è da fare per la sicurezza e la salute sul lavoro, prima di poterne celebrare una giornata mondiale.

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