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Blog oss



22 AGO - Gentile Direttore,
ho appreso dal vostro portale della nuova classificazione Istat delle professioni, che si offre come la più moderna chiave di lettura del mondo lavorativo nel nostro paese: tale nomenclatura vanta di aver aggregato le diverse professioni per livello di complessità e competenza, adattando così il nostro sistema - ora definito CP2011 - all'omologo internazionale promosso dall'International Labour Organization Isco2008.

Con la nuova revisione, l'infermiere e le altre professioni sanitarie abbandonano l'obsoleta etichetta di "paramediche", finendo nella categoria delle professioni tecniche (sigh!), un raggruppamento che accomuna tanto i diplomati che i laureati di primo livello (in qualsiasi disciplina), entrambi definiti "coadiutori" delle professioni specialiste.

oss.badanti

E i tanti colleghi masterizzati, laureati di II livello o dottori di ricerca? Per loro niente, l'Istat li dimentica, privandoli di uno spazio tra "le professioni che richiedono un elevato livello di conoscenza teorica per analizzare e rappresentare, in ambiti disciplinari specifici, situazioni e problemi complessi, definire le possibili soluzioni e assumere le relative decisioni". Eppure è difficile dimenticare un esercito che in totale fa 600.000 professionisti; soprattutto dopo il coinvolgimento, un anno fa esatto, del direttore responsabile per gli archivi statistici, dott. Manlio Calzaroni, da parte della Federazione degli Infermieri!

Anche in questo caso, ben poco varrebbero le giustificazioni presentate nel precedente episodio (nello specifico, la Nace già prevedeva la presenza infermieristica). Ad una semplice lettura del sistema internazionale Isco2008, su cui si è basato l'adattamento dell'Istat, è possibile apprezzare alcune caratteristiche di rilievo, la cui omissione ha fortemente penalizzato i lavoratori della sanità: - il riferimento al sistema di educazione Isced-97 promosso da Unesco (e condiviso dall'Italia), con la categorizzazione al livello 5 - corrispondente alle nostre lauree di I e II livello - tra i requisiti per l'accesso alle professioni intellettuali; - l'appartenenza di tutti gli infermieri professionisti nella categoria "nursing professionals", collocata all'interno del macro-gruppo delle professioni sanitarie, al pari di medici, ostetriche, fisioterapisti, dentisti, veterinari, etc; - l'esistenza dello specifico macro-gruppo denominato "health associate professionals", che raggruppa tutte le professioni tecniche paragonabili ai nostri OSS (aide-soignant, auxiliar de infermeria o practice nurse).

Un rilevante gap, offerto proprio dall'errata collocazione degli infermieri italiani nel sottoinsieme dei "tecnici della salute", è dato dal raccordo tra il sistema CP2011 col sistema Isco-08, che li collocherebbe tra i "nursing associate professionals", ovvero l'equivalente dei nostri OSS. Tale grossolano errore è stato persino riportato nella pagina web Istat dedicata alla nostra professione. Gli OSS vengono di conseguenza collocati al pari di badanti, ausiliari e baby-sitter.

Personalmente, ritengo la scelta di inserire le lauree triennali "tout court" tra i profili tecnici un’opzione assolutamente infelice ed in contrasto con i modelli presi a riferimento. Ancora una volta viene vanificato il valore del titolo triennale, relegandolo a mero passaggio tra il diploma di scuola superiore e la laurea magistrale. Anzi, dello stesso valore del diploma! In un paese già descritto dai giornali come "fanalino di coda d'Europa" per numero di laureati, diventa sempre più difficile stupirsi del calo di iscrizioni all'università. E il nuovo sistema promosso dall'Istat non può che contribuire negativamente.

Dott. Francesco Barbero
Infermiere specialista in area critica







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Un giovane infermiere

Infermiere e OSS
Il punto di vista di un giovane infermiere

A scrivere è Ferdinando Iacuaniello giovane infermiere trentenne, uno di quelli che, per la precisione, sono i nuovi Dottori in Infermieristica, sul web invece, per gli amici è Damned.

Ci scrive:

Alle soglie dei 30 anni e da ormai 5 anni infermiere.

Premetto che in questi anni non ho avuto grandissime esperienze lavorative con OSS. Dopo qualche mese dalla laurea, emigrato al nord ho lavorato a Milano, Pavia e da tre anni a Rimini.

Ho pensato di scrivere quest'articolo per iniziare un dialogo di confronto con la categoria oss che a mio parere dovrebbe essere sempre fianco a fianco di noi infermieri in tutti i reparti ospedalieri.

Cambiando diversi ospedali di diverse città, ho notato che la prima domanda che mi veniva fatta all'arrivo nel nuovo ospedale è sempre stata: Ma li da voi com'era ? Gli OSS c'erano. Cosa facevano ?


Dopo la breve parentesi milanese dove nel 2006 erano già presenti gli oss, sono approdato a Voghera, nel cuore della provincia di Pavia dove ho constatato che la parola OSS era solo un acronimo poco conosciuto, quantomeno nel reparto di Medicina dove io lavoravo.

Un OTA era la figura che mi affiancava nelle notti insieme a 24 pazienti con un età media di oltre 80 anni. Sono stato fortunato in quel periodo. Questa OTA era una vera macchina da guerra. Era cosi che la definivo, non si fermava mai ed era sempre pronta e disponibile. Spesso capitava che facesse 1/2 giro dei pazienti da sola perchè lei proprio non riusciva ad aspettare che finissi la terapia o l'ennesimo ricovero.

Oggi l'OSS continua a non essere presente come secondo me dovrebbe nel mio reparto, ma nell'azienda dove lavoro gli OSS sono presenti e sono un'ottima forza lavoro.

Perchè, ti starai chiedendo, scrivere queste righe visto che l'esperienza è minima!? Ottima domanda, ma la risposta non è quella che stai pensando.

A mio parere, molto spesso, l'infermiere e l'OSS entrano troppo facilmente in situazioni di conflitto, sembra quasi una guerra di delimitazione del territorio. Anche se non ho ancora lavorato molto con gli oss, posso dire che questo è sempre da evitare. Un oss in reparto a me farebbe piacere e credo che porterebbe dei vantaggi non indifferenti.

Ovviamente conosco la figura dell'oss, il suo profilo professionale e il suo percorso di studi, le sue competenze e le attività che dovrebbe svolgere. Uso il condizionale perchè sempre piu spesso sento che entrambe, infermiere e oss, si nascondono dietro ad un dito cercando di giocare al ribasso a chi deve fare questo o quello.

Mi piacerebbe che questo potesse diventare un punto di riflessione e di confronto per le nostre categorie, un confronto che non sia una guerra altrimenti depongo subito le armi. In verità il confronto è principalmente mio con una categoria la quale conosco molto in teoria e poco nella pratica lavorativa.

Finisco, forse è meglio, sperando che questa mia non sia perduta nel fantastico mondo del web!

Ferdinando Iacuaniello

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