Notizie

Che sete quella mattina e che sudata. Come sembrava reale entrare di corsa al lavoro e nonostante la fretta rendermi conto che qualcosa era cambiato. C'era qualcosa di diverso in quell'ambiente, a prima vista sempre uguale.

Si parte con 200 oss dei quali 77 a Crotone. Dopo anni di attese partono le assunzioni degli operatori socio sanitari (oss) anche nelle aziende sanitarie regionali in Calabria.
Saranno circa 200 gli operatori socio sanitari (oss) che verranno assunti dalle aziende sanitarie calabresi attraverso l'utilizzo della graduatoria del concorso pubblico da operatore socio sanitario espletato dalla ASP di Crotone.

Bando di mobilità oss indetto dalla ASL 3 Liguria per 12 posti da operatore socio sanitario (oss)
Dodici i posti nel bando di mobilità oss indetto dalla ASL 3 Liguria. L'azienda sanitaria locale genovese comprende i presidi ospedalieri di Villa Scassi Sampierdarena, Arenzano, Sestri Ponente e Pontedecimo.

Mobilità oss a Latina: Ottima opportunità per i tanti colleghi oss desiderano avvicinarsi a sud.
Sono 15 i posti da oss disponibili nel bando di mobilità indetto dalla ASL di Latina che ricordiamo, comprende oltre all'ospedale di Latina anche quelli di Fondi, Terracina e Formia. 

L'otto marzo 2017 sarà Sciopero Generale indetto dal Sindacato Generale di Base SGB e da varie altre sigle del sindacalismo di base.

A Bologna in occasione dell'assemblea Non Una Di Meno, composta da oltre 2000 donne è stato fatto il punto per la mobilitazione per lo Sciopero globale produttivo e riproduttivo delle donne in occasione dell’8 marzo, si tratta di una iniziativa che ha precedenti illustri e questa volta è stato lanciato dalle donne argentine (Niunamenos) che hanno ricevuto l’adesione di più di venti Paesi. Sabato hanno aderito anche le statunitensi che, dopo il successo della Women’s March contro il neopresidente Usa Donald Trump, continuano la loro lotta.

Concorso oss di Bergamo. Non farti sfuggire questa opportunità. Non inganni il numero dei posti.
Il concorso oss di Bergamo in scadenza il prossimo 13 marzo, indetto dalla Azienda Socio Sanitaria Territoriale Bergamo Est ovvero la ex Azienda Ospedaliera Bolognini di Seriate, è in realta un concorso congiunto tra diverse aziende del servizio sanitario lombardo e precisamente della provincia di Bergamo.

Il nuovo ospedale di Bergamo

Leggendo attentamente le prime righe del bando infatti possiamo notare: "La presente procedura concorsuale è indetta nell’ambito del Progetto Regionale per la «Gestione associata delle procedure

OSS è giunto il tempo di un nuovo profilo professionale per l'operatore socio sanitario
Un nuovo Profilo Professionale per l'operatore socio sanitario italiano che comprenda anche alcune mansioni previste per l'osss e dunque contestuale abrogazione della figura dell'operatore socio sanitario con formazione complementare in assistenza sanitaria.

oss operatore socio sanitario nuovo profilo professionale

A distanza di quasi 20 anni dall'accordo Stato-Regioni del 22 febbraio 2001 che deliberò il primo profilo professionale dell'operatore socio sanitario (oss) vogliamo ragionare sui punti di forza di questo "nuovo" operatore della sanità, su cosa ha funzionato e sui problemi che si sono verificati.

L'operatore socio sanitario (oss) impiegato come strumentista di sala operatoria.

Il dibattito a distanza è partito dalle pagine di nursetimes da dove due infermieri attraverso due articoli, ragionano sull'opportunità di inserire gli operatori socio sanitari come strumentisti nelle sale operatorie italiane.

Questa riflessione nasce a seguito dei recenti articoli apparsi sul sito nursetimes sulla possibilità di trasferire il ruolo di strumentista all’operatore socio sanitario, sostenuta con una certa convinzione dal collega Giorgio Beltrami (http://www.nursetimes.org/2017/02/loss-puo-sostituire-linfermiere-sala-operatoria-uno-dei-tre-ruoli/29844/) e contestata dalla collega Anna di Martino (http://www.nursetimes.org/2017/02/oss-come-strumentista-il-gioco-al-ribasso-stride-con-le-competenze-avanzate-no-deciso-di-anna-di-martino/30137/)

Quello che la dott.ssa Di Martino definisce “gioco al ribasso” è un concetto che, ormai da tempo, è divenuto un vero e proprio modus operandi all’interno dell’organizzazione sanitaria in Italia.

Il fenomeno dell'analfabetismo funzionale secondo le stime di greenreport.it riguarderebbe il 70% degli italiani e per quelle più ottimistiche di lifegate.it solo il 30%. Negli ultimi tempi il tema è discusso spesso, quasi quotidianamente, dai mass media italiani che lanciano allarmi che definire apocalittici è dire poco.

OSS Analfabeta Funzionale

 

Con il termine analfabetismo funzionale si intende l'incapacità di un individuo di usare in modo efficiente le abilità di lettura, scrittura e calcolo nelle situazioni della vita quotidiana. In generale, l'analfabetismo è l'incapacità di leggere o scrivere frasi semplici in una qualsiasi lingua. Si parla talvolta, meno comunemente, di illetteratismo, termine usato perlopiù in ambito scientifico che definisce individui incapaci di comprendere, valutare, usare e farsi coinvolgere con testi scritti per intervenire attivamente nella società, per raggiungere i propri obiettivi e per sviluppare le proprie conoscenze e potenzialità. (wikipedia.org)

 

Effettivamente il problema esiste e nella nostra categoria è palese. Lo vediamo purtroppo tutti i giorni nelle reazioni ai nostri articoli sul sito e sui commenti ai post sulla pagina facebook dedicata agli oss. Tanti, molti, inaccettabilmente troppi oss non leggono o non comprendono quanto viene scritto. Succede con le news ma anche con le semplici comunicazioni o indicazioni sugli avvisi e concorsi pubblici.

Ci ritroviamo a pubblicare la notizia di un Avviso pubblico per incarichi da oss a Roma e i commenti sono: ma dove? in quale città? Si tratta di una cooperativa? E non si tratta di casi isolati purtroppo.

Ma il problema non riguarda, evidentemente, solo la categoria degli operatori socio sanitari (oss): è degli ultimi giorni la notizia di una lettera scritta da ben 600 docenti universitari, indirizzata al Presidente del Consiglio dei Ministri, Paolo Gentiloni, al Ministro dell’Istruzione, Valeria Fedeli, ed al Parlamento, per denunciare che «È chiaro ormai da molti anni che alla fine del percorso scolastico troppi ragazzi scrivono male in italiano, leggono poco e faticano a esprimersi oralmente. Da tempo i docenti universitari denunciano le carenze linguistiche dei loro studenti (grammatica, sintassi, lessico), con errori appena tollerabili in terza elementare. Nel tentativo di porvi rimedio, alcuni atenei hanno persino attivato corsi di recupero di lingua italiana».
E questa “carenza” diviene lampante sui vari social network, dove orde di “analfabeti funzionali” prendono d’assalto qualsiasi post, con commenti non solo grammaticalmente scorretti ma totalmente inappropriati, senza prima aver letto il contenuto stesso del post, fermandosi al solo titolo (il più delle volte “acchiappa polli”), in maniera funzionale, appunto, alla politica del clickbaiting, ma non solo.
In Italia, negli ultimi 30 anni, è stata messa in atto una vera e propria opera di smantellamento della scuola di ogni ordine e grado. Il finanziamento pubblico all’Istruzione continua a mantenere un trend di calo costante.

OSS analfabeta funzionale


Senza andare troppo lontano nel tempo, come si evince dall’elaborazione della Commissione europea, contenuta nella “Relazione di monitoraggio del settore dell’istruzione e della formazione 2016” (https://ec.europa.eu/education/sites/education/files/monitor2016-it_it.pdf), gli investimenti italiani per l’istruzione sono colati a picco dal 2007 al 2014, ed il trend degli ultimi due anni si mantiene sullo 0,3% del PIL, il più basso di tutta l’Europa.
Questo totale stato di abbandono della scuola italiana si riflette, inevitabilmente, sul grado e sulla qualità dell’istruzione degli italiani. E non c’è da stupirsi se molti arrivano all’università senza saper produrre una frase di senso compiuto e senza comprendere gran parte delle cose che gli vengono spiegate.
E questa responsabilità non può e non deve essere accollata solo alle scuole primarie e secondarie inferiori/superiori: è una responsabilità che parte dall’alto, “il pesce inizia sempre a puzzare dalla testa”. E se ai piani alti ancora nessuno si è allarmato per questa situazione è solo ed esclusivamente perché un popolo analfabeta è un popolo nettamente più “gestibile”.

Comunicato da parte della ASUR Marche Area Vasta n.1 di Fano in merito alla selezione per la stabilizzazione del personale precario.
Riceviamo con invito alla diffusione, il comunicato ufficiale diramato dall'azienda sanitaria unica regionale (ASUR) Marche Area Vasta n.1 di Fano in merito alla selezione per varie figure professionali, tra le quali 70 operatori socio sanitari.
ASUR Marche Area Vasta n.1

Il comunicato dell'Azienda Sanitaria Unica Regionale ASUR Marche Area Vasta n.1 di Fano

 

COMUNICATO


AVVISI PUBBLICI DI SELEZIONE, PER TITOLI E COLLOQUIO,
PER LA STABILIZZAZIONE DEL PERSONALE PRECARIO


CHIARIMENTI SU REQUISITO SPECIFICO DI AMMISSIONE
ANZIANITA’ DI SERVIZIO


I CANDIDATI PER POTER PARTECIPARE AI SEGUENTI AVVISI DEVONO


aver maturato alla data del 30/10/2013 negli ultimi 5 anni, almeno tre anni di
servizio, anche non continuativo, con contratto di lavoro subordinato a tempo
determinato presso gli enti del servizio sanitario della regione Marche: ASUR,
AZIENDA OSPEDALIERA OSPEDALI RIUNITI DI ANCONA, AZIENDA
OSPEDALIERA MARCHE NORD PESARO, INRCA ANCONA;
n. 1 posto di Collaboratore Professionale Sanitario – Ortottista cat. D c/o l’ASUR – Area Vasta 1;
n. 4 posti di Ausiliario specializzato cat. A c/o l’ASUR – Area Vasta 1;
n. 1 posto di Operatore Tecnico di Farmacia c/o l’ASUR – Area Vasta 1;
n. 1 posto di Collaboratore Professionale Sanitario – Assistente Sanitario cat. D c/o l’ASUR Area Vasta
1;
n. 7 posti di Collaboratore Tecnico Professionale – Assistente Sociale cat. D di cui n. 5 posti c/o L’Asur
Area Vasta 1, n. 1 posto c/o L’Asur Area Vasta 2 e n. 1 posto c/o l’Azienda Ospedaliera Ospedali Riuniti
Marche Nord;
n. 4 posti di Collaboratore Professionale Sanitario Ostetrica cat. D c/o l’ASUR Area Vasta 1
n. 4 posti di Operatore Tecnico Autista di Ambulanza cat. BS c/o l’ASUR Area Vasta 1
n. 70 posti di Operatore Socio Sanitario cat. BS di cui n. 40 posti c/o l’ASUR Area Vasta 1, n. 25 posti
c/o l’ASUR Area Vasta 2, n. 2 posti c/o l’Azienda Ospedaliera Ospedali Riuniti Marche Nord e n. 3 posti c/o
l’INRCA.

Assumeremo 500 operatori socio sanitari (oss). La presidente della regione autonoma Friuli Venezia Giulia, Serracchiani insieme all'assessore regionale Maria Sandra Telesca, ha incontrato lo scorso lunedi 6 febbraio, ad Udine i sindacati per confrontarsi sulla riforma della sanità regionale friulana e sul progetto denominato "odontoiatria sociale" e nel corso del tavolo tecnico annuncia l'assunzione di cinquecentro (500) operatori socio sanitari (oss). Particolare attenzione è stata posta sulla riclassificazione delle case di riposo e cure odontoiatriche.

OSS lavoro 500 in Friuli Venezia Giulia

La sede della regione autonoma del Friuli Venezia Giulia

Sanità, Serracchiani: «Previste assunzioni per 500 oss e progetto "odontoiatria sociale"»
La presidente ha ricordato che l'attuazione della riforma coinvolge un intero sistema nella sua complessità e che pur in presenza di alcune criticità molte cose sono state avviate: l'apertura dei Centri di assistenza primaria (Cap), il Piano per l'emergenza «che per la Carnia ha significato tre ambulanze in più in dotazione», l'accordo con i medici di famiglia, l'assunzione a tempo indeterminato di 700 infermieri e fra pochi mesi un nuovo bando di concorso per ulteriori nuovi assunti.

Durante il confronto, non sono mancate parole di elogio verso la figura professionale dell'operatore socio sanitario (oss) che ormai è entrato di diritto tra i componenti di tutte le equipes sanitarie sia in ambito ospedaliero che nelle molte case di riposo presenti in regione. Per tali motivi la presidente ha annunciato l'assunzione di 500 nuovi operatori socio sanitari (oss) nel prossimo triennio.

Anche gli OSS tra "I lavori che fanno ingrassare"
C'è anche l'operatore socio sanitario (oss) tra le professioni elencate nel nuovo libro di Eleonora Buratti, edito da Feltrinelli: La dieta dei mestieri

Oggi pomeriggio, martedì 31 gennaio alle ore 17, presso la Libreria Feltrinelli in Via Garibaldi 28/30 a Ferrara nell’ambito dell’iniziativa Slow Reading verrà presentato il libro La Dieta dei Mestieri di Eleonora Buratti con la consulenza di Carlo Giolo. L’evento rientra nell’ambito delle iniziative dell’associazione Olimpia Morata. Introduce Nadia Miani. Letture di Roberto Gamberoni. Saranno presenti l’autrice Eleonora Buratti e il consulente Carlo Giolo.

Gli oss tra i lavori che fanno ingrassare

La sicurezza e la salute dei lavoratori, e il benessere passano anche attraverso l’alimentazione. Il libro, frutto di diversi anni di ricerca, traccia un percorso nuovo e inedito che ridisegna l’alimentazione partendo dal ruolo centrale che ricopre nel favorire o abbattere i rischi legati alla professione o al mestiere. Dal rischio stress, che in parte può essere controllato con una scelta mirata degli alimenti, a tutti gli altri rischi, da quello chimico a quello biologico, presenti nei luoghi di lavoro, incluso il rischio sovrappeso e obesità che pare strettamente legato all’attività svolta.

Tra le sedici tipologie di lavoro per le quali vengono approfonditi i rischi e le conseguenti corrette abitudini alimentari anche l’impiegato e il dirigente; il cuoco e il dentista; l’operaio e il poliziotto. Ma anche il commesso, il parrucchiere, l’operatore socio-sanitario, il bagnino e il lavoratore dell’edilizia fino all’imprenditore.

OSS e Infermiera amputarono la seconda falange del dito indice della mano destra ad una neonata di soli tre giorni. Un'infermiera e un operatore socio sanitario stavano rimuovendo un ago, necessario per la somministrazione di una flebo, che era stato posizionato sulla mano destra e fissato per mezzo di una fasciatura.

OSS e Infermiera amputarono un dito ad una neonata in ospedale ad Alessandria

L'ospedale Santi Antonio e Biagio di Alessandria, teatro del terribile avvenimento.

Le dinamiche sono ancora tutte da accertare sta di fatto che alla piccola è stata amputata una falange a causa di un traumatico e accidentale colpo di forbici inferto nell'intenzione di tagliare la fasciatura che serviva a fissare l'ago della flebo.   

La bambina non potrà scegliere liberamente che cosa fare nella vita perché alcune attività le saranno impossibili. Perdita di chances e si possibilità di affermazione nella vita. Così si esprimono gli avvocati Giuseppe Lanzavecchia, Fabiana Rovegno e Vittorio Lanzavecchia incaricati dai genitori Natalia Andrea Garcia e Fabrizio Moreira.

Nell'operato dell'operatore socio sanitario (OSS) Anna Maria Felisati (difesa dall'avvocato Vittorio Gatti) e l'infermiera Loretta Scotti (difesa dall'avvocato Piero Monti) "Si ravvisa imperizia, imprudenza e negligenza nella condotta assistenziale delle persone indagate" così afferma la dottoressa Yao Chen, il medico legale di Pavia incaricata dal pubblico ministero Giovanni Gasparini di accertare le "cause delle lesioni" e di spiegare se siano individuabili "profili di colpa".

La neonata era ricoverata al Nido dell'ospedale di Alessandria dov'era nata da soli tre giorni. L'infermiera e la oss stavano rimuovendo l'ago della flebo posizionato sul dorso della mano destra e fissato per mezzo di una fasciatura.

Adesso le valutazioni passano al pubblico ministero Gasparini che una volta lette le conclusioni del proprio perito e quelle del consulente di parte Valter Declame, nominato dai difensori delle due indagate, dovrà decidere quali richieste avanzare in merito all'imputazione per lesioni colpose per le quali, sono indagate sia l'operatrice socio sanitaria che l'infermiera. 

Dal corso oss alla cooperativa sociale, il destino quasi segnato di una intera generazione di ex operai che si sono dovuti rimettere in gioco, spesso in età avanzata, reinventandosi operatore socio sanitario.

OSS in cooperativa sociale i figli di un dio minore. Laura è una OSS di 48 anni. Separata e con 2 figli da mantenere. Lavora da 3 anni in una cooperativa sociale nel torinese e non ne può più. Il suo racconto, simile a quello di migliaia di operatori socio sanitari italiani, ci apre uno spaccato sulla condizione lavorativa delle oss in Italia.

OSS in cooperativa sociale

La incontriamo al telefono e si racconta: lavoravo come operaia in produzione in una azienda casearia e avevo una certa stabilità economica perchè anche il mio ex marito lavorava e quindi con 2 stipendi non ci ponevamo assolutamente il problema di arrivare a fine mese. Erano i primi anni duemila e la crisi non era ancora così evidente. Insomma ci sembrava di vivere una vita serena e ci concedevamo il lusso di progettare una casa indipendente alle porte di Torino e una famiglia con 2 o 3 figli e magari un cane.

Poi la mia azienda entrò in crisi e anche a causa dei problemi economici che fino ad allora non conoscevamo, anche i rapporti tra me e il mio ex ne risentirono. In breve tempo arrivammo alla conclusione che la separazione era inevitabile. Costretta a trovare di che vivere e con la determinazione di non voler far mancare nulla ai miei figli, ero alla disperata ricerca di una nuova occupazione di qualsiasi genere e ad un certo punto, fui attratta dalla locandina che pubblicizzava questi corsi oss gratuiti per disoccupati e inoccupati

Così allettata ma confusa mi recai presso l'ente che svolgeva questi corsi oss per il conseguimento dell'attestato di quialifica di operatore socio sanitario con in testa mille dubbi e mille domande. Subito mi resi conto che come me erano presenti decine di ragazzi e ragazze più o meno giovani, alcuni provenienti anche da fuori regione perchè mi raccontavano che nelle loro città i corsi oss non erano affatto gratuiti e spesso si pagavano migliaia di euro e per giunta con il rischio di portare a casa un attestato da oss non valido.

Tempestai la segretaria della scuola con le mie mille domande e venivo via via convinta che il corso oss sarebbe stata proprio la soluzione dei miei problemi. Mi dicevano che un oss trova subito lavoro. Che per un operatore socio sanitario la disoccupazione non esiste e che potevo quindi tirare un sospiro di sollievo e non dovermi più angosciare per il mio futuro.

Così di li a poco iniziai il corso oss che per fortuna, come detto, in piemonte era gratuito. Il corso oss passo molto velocemente. A ritmo molto serrato si svolse la parte teorica e il tirocinio e in pochi mesi ottenni la qualifica di operatore socio sanitario.

Devo ammettere di non aver faticato a trovare lavoro e anzi fui contattata direttamente da una cooperativa sociale che avuto l'elenco degli oss appena formati dalla mia scuola, chiamo alcuni di noi per proporci un'assunzione da oss socio lavoratore. Superata la felicità iniziale presi atto che il mondo prospettatomi dalla segretaria della scuola oss era stato quanto meno edulcorato e che le cose non stanno proprio così.

La cooperativa sociale dove andai a lavorare e dove lavoro ancora oggi, mi propose un contratto a tempo indeterminato da oss socio lavoratore e questo prevedeva il versamento di una quota sociale di 2.000 euro pagabile a rate ovvero con trattenute mensili dalla busta paga. La qualifica con la quale sono stata assunta era al livello C1 del contratto collettivo delle cooperative sociali e non quello che spetterebbe agli oss ovvero il C2. Le due divise e gli zoccoli li ho dovuti comprare personalmente e i guanti monouso sono praticamente contati uno ad uno.

Così con i miei colleghi e le mie colleghe oss abbiamo dovuto giorno dopo giorno capire che l'impianto di nozioni del corso oss era soltanto un vecchio ricordo. L'empatia, la comunicazione efficace, l'etica e tutte quelle belle cose studiate al corso oss ora lasciano il posto ai tempi e alla sostenibilità dei costi del bilancio economico della cooperativa sociale.

Per farla breve noi oss di cooperativa sociale ci siamo definiti gli oss dello zoo di Torino. La definizione nasce dalla considerazione che siamo un pò come i ragazzi dello zoo di Berlino. Abbiamo assoluta necessità di questo lavoro come loro avevano assoluta necessità di farsi ma siamo consapevoli che ogni giorno, recandoci presso la nostra struttura, muoriamo dentro.

OSS e l'accesso al credito

OSS come chiedere un prestito o mutuo

OSS e accesso al credito. Qualche consiglio prima di chiedere un prestito o un mutuo.

Come e quando è possibile chiedere un prestito o un mutuo e quanto si può ottenere.

Una nuova auto o perchè no una casa di proprietà, perché a fronte degli attuali tassi di interesse sui mutui casa spesso costa meno dell'affitto. Rinegoziare i diversi prestiti già in corso, estinguerli e avere una nuova unica rata mensile. Pagare i lavori del dentista o l'università alla figlia che studia fuori sede.

Possono essere le più disparate motivazioni ad indurci a ipotizzare di rivolgerci ad una banca o ad una finanziaria per richiedere un nuovo prestito o un mutuo.

Sappiamo benissimo, purtroppo, che lo stipendio medio di un operatore socio sanitario italiano si aggira intorno ai 1200 euro mensili, cifra questa che certamente non ci permette di affrontare tutte le spese agevolmente. Se stai pensando di richiedere un finanziamento quindi, sicuramente troverai qualche consiglio interessante che ti chiarirà un pó le idee.

Quando é possibile chiedere un prestito e quanto possiamo ottenere?

In generale è possibile ottenere un prestito o un mutuo quando disponiamo di adeguate garanzie e nello specifico in primis un contratto di lavoro a tempo determinato o ancora meglio a tempo indeterminato. Difficilmente infatti riusciremo a trovare un prestito se siamo disoccupati.

Quale cifra può ottenere un operatore socio sanitario che si accinge a richiedere un prestito o un mutuo?

Dipende da diversi fattori che comprendono, come abbiamo già visto, le garanzie possedute ovvero il contratto di lavoro a tempo determinato o meglio indeterminato. La solidità del datore di lavoro, se privato o pubblica amministrazione. Una piccola cooperativa sociale puó non pagare regolarmente i propri dipendenti o potrebbe fallire mentre la pubblica amministrazione, fino ad oggi almeno, paga regolarmente ogni mese e non è esposta ai fallimenti delle aziende private.

Ma altre garanzie sono anche il possedere altri redditi oltre a quelli da lavoro dipendente o proprietà immobiliari, ancora l'età anagrafica del richiedente e non meno importante la presenza di eventuali garanti che possono aiutare il debitore garantendo per lui in caso di necessità.

Qual é la rata del prestito o del mutuo sopportabile per un operatore socio sanitario?

La rata mensile massima che un oss può sostenere varia da 300 a 500 euro mensili. Tale cifra deriva dalla prassi che prevede di non esporsi in posizioni debitorie per oltre un terzo del proprio reddito che come abbiamo visto, per l'operatore socio sanitario ammonta, mediamente, a 1200 euro mensili.

Per alcune tipologie di prestiti personali si prevede la soglia massima del 20% dello stipendio. La cosiddetta cessione del quinto dello stipendio che prevede appunto una trattenuta pari ad un quinto dello stipendio direttamente in busta paga.

Conviene stipulare una assicurazione legata al finanziamento che protegga il debitore del prestito o mutuo?

Questi prodotti assicurativi, spesso opzionali, possono mettere al riparo il debitore nel caso divenga impossibilitato a rientrare del debito contratto. I casi in cui il debitore si trova impossibilitato a pagare le rate possono essere legate al suo stato di salute quindi malattia e infortunio o morte, il cosiddetto rischio vita ma anche alla perdita del lavoro per licenziamento o fallimento del datore di lavoro ovvero il rischio impiego.

Il consiglio, soprattutto per i finanziamenti a lungo termine, è quello di scegliere la linea prudente e quindi investire qualche euro per queste forme di assicurazione che ci permettono di coprire ogni rischio. Per i prestiti a breve termine, di modesta entità, solitamente legati al prestito al consumo, possiamo anche decidere di rischiare e non stipulare tali polizze ma per finanziamenti a medio o lungo termine, sono fortemente raccomandati perchè coprono tutte quelle spiacevoli eventualità che nessuno di noi si augura ma che possono accadere, come le malattie o gli infortuni compresa la perdita del posto di lavoro.

Prestate inoltre attenzione a tutte le condizioni sui diritti di rivalsa che possono essere esercitati dalle assicurazioni sia sul trattamento di fine rapporto nel caso di rischio impiego che sugli eredi nel caso di rischio vita.

Ovviamente è sempre raccomandabile uno o più colloqui e relativi preventivi con diversi consulenti finanziari per comparare le migliori offerte sui prestiti e sui mutui. State attenti non solo ai tassi di interesse che ultimamente soprattutto per i mutui casa sono particolarmente bassi, ma a tutte le spese correlate sia a quelle palesi che a quelle occulte che poi prima o poi saltano fuori.

 

OSS sbaglia paziente, la responsabilità è dell'infermiere

OSS e Infermiere, di chi sono le responsabilità? Sull'operato dell'oss è sempre responsabile l'infermiere che ha il diritto e il dovere di controllare personalmente le informazioni fornitegli dall'operatore socio sanitario
Nel caso realmente accaduto, che riportiamo in questo articolo, la oss sbaglia il paziente e innesca una serie di errori a cascata che evidenziano, tra l'altro, la leggerezza con la quale l'infermiera ha gestito le informazioni ricevute.

I fatti in breve: reparto ospedaliero, paziente agitato, la oss si attiva nel riferire quel che sta avvenendo all'infermiere che presumibilmente è impegnato e distante dal luogo dove il paziente sta in agitazione. Nel riferire quel che sta accadendo la oss sbaglia il nome del paziente e inizia la serie di errori.

Da una parte abbiamo l'operatore socio sanitario che evidentemente confondendo il paziente, riferisce dati errati all'infermiere, dall'altra un infermiere che non si accerta personalmente dei fatti riferiti e agisce sul riferito, ordinando alla oss la somministrazione di un farmaco.

Interessante in questo senso l'articolo che riportiamo di seguito, della redazione ilsole24ore.com che ci aiuta a riflettere di fronte ad un caso reale e concreto accaduto nel reparto di neuropsichiatria infantile del nosocomio comasco.

A cura degli Avv.ti Marina Olgiati e Francesco Torniamenti, Trifirò; Partners Avvocati

L'erronea somministrazione di un farmaco ad un paziente, disposta dall'infermiera senza previamente accertarne l'identità e lo stato di salute, configura un comportamento di gravità tale da giustificare il licenziamento in tronco.

Così ha stabilito il Tribunale di Como, che ha respinto il ricorso presentato da un'infermiera professionale, dipendente di una struttura di neuropsichiatria infantile. L'infermiera, avvisata da una collega Operatrice Socio Sanitaria (O.S.S.) del fatto che un paziente si trovava in stato di agitazione e necessitava di cure, aveva ordinato una terapia, senza procedere ai dovuti controlli. L'operatrice aveva individuato in modo errato il paziente, scambiandolo per un altro e l'infermiera, anziché accertarsi personalmente - come era suo preciso dovere – sia dell'identità sia delle condizioni cliniche del soggetto, aveva comandato alla O.S.S. di somministrare il farmaco prescritto nel foglio terapia del paziente segnalato come "sofferente", senza neppure accorgersi che quest'ultimo era assente dalla struttura (tale circostanza risultava indicata nel medesimo foglio terapia).

Accertato l'accaduto, la datrice recedeva dal rapporto per giusta causa.

La lavoratrice si è difesa, sostenendo che l'errata somministrazione del farmaco era addebitabile esclusivamente alla negligenza della O.S.S. e che, comunque, il licenziamento era sanzione sproporzionata perché il paziente non aveva subito alcun danno concreto alla propria incolumità. Infatti – a suo dire - ai sensi dell'art. 42 del CCNL delle Cooperative Sociali applicato dalla società, la grave negligenza del dipendente avrebbe giustificato il licenziamento in tronco solamente qualora dalla condotta del lavoratore fosse derivato un "pregiudizio all'incolumità delle persone".

Il Giudice, in accoglimento delle difese della datrice, ha disatteso l'assunto, evidenziando, innanzitutto, che la somministrazione dei farmaci è attività riservata all'infermiera, la quale ha un ruolo di garanzia nei confronti del paziente e deve adempiere a tale funzione non in modo "meccanicistico", ma con spirito critico per identificare eventuali errori prevenibili (arg. ex art. 1, comma 3, DM n. 739/1994). Nella fattispecie, l'errore commesso era inescusabile, perché colpevole, essendosi la dipendente affidata alle indicazioni della O.S.S. (peraltro, sua sottoposta), senza verificare l'identità, lo stato di salute e addirittura la presenza in struttura del paziente segnalato come bisognoso di intervento terapeutico.

Il Tribunale, aderendo ad un recente orientamento della Cassazione (Cass. n. 16336/15) ed interpretando l'art. 42 del CCNL menzionato, ha poi osservato che, al fine di giustificare il licenziamento, il "pregiudizio all'incolumità delle persone" può essere anche solo "potenziale" e non necessariamente "attuale", purchè concreto e non meramente ipotetico. Orbene, nel caso, il paziente a cui era stato somministrata la terapia errata era stato esposto proprio ad un danno "potenziale" in quanto la somministrazione di un farmaco, se disposta senza i dovuti accertamenti, non può essere considerato un fatto innocuo, poiché si tratta di un intervento sanitario che incide sull'integrità psico-fisica del paziente e per il quale è necessario che ne sussistano le condizioni.

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