OSS ricattato si suicida

Un operatore socio sanitario di Nuoro si è tolto la vita a causa del ricatto di una banda di truffatori
Era stato ricattato, dopo aver pubblicato annunci sul web a sfondo sessuale, da un sedicente ispettore della Polizia postale. Arrestati i componenti della banda di truffatori

L'operatore socio sanitario (OSS) un nuorese di 40 anni si era tolto la vita dopo essere stato ricattato da una banda di truffatori che gli avrebbero anche estorto 5000 euro.

Dalle indagini è emerso che l'uomo stava per essere assunto come operatore socio sanitario ed era stato ricattato da un sedicente ispettore di polizia postale, il quale paventandogli possibili ripercussioni lavorative, gli aveva chiesto il pagamento di inverosimili contravvenzioni per inesistenti violazioni connesse alla pubblicazione degli annunci a sfondo sessuale sui siti internet.

Oltre l'OSS altre 600 vittime

Ulteriori indagini hanno portato alla luce un piano di estorsioni online che ha coinvolto come vittime quasi 600 persone e che ha radici anche nel vercellese. Le vittime venivano dissanguate una volta che si rendevano disponibili al primo pagamento, con pressanti e reiterate richieste di denaro. In numerosi casi il tempestivo intervento dei carabinieri è stato risolutivo. Una giovane donna, alla quale era stato contestato il banale annuncio postato per la vendita di un cucciolo, mentre effettuava il bonifico allo sportello bancario è stata bloccata dai militari per informarla di essere stata oggetto di un raggiro.

Seguendo il flusso del denaro, l'indagine ha permesso di risalire a un 39enne, piemontese con origini sarde e precedenti specifici, che si presentava come ispettore Gigliotti Marco della Polizia Postale di Roma. Sarebbe lui a tessere le fila dell'assicazione a delinquere, radicata a Torino e Vercelli, ma che ha colpito in tutta Italia.

Ricatti a sfondo sessuale

Utilizzando gli annunci sulle chat e sui siti di incontri, la captazione dei profili social e l’acquisizione di informazioni personali degli inserzionisti la vittima veniva contattata dal sedicente Ispettore Gigliotti e persuasa dell’esistenza a suo carico di una denuncia che avrebbe pregiudicato la vita privata e professionale della vittima. Una volta conquistata la fiducia della vittima, poi, il sedicente poliziotto comunicava che il procedimento penale poteva essere evitato con il pagamento di una multa che, sovente tramite bonifici su PostePay ma, in caso di ingenti somme, fino a 20.000 euro, da versare in contanti. In questo caso veniva orchestrata una vera e propria messinscena con finte auto civetta della polizia e finti equipaggi che, simulando un’attività investigativa a carico della vittima, si facevano consegnare denaro.

I carabinieri del comando provinciale di Nuoro, in collaborazione con i comandi provinciali di Torino, Vercelli e Catania, hanno dato esecuzione a un'ordinanza di custodia cautelare in carcere e altre emessa dal gip di Nuoro nei confronti di 21 indagati (di cui 2 in carcere, 14 ai domiciliari, uno agli obblighi di dimora e quattro a piede libero), accusati di truffe ed estorsioni online.

L'Ispettore Marco Gigliotti della Polizia Postale di Roma è risultato essere in realtà un cittadino 39enne di origine sarda residente da anni in Piemonte a capo di una associazione a delinquere composta da altre 21 persone dedite ad estorsioni e truffe in tutto il Nord Italia e specializzata nel contattare gli inserzionisti dei più noti e utilizzati siti d'annunci commerciali e di incontri. Il suo vero nome è Simone Atzori, che agiva insieme a Francesco Reina, 31enne pregiudicato di Catania anche lui residente a Torino. Nella lista dei fermati compaiono anche Salvatore Bracconaro, 22 anni di Torino; Massimo Reina, 53 anni di Bianzè (Vercelli); Ajljus Aljev, 21enne di Torino; Annunziata Presicci, 24 anni di Volpiano (Torino); Patrizia Nicolella, 40enne di Bianzè (Vercelli); Eugenio Brunelli, 39enne di Villareggia (Torino); Maurizio Virruso, catanese di 43 anni; Bruno Pacino, 31 anni di Caselle Torinese; Gerardo Farabella, 22enne di Bianzè (Vercelli); Marco Mannai, 25 anni e Cristian Pacella, di 21, entrambi di Livorno Ferraris (Vercelli), e Mauro Puorro, torinese di 49 anni.

A carico di tutti gli indagati è stato disposto anche il sequestro conservativo di beni mobili o immobili per un corrispondente di 100mila euro. Il procedimento è nato nel 2017, dal suicidio sospetto di un giovane nuorese. I due anziani genitori si sono rivolti informalmente ai carabinieri della stazione del loro paese (al riguardo non è stata formalizzata alcuna denuncia) per fare luce sulle ragioni che hanno indotto il giovane a togliersi la vita.

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