Emergenza Coronavirus, il rischio degli OSS e degli Infermieri "eroi".

Personale sanitario: la mascherina non è quella di Batman.

In questi giorni la comunità social si è sbizzarrita nell'etichettare tutto il personale sanitario in prima linea alla lotta al Covid19 regalandogli il titolo di eroe, probabilmente convinta che fosse il giusto compenso al lavoro delle ultime settimane. Il rischio di essere eroi, per tutto il personale sanitario (che siano oss, infermieri o medici fa poca differenza) è che la società e lo stato prendano troppo le distanze dalle persone in quanto tali e appendano al muro i loro poster da venerare ma da lasciare lì, alla parete, come le immagini di Batman e Robin.

L'eroe non ha bisogno di beni terreni, l'eroe vive la sua vita attraversando pene e morte in favore del gruppo in cui vive, della sua società di appartenenza. L'eroe non ha esigenze, fa il suo lavoro in silenzio, senza alzare mai la testa perchè è un eroe, e si nutre di gloria. Ed è un rischio altissimo, che il personale sanitario non può correre. Il personale sanitario, Medici, Infermieri, OSS, è formato da uomini e donne con una vocazione (diversa ma uguale a quella di insegnanti, educatori, panettieri e di chiunque abbia la possibilità di scegliere il proprio mestiere) e un lavoro al servizio della comunità. Ma il suo rimane un lavoro, è il suo lavoro che è al servizio della società, non la sua vita. E il lavoro va riconosciuto, apprezzato e poi retribuito.

OSS e Infermieri sono uomini, non eroi. E allora ricordiamocene quando questo periodo sarà finito e li incontreremo di nuovo in corsia dopo un turno pesante. Ricordiamocene quando protesteranno per i salari troppo bassi, o il poco personale a disposizione nei reparti. Ricordiamocene, stacchiamo i poster degli eroi dalle pareti, e rimaniamo accanto agli esseri umani, chè la riconoscenza passa anche per il salario, non solo per la gloria.

In tempi di Covid19 della parola "eroe" ne abbiamo fatto, e continuiamo a farne uso e abuso, applicando questa etichetta gloriosa su ogni operatore socio sanitario, medico, infermiere che esista su suolo mondiale e che si veda coinvolto in prima persona, in prima linea, in trincea in questa guerra contro il nemico invisibile di questi interminabili e nefasti giorni. Molti di noi lo fanno, come fossero un'eco delle testate giornalistiche o dei notiziari in tv che per primi diffondono immagini di ospedali e reparti con operatori socio sanitari, infermieri e medici dai volti segnati e dalle vite in stand-by, dediti solo alla lotta contro al virus. Ma cosa significa, veramente, dare degli eroi a queste persone? E' veramente un atto di gratitudine della società? Probabilmente lo è, per una buona fetta che non si interroga sugli effetti che questa etichetta può avere sul personale sanitario del nostro paese, e allora è forse tempo che inizi a interrogarsi.

La parola “eroe” deriva dal greco “èros” che significa “signore, principe”. Con questo termine si solevano indicare delle semi-divinità create ad hoc da una società (quella greca, ma anche in seguito, latina, sanscrita, fino ad arrivare alla odierna occidentale) che sentisse il bisogno di concepirle per proiettare i propri desideri di virtù sociali, religiose, di forza e di morale in una figura semi-divina. L'esigenza partiva dall'impossibilità di trovare in un uomo reale, in carne ed ossa tutti quegli attributi che gli venivano richiesti, perchè in quanto Uomo, sarebbe stato fallace almeno in qualcosa, avrebbe potuto avere per qualche momento qualche esitazione, qualche normale egoismo che l'avrebbe reso troppo uomo e troppo poco dio, troppo poco eroe. L'eroe opera per la vita umana, quella degli altri, e mai la sua, attraversa pene e morte solo in favore del proprio gruppo di appartenenza da cui riceve ammirazioni e benedizioni. Dare degli eroi a uomini e donne che lavorano nel ramo della nostra sanità è troppo facile, è troppo comodo.

Abbiamo già detto che eroe è qualcuno al di sopra dell'essere umano, qualcuno di ammirevole, ma distante. Qualcuno a cui è relegato il ruolo di essere superiore agli altri e di fare maggiori sacrifici rispetto agli altri. Eppure, si definisce eroe lo stesso personale sanitario con cui fino a un mese e mezzo fa ci si scontrava nei reparti quando non ci si trovava d'accordo, da profani, sull'operato nei confronti del parente ricoverato. E' lo stesso personale tanto criticato perché “lavorare su turni è comodo, con due giorni di riposo a settimana”, perché “sono dei macellai senza coscienza e se sbagliano devono pagare”. E' lo stesso personale mortificato da uno Stato che ha bloccato gli stipendi per circa un decennio, e con un rinnovo concesso con condizioni peggiorative.

“Gli eroi sono tutti giovani e belli” cantava Guccini, eppure, l'età media dei tanti OSS e Infermieri, quelli che nelle ultime settimane chiamiamo eroi, grazie ai blocchi delle assunzioni (i turn over sono stati fatti in rapporti di 1:3. quando va bene), rimane sopra i 50 anni. Uomini e donne, padri e madri, lavoratori e lavoratrici. Non eroi.

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