Test sierologici covid-19: il ruolo degli OSS

L'esame diagnostico Covid con AFS1000 richiede poco tempo, al massimo 8 minuti
Semplice e veloce, rientra pienamente tra le manovre ad alta riproducibilità e bassa discrezionalità

Finalmente è arrivato un modo più veloce per diagnosticare il Coronavirus senza dover aspettare i risultati dei tamponi: si tratta del test sierologico del Covid AFS1000 ed è il test rapido che è stato approvato dall'Università Tor Vergata e dall'Istituto Spallanzani.

Test sierologici Covid: ecco le due tipologie.

Saranno due, i tipi di test sierologico dalla risposta più immediata del tampone finora effettuato nelle strutture sanitarie: i test convenzionali, per esempio quelli con il metodo “Clia” e il metodo “Elisa”; e i test rapidi molto più semplici e veloci da eseguire, solitamente a immunofluorescenza.

I tipi convenzionali come quelli dei metodi Clia ed Elisa, sono dei metodi più complicati ma anche più affidabili. Rilevano risultati di tipo sia qualitativo (presenza o meno degli anticorpi) che quantitativo (titolo anticorpale). Prevedono un prelievo venoso che deve essere necessariamente effettuato da un sanitario ovvero un infermiere o un medico, e un'attesa di diverse ore per i risultati. Devono essere effettuati con attrezzature complesse e da personale esperto. “ Sono test che riescono anche a misurare il potere protettivo degli anticorpi” recita la relazione dell' INMI dello Spallanzani di Roma.

Il metodo a immunofluorescenza, Covid AFS1000, è invece un test ad alta specificità (pari al 99%) , facile da utilizzare e quasi immediato nei risultati. Si tratta infatti di prelevare una goccia di sangue dal dito e di attendere poi fino a otto minuti. Grazie a un piccolo macchinario leggero e portatile, verrà fuori uno scontrino con l'esito del test: positivo o negativo.

Questo metodo è stato realizzato in Cina, dalla multinazionale Sichuan Xinhen Biological ed è arrivato a Roma. La sua distribuzione in Italia è affidata alla Medica Group ed è già stato sperimentato nelle zone rosse di Nerola e Contigliano oltre che al Nomentano Hospital. Il kit diagnostico rileva la presenza nel sangue di due particolari tipi di anticorpi (le Sars-Cov2 immunoglobuline G e M) sprigionati dal sistema immunitario in risposta a un'infezione da Coronavirus in corso.

Questo test sierologico ci dice quindi, non solo se abbiamo in corso il virus, ma anche se lo abbiamo già contratto in precedenza magari senza averne manifestato i sintomi. Vista la sua affidabilità, dopo averlo effettuato non è necessario procedere al tampone.

Test a immunofluorescenza: a eseguirlo potrebbero essere gli OSS

E' al via la distribuzione del test a immunofluorescenza, ma non sarà consentita la vendita direttamente al pubblico, piuttosto saranno interessate le strutture ospedaliere, i presidi medici, le reti associative, le RSA, e le aziende.

E' qui che entrano in gioco gli OSS. Essendo il test a immunofluorescenza un test a bassa discrezionalità e alta riproducibilità, ed essendo la sua esecuzione estremamente di routine, un po' come avviene con la misurazione della glicemia attraverso il prelievo di una goccia di sangue e il successivo inserimento della striscetta nel glucometro, potrebbero essere proprio gli operatori socio sanitari a effettuarlo sui pazienti ospedalieri, sui ricoverati in RSA e nei piccoli ambulatori. La lettura del test infatti è oggettiva, il trasferimento al sistema di raccolta dati automatico e il macchinario di piccole dimensioni accetta campioni ogni dieci secondi.

Oltre ai pazienti istituzionalizzati, data la velocità del test, si potrebbe estendere l'esecuzione dell'esame all'intera popolazione, in modo da mantenere una cosiddetta sorveglianza attiva che permetterà di evidenziare i soggetti infetti da Covid-19 anche se asintomatici e poter così procedere alla successiva fase di isolamento, di modo che il virus non si diffonda ulteriormente.

Immunofluorescenza: un ottimo risultato tra rapidità e precisione

Sicuramente i test sierologici saranno utili per valutare l’immunizzazione della popolazione, soprattutto in relazione alle IgG, che compaiono tardivamente nell'organismo e rappresentano la “memoria” immunitaria per una seconda infezione. Sebbene per il coronavirus non sia ancora dato sapere se la presenza delle IgG garantisca la protezione dal contrarre nuovamente il virus, né si conosce la durata del tempo della protezione, una volta dopo averlo contratto, i test sierologici forniscono una risposta immediata e importantissima per valutare e prevenire la diffusione del virus.

Leggi anche:

Autore
redazione
Autore: redazioneEmail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Alcune informazioni su di me:
www.operatoresociosanitario.net il sito dedicato all'operatore socio sanitario (oss)
Ultimi articoli di questo autore

Concorsi recenti

Ultime notizie