Coronavirus: OSS contrae la forma più rara del virus ma vince la sua battaglia.

Un mese di calvario, ma questa volta a lieto fine
Ha contratto il virus da un paziente positivo che non ce l'ha fatta

Si chiama Silvia Casilli ed è un'operatrice socio sanitaria presso il reparto di geriatria dell'ospedale San Salvatore di L'Aquila. Dice di ricordare perfettamente, quando lo scorso 9 marzo, un paziente appena arrivato in reparto per febbre molto alta ha iniziato a lamentare difficoltà a respirare fino ad avere una vera e propria crisi respiratoria, che gli è stata fatale.

Il risultato del tampone è stato positivo, il paziente era quindi morto per aver contratto il Covid-19.”Io e i miei colleghi siamo immediatamente stati messi in isolamento” ma è stato proprio durante quell'isolamento, che Silvia, OSS del reparto di geriatria dell'ospedale di L'Aquila, ha iniziato a percepire i primi sintomi del Coronavirus.

Ha il Covid-19 ma il primo tampone è risultato negativo

Aveva febbre alta e dolori alle ossa, Silvia, così è stata sottoposta al tampone, visto il contatto avuto col paziente di geriatria deceduto per Coronavirus. Il risultato del primo tampone, tuttavia, è stato negativo. Sebbene non sembrasse aver contratto il virus, l'operatrice socio sanitaria, stava sempre peggio

”Alla febbre e ai dolori si sono man mano aggiunti anche vomito e diarrea. Pian piano il mio organismo ha iniziato a rifiutare anche la poca acqua che provavo a bere. Senza contare la fatica che facevo ogni volta che provavo a muovermi: anche fare pochi passi mi provocava fitte lancinanti e affanno e, a volte, ero addirittura costretta a fermarmi per riprendere fiato, proprio a causa del senso di oppressione che avvertivo all’altezza del petto.” racconta Silvia, aggiungendo che al secondo tampone, effettuato il 21 marzo, è risultata poi positiva al Coronavirus.

L'OSS del San Salvatore di L'Aquila è stata quindi ricoverata nel reparto di Malattie Infettive dello stesso ospedale in cui lavora, e da lì è iniziata la significativa lotta al virus, che ha mostrato resistenza e nessuna voglia di voler perdere contro Silvia.

Ha contratto la forma più rara del virus

“Devo dire che nella sfortuna, sono stata fortunata, perché ho contratto la forma più rara del virus, quella gastroenterica che è diversa rispetto a quella che invece intacca le vie respiratorie.” racconta Silvia, che dopo quattro giorni è stata dimessa dall'ospedale e ha continuato l'isolamento tra le mura di casa sua.

Il 30 marzo, Silvia ripete il tampone: la sua lotta contro il Covid-19 non era ancora vinta, era ancora positiva, così è rimasta ancora in isolamento, mentre permanevano i sintomi dell'affanno e del dolore alle ossa. Il suo dispiacere principale però era la condizione di isolamento, il dovere rimanere forzatamente lontana dal proprio figlio e dai genitori.

Sono serviti ancora pazienza e diversi giorni, perchè il tampone successivo, il quarto, le desse finalmente la libertà dal Coronavirus, dai dolori e dall'affanno, ma non dall'isolamento. Per tornare alla sua vita normale, circondata di affetti, e per poter tornare a lavorare come OSS al San Salvatore di L'Aquila nel reparto di geriatria, è servito il quinto tampone, e poi ancora quattordici giorni di isolamento precauzionale.

Finalmente, da qualche giorno, Silvia è di nuovo con la sua famiglia, e ha ripreso il proprio lavoro a pieno ritmo, e può finalmente dichiarare finito il calvario coronavirus che l'ha vista protagonista per oltre un mese.

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