Sono più di un migliaio gli operatori sociosanitari mancanti in Veneto ed è vera emergenza.

L'attuale situazione sociale, specie nell'ambito familiare richiederebbe un incremento di queste figure, che attualmente, tra cessati e pensioni con quota cento sono sottodimensionate di millecinquecento unità.

Uno studio demografico del 2018 condotto dal Centro Studi e Formazione Nazionale sul territorio di Padova, ha sottolineato come l'anzianità in Veneto sia in aumento, e come l'attuale situazione lavorativa delle famiglie, sempre più frammentate e con un impiego lontano dal luogo d'origine richiederebbe maggiori figure di riferimento per l'assistenza e la cura degli anziani, figure che, riconosciute negli OSS, sono fortemente in diminuzione.

“La carenza di operatori sociosanitari ci pone di fronte a una vera e propria emergenza, pari a quella relativa al personale medico. Di fatto, il sistema convive con un vuoto di assistenza nei servizi alla persona che nei prossimi anni rischia di produrre uno tsunami sociale. Chi potrà assistere anziani soli, persone affette da disabilità, malati ricoverati nei centri servizi o nel sistema di cure domiciliari? Si tratta di un fenomeno diffuso a livello nazionale, ma che segna anche il Veneto” si esprimono così le consigliere regionali del veneto Orietta Salemi e Anna Maria Bigon della V Commissione Sanità chiamate a fare il punto sulla carenza degli operatori sociosanitari nella regione della laguna.

“Serve investire risorse per costruire nuove leve sul lavoro, magari permettendo a chi si accosta a queste professioni di beneficiare di sgravi o contributi per abbattere i costi dei corsi di formazione che gravano sulle famiglie. Anche i Comuni potrebbero attivarsi per istituire borse di studio per queste professioni [...] bisogna che la Regione si faccia promotrice di una massiccia campagna di promozione della figura dell’operatore sociosanitario e ne incentivi la formazione, prevedendo ad esempio nel caso di scarsa domanda un’ulteriore finestra”.

Eppure pare che possa non bastare. Quella dell'operatore sociosanitario è oltretutto una categoria sottopagata a fronte dello stress e della fatica che le mansioni da svolgere richiedono. Otto euro l'ora al lordo che diventano circa 5 al netto, per una professione usurante e piena di responsabilità. Andrebbe considerato come “lavoro gravoso” e inserito nell'apposita lista con il proprio codice, ma il Ministero del Lavoro non l'ha fatto, rendendo quindi molto difficile agli Oss accedere al diritto del prepensionamento, e mostrandoci la cruda realtà, quella di operatori più che sessantenni costretti da questa “svista ministeriale” a prendersi cura di pazienti poco più anziani di loro, o di giovani disabili iperattivi.

A questo proposito è USB che si sta mobilitando chiedendo di firmare una petizione, nell'intento di rendere giustizia a una categoria tanto importante quanto bistrattata.

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www.operatoresociosanitario.net il sito dedicato all'operatore socio sanitario (oss)
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