Oss: professionista di fatto? Quali riforme?

Dopo l’approvazione del decreto Lorenzin l’oss diventa un professionista socio sanitario al pari dell’assistente sociale, del sociologo e dell’educatore professionale, tuttavia ha scarso potere decisionale.
Il passo però probabilmente è breve dall'istituzione di qualche collegio, dagli ECM e da nuove competenze, più chiare e rispettabili del criterio della multidisciplinarietà e multiprofessionalità.

Ci chiediamo come sia possibile che un professionista debba attuare quanto pianificato da un altro professionista e come mai uno stesso professionista sia responsabile anche degli errori dell'altro (la famosa culpa in eligendo e vigilando).

Un professionista ha un'abilitazione, l'iscrizione ad un albo (ndr i sociologi non ne hanno uno), autonomia decisionale, potere di pianificazione, responsabilità, etc etc. Ecco che entrano di scena chiaramente le conoscenze e competenze: quelle infermieristiche, per gli anni di studio e le materie affrontate (requisito una laurea ed iscrizione all'albo dopo il superamento di un esame abilitante), sono di sicuro più universali rispetto a quelle di un oss che ha una formazione minore.

 

Stesso discorso vale per il rapporto medico infermiere: l'infermiere può riconoscere subito i segni di una probabile malattia ma non può fare diagnosi medica. Lo stesso infermiere di fatto, oltre a pianificare l'assistenza e ad esserne responsabile, come si evince dal D.M. 739/94, di fatto metterà anche in atto quanto disposto dal medico (prelievi, terapie, etc etc). Eppure sono due professioni separate.

L'infermiere si avvale del personale di supporto, ove necessario. Il termine supporto vuol dire sostegno in attività programmabili (solo) dal professionista sanitario. L'accordo del 22/02/2001 istitutivo dell’operatore socio sanitario cita parole come "collaborazione con altri operatori" (art. 4), "coadiuva il personale sanitario" (allegato A punto 1), "collabora all'attuazione degli interventi assistenziali e alla verifica della qualità del servizio" (allegato A punti 2 e 3), "sa lavorare in equipe" (allegato B).

L'oss dopo la Legge lorenzin

In virtù della riforma Lorenzin, la normativa vigente non è superata ma ahimè molto generica sulle attività e competenze dell'operatore socio sanitario, ma anche se fossero ben definite in maniera specifica tali attività, prendendo l'esempio della delibera della Regione Lombardia n. 5101/2007 che elenca le attività degli operatori che operano in autonomia, i due professionisti devono cooperare in equipe e collaborare. Gli oss, salvo poche attività eseguibili autonomamente (opera), eseguono su attribuzione degli operatori sanitari attività che rientrano in una complessa pianificazione assistenziale che può e deve decidere solo il professionista sanitario che occupa sempre una posizione di garanzia ( cioè l’obbligo giuridico che grava su specifiche categorie di soggetti previamente forniti degli adeguati poteri giuridici, di impedire eventi offensivi di beni altrui, affidati alla loro tutela per l’incapacità dei titolari di adeguatamente proteggerli).

Insomma siamo professionisti ma per la complessità assistenziale, che va oltre il singolo atto, siamo esecutori (ma su alcune cose, non su tutte). Il calzino in autonomia lo possiamo mettere, riusciamo a riconoscere i bisogni, se un paziente ha un'ulcera al tallone abbiamo l'autonomia per capire se metterlo quel calzino, l'igiene idem ma azioni più complesse come un clisma senza sonda (in Lombardia l'oss può farlo) è possibile solo su attibuzione infermieristica perchè il paziente potrebbe avere problemi di salute che noi oss, per tipologia di studio, non conosciamo.

Il criterio della funzionalità

Ecco il criterio della funzionalità e non gerarchia di cui ho tanto parlato. Detto ciò auspico una maggiore autonomia per l'oss, previo uno studio e formazione più approfonditi, competenze più chiare e nuove ed, infine, una partecipazione alla pianificazione assistenziale nelle competenze e attività che lo contraddistinguono o contraddistingueranno, non come mero spettatore ma sempre dopo un'accurata riforma della figura. Siamo solo all'inizio ma già il profilo del 2001 pone chiare basi su ciò che il legislatore probabilmente ha in progetto.

Il decreto Lorenzin è un’ulteriore conferma. Si auspica parallelamente una specializzazione degli infermieri nei due anni dopo la triennale e livelli contrattuali sempre più adeguati ai contesti futuri. Così le due figure crescono e si specializzano sempre più. Non ci resta che aspettare e sollecitare.

OSS Rocco Di Benedetto

 

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Rocco Di Benedetto
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Laureato in Giurisprudenza, amo la lettura e gli approfondimenti di temi giuridici di attualità.
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