Informazioni OSS



Informazioni su oss operatore socio sanitario - Tutte le notizie sugli oss ovvero Operatore Socio Sanitario 



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OSS: Assicurazione si o assicurazione no?

Medici e infermieri si assicurano ormai da anni e con la recente legge Gelli (in attesa dei decreti attuativi) l'obbligo è dietro l'angolo.
E gli OSS hanno la loro Assicurazione RC colpa grave?

Assicurazione si e allora quale, assicurazione no, incrociamo le dita? Per medici e infermieri è una prassi ormai da anni. Una forma di autotutela alla quale non possono più sottrarsi.

Sempre più spesso infatti assistiamo a casi di denunce per episodi di presunta malasanità. I rischi sono enormi e un eventuale risarcimento danni ad un paziente può essere dell'ordine di decine o centinaia di migliaia di euro.
Ci si assicura quindi per operare con una maggiore tranquillità e per non rischiare di trovarsi sommersi da debiti astronomici. In realtà la cosiddetta legge Gelli obbliga il dipendente pubblico al risarcimento fino a 3 annualità. Quindi per gli OSS un massimale di 100.000 euro è ampiamente sufficente.

assicurazione rc colpa grave oss infermiere

Agli oss conviene dunque assicurarsi ?
L'oss opera quotidianamente a stretto contatto con l'utenza. L'assistenza è diretta alla persona ed è esposto a molti rischi insiti nelle operazioni che svolge quotidianamente. Vediamo un pò cosa copre una delle tante polizze di assicurazioni specifiche per l'operatore socio sanitario. La RC Colpa grave copre in particolare i Danni alla persona, i Danni patrimoniali con Pregressa illimitata e Postuma illimitata e la Rivalsa dell’Ente.

Si ma l'assicurazione RC colpa grave quanto costa?
Generalmente il costo della polizza assicurativa rc colpa grave per gli operatore socio sanitari è legato alle coperture offerte. Ci sono polizze da 38 euro l'anno fino ad arrivare a polizze più costose da circa 100 euro annue che però offrono più coperture quali ad esempio la tutela legale o il risarcimento in caso di contaminazione da virus HCV o HIV. Nell'esempio in fondo a questo articolo, viene segnalata una polizza da 38 euro anche se per avere la tutela giudiziaria bisogna spendere 25 euro in più, per un totale di circa 63 euro.

Alcuni sindacati offrono la polizza assicurativa rc colpa grave compresa nella quota mensile di iscrizione al sindacato. La tessera sindacale solitamente ammonta all'1% del proprio stipendio ovvero circa 12 euro al mese. Bisogna prestare attenzione alla validità di tali polizze che comunque per essere valide devono essere individuali e mai collettive e avere validità pregressa e postuma quindi occhio alle claims made che sono già state giudicate illeggitime in Italia. 

Per maggiori informazioni sull'assicurazione RC colpa grave per gli oss
( a scopo puramente informativo - non è un prodotto collegato a questo sito )
Polizza Responsabilità professionale per oss



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Nata nel 1939, suor Callista Roy è infermiera ricercatrice e teorica di nursing al Boston College nel Massachusets.
Dopo il raggiungimento del diploma in scienze infermieristiche nel 1963, ha ottenuto un dottorato in sociologia presso l'università della California.
Durante il master in nursing, la Roy ha cominciato a sviluppare, in collaborazione con Dorothy Johnson, un modello teorico di assistenza basato sul concetto di adattamento.
Ha diretto il dipartimento di nursing del Mount Saint Mary's College sino al 1982.
È stata ricercatrice nonché autrice di molte pubblicazioni ed ha ricevuto importanti riconoscimenti per il suo impegno nel miglioramento degli standard professionali.

Opere - Introduction to Nursing: An Adaptation Model; Essentials of the Roy Adaptation Model ; Theory of Construction in Nursing: An Adaptation Model

La teoria della Roy  prende spunto principalmente dalla teoria dei sistemi di Von Bertalanffy (1968) e dalla teoria dell'adattamento di Henson (1964). Anzi, si può dire che il concetto di adattamento sia la trave portante dell'intero edificio teorico della Roy. Secondo la Roy qualsiasi organismo sia esso l'individuo, come pure la famiglia, il gruppo, la comunità e la società, reagisce continuamente agli stimoli interni ed esterni cercando di mantenere un equilibrio che si chiama adattamento. La Roy concepisce la persona in una prospettiva olistica: la persona viene considerata un sistema olistico, capace di adattamento.
Gli stimoli costituiscono l'input del sistema così come i comportamenti che ne conseguono rappresentano l'output. Essendo la persona un sistema, esiste un continuo feedback fra le parti che lo costituiscono e che interagiscono fra loro. Gli stimoli si suddividono in stimoli focali, contestuali e residui. L'organismo elabora e reagisce agli stimoli tramite due sottosistemi, regolatore (regulator) e cognitivo (cognator). Il sottosistema regolatore pertiene ai processi fisiologici di natura chimica, nervosa o endocrina. Il sottosistema cognitivo riguarda le funzioni cerebrali più elevate: percezione, elaborazione dell'informazione, giudizio, emozione.
Il comportamento rappresenta l'adattamento al cambiamento ambientale. I comportamenti possono essere osservati, misurati o descritti.

L'obiettivo generale dell'assistenza infermieristica è, secondo la Roy, quello di promuovere la salute degli individui e della società. In particolare, l'assistenza infermieristica serve a migliorare l'interazione della persona con l'ambiente, favorendone l'adattamento.

Rispetto alla persona, compito dell'infermiere è l'osservazione attenta del comportamento, giudicando se è adattivo oppure inefficace. Il giudizio sull'efficacia o meno di un comportamento viene formulato in collaborazione con la persona assistita.
Risposte adattive sono quelle che promuovono l'integrità della persona in rapporto agli obiettivi dell'adattamento: sopravvivenza, crescita, riproduzione e padronanza.

L'infermiere interviene quando la persona non giunge ad un adattamento adeguato, quando cioè il suo adattamento risulta inefficace. L'infermiere interviene principalmente sugli stimoli, in particolar modo su quelli focali.

Il processo di nursing prevede una raccolta accurata dell'anamnesi del paziente, eseguita secondo i concetti della teoria della Roy, cui seguono la formulazione di una diagnosi infermieristica, l'elaborazione di un piano di intervento con la definizione precisa degli obiettivi a breve e lungo termine e dei risultati attesi, l'attuazione degli interventi, la valutazione dell'efficacia dell'assistenza erogata. Le diagnosi infermieristiche formulate in base al modello teorico della Roy hanno molti punti di contatto con quelle elaborate dalla NANDA.

I sottosistemi, relativi alla persona, che l'infermiere va a indagare con accuratezza durante l'anamnesi sono quattro e cioè il Sistema fisiologico, - che comprende l'ossigenazione, la nutrizione, l'eliminazione, il riposo, la protezione, i sensi, i fluidi e gli elettroliti, la funzione neurologica, la funzione endocrina -, il Sistema del concetto di sé, il Sistema della funzione del ruolo e il Sistema dell'interdipendenza.

La teoria della Roy si è dimostrata molto duttile nell'impiego, efficace  nell'assistenza infermieristica in molti ambiti clinici, quanto nel lavoro di ricerca e nel processo di formazione di nuovi infermieri.



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Il passaggio degli operatori socio sanitari oss in fascia c rappresenterebbe una conquista economica e di prestigio
Se ne discute ormai da anni. Il dibattito è sempre acceso quando si parla di oss e della loro idonea collocazione

Nel mondo sindacale qualcuno accennava previsioni ottimistiche pronosticando che il passaggio degli oss in fascia c sarebbe avvenuta col prossimo rinnovo del contratto collettivo nazionale. Sappiamo benissimo che i CCNL della pubblica amministrazione saranno congelati ancora per anni e non sappiamo neanche quanto dovremo aspettare per avere il rinnovo.

Qualcuno invece sosteneva che gli oss non possono accedere alla fascia c perchè non sono dei professionisti. Pertanto asserivano che la richiesta di avanzamento di categoria rappresenterebbe una richiesta insensata anche in considerazione del fatto che il ccnl prevede che l'accesso alla fascia c sia riservato ai possessori di diploma di istruzione secondaria di secondo grado ovvero il diploma di scuola superiore

Anche per questo molti sostengono sia corretto rivedere i requisiti per l'accesso ai corsi oss e nello specifico chiedere il possesso del diploma di istruzione secondaria di secondo grado

Vediamo cosa prevede il CCNL per il passaggio in fascia C o meglio Categoria C

Categoria C
Declaratoria.
Appartengono a questa categoria i lavoratori che ricoprono posizioni di lavoro che richiedono conoscenze teoriche specialistiche di base, capacità tecniche elevate per l'espletamento delle attribuzioni, autonomia e responsabilità secondo metodologie definite e precisi ambiti di intervento operativo proprio del profilo, eventuale coordinamento e controllo di altri operatori con assunzione di responsabilità dei risultati conseguiti.

Profili professionali

Personale tecnico
Assistente tecnico: esegue operazioni di rilevanza tecnica riferite alla propria attivita' quali, ad esempio, indagini, rilievi, misurazioni, rappresentazioni grafiche, sopralluoghi e perizie tecniche, curando la tenuta delle prescritte documentazioni, sovrintendendo alla esecuzione dei lavori assegnati e garantendo l'osservanza delle norme di sicurezza; assiste il personale delle posizioni superiori nelle progettazioni e nei collaudi di opere e procedimenti, alla predisposizione di capitolati, alle attivita' di studio e ricerca, alla sperimentazione di metodi, nuovi materiali ed applicazioni tecniche.

Programmatore: provvede, nell'ambito dei sistemi informativi, alla stesura dei programmi, ne cura l'aggiornamento, la manutenzione ivi compresa la necessaria documentazione; garantisce, per quanto di competenza, la corretta applicazione dei programmi fornendo informazioni di supporto agli utenti; collabora a sistemi centralizzati o distribuiti sul territorio.

Personale amministrativo
Assistente amministrativo: svolge mansioni amministrativo-contabili complesse - anche mediante l'ausilio di apparecchi terminali meccanografici od elettronici o di altro macchinario, quali - ad esempio, ricezione e l'istruttoria di documenti, compiti di segreteria, attivita' di informazione ai cittadini, collaborazione ad attivita' di programmazione, studio e ricerca.

Modalità di accesso alla categoria C
Dall'esterno: mediante pubblico concorso
Dall'interno: ai sensi dell'art. 16 del CCNL 7 aprile 1999

Requisiti culturali e professionali per l'accesso alla categoria C
Dall'esterno:
- per il profilo di assistente tecnico, il possesso del diploma di istruzione secondaria di secondo grado, obbligatorio ove sia abilitante per la specifica attivita';
- per il profilo di programmatore, il possesso del diploma di perito in informatica o altro equipollente con specializzazione in informatica o altro diploma di scuola secondaria di secondo grado e corso di formazione in informatica riconosciuto;
- per il profilo di assistente amministrativo, il possesso di diploma di istruzione secondaria di secondo grado.
Dall'interno:
- per il profilo di assistente tecnico, il possesso del diploma di istruzione secondaria di secondo grado, obbligatorio ove sia abilitante per la specifica attivita'. Nei casi in cui il diploma non sia abilitante, e' richiesto il possesso: del diploma di istruzione secondaria di primo grado unitamente ad esperienza professionale di quattro anni - maturata nella categoria B in profilo ritenuto corrispondente dall'azienda o ente - per il personale proveniente dalla categoria B, livello super o di otto anni per il personale proveniente dalla categoria B, livello iniziale;
- per il profilo di programmatore, il possesso del diploma e/o titoli professionali richiesti per l'accesso dall'esterno o - in mancanza - il possesso del diploma di scuola secondaria di primo grado e corso di formazione in informatica riconosciuto unitamente ad esperienza professionale di quattro anni - maturata nella categoria B in profilo ritenuto corrispondente dall'azienda o ente - per il personale proveniente dal livello super o di otto anni per il personale proveniente dalla categoria B, livello iniziale; - per il profilo di assistente amministrativo, il possesso di diploma di istruzione secondaria di secondo grado ovvero, in mancanza, il possesso del diploma di istruzione secondaria di primo grado unitamente ad esperienza professionale di quattro anni maturata nel corrispondente profilo della categoria B per il personale proveniente dal livello super o di otto anni per il personale proveniente dalla categoria B, livello iniziale.



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Gazzetta Ufficiale n. 188 del 12-8-2008 PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI DIPARTIMENTO DELLA FUNZIONE PUBBLICA CIRCOLARE 18 aprile 2008, n. 4

Legge 24 dicembre 2007, n. 244 (legge finanziaria 2008)
Linee guida ed indirizzi in materia di mobilità
A tutte le pubbliche amministrazioni di cui all'art. 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 Premessa. La legge 24 dicembre 2007, n. 244 (legge finanziaria 2008) introduce alcune novità in tema di assegnazioni temporanee e di mobilità del personale. 

Il quadro normativo generale rimane caratterizzato da un particolare favor riservato all'istituto della mobilità quale strumento per conseguire una più efficiente distribuzione organizzativa delle risorse umane nell'ambito della pubblica amministrazione globalmente intesa, con significativi riflessi sul contenimento della spesa pubblica, nonché sull'effettività del diritto al lavoro quale diritto costituzionalmente garantito. Anche a riscontro dei numerosi quesiti proposti dalle amministrazioni, appare opportuno fornire alcuni chiarimenti dedicati alla disciplina generale della mobilità, oltre che alla normativa contenuta nella legge finanziaria vigente. 

1 - L'assegnazione temporanea:
Le novità introdotte dall'art. 3, comma 79. L'art. 3, comma 79, della legge n. 244 del 2007, ha sostituito l'art. 36 del decreto legislativo n. 165 del 2001 intervenendo a mutare la disciplina relativa al ricorso alle tipologie di lavoro flessibile nelle pubbliche amministrazioni. I primi quattro commi del nuovo art. 36 cosi' dispongono: 

«1 - Le pubbliche amministrazioni assumono esclusivamente con contratti di lavoro subordinato a tempo indeterminato e non possono avvalersi delle forme contrattuali di lavoro flessibile previste dal codice civile e dalle leggi sui rapporti di lavoro subordinato nell'impresa se non per esigenze stagionali o per periodi non superiori a tre mesi, fatte salve le sostituzioni per maternita' relativamente alle autonomie territoriali. Il provvedimento di assunzione deve contenere l'indicazione del nominativo della persona da sostituire.

2 - In nessun caso è ammesso il rinnovo del contratto o l'utilizzo del medesimo lavoratore con altra tipologia contrattuale. 

3 - Le amministrazioni fanno fronte ad esigenze temporanee ed eccezionali attraverso l'assegnazione temporanea di personale di altre amministrazioni per un periodo non superiore a sei mesi, non rinnovabile.

4. Le disposizioni di cui ai commi 1, 2 e 3 non possono essere derogate dalla contrattazione collettiva.». Tali previsioni sono finalizzate a ribadire la regola generale del ricorso a rapporti di lavoro subordinato a tempo indeterminato nelle pubbliche amministrazioni, riconducendo i rapporti di lavoro a tempo determinato alle sole esigenze della assoluta temporaneità (tre mesi) e del picco produttivo (stagionalita) e si collocano in un disegno normativo, tracciato dalla legge finanziaria per il 2008, rivolto ad un significativo contenimento del ricorso all'assunzione di personale con contratti di lavoro flessibile. 

Da quanto evidenziato deriva, pertanto, la necessità di effettuare una interpretazione sistematica del novellato art. 36, leggendo la disposizione contenuta nel comma 3 in coerenza con il disposto del comma 1. Essa, infatti, assolve la funzione di contemperare gli effetti del ridimensionamento del ricorso a rapporti di lavoro flessibile attraverso la individuazione di un nuovo istituto che si aggiunge a quelli già codificati dall'ordinamento, attraverso il quale le amministrazioni hanno la possibilità di richiedere l'utilizzo di personale ad altri datori di lavoro pubblici temporaneamente - non più di sei mesi non rinnovabili - ed eccezionalmente, laddove non sia possibile utilizzare altre forme di lavoro flessibile. 

Ulteriormente il legislatore afferma che per le esigenze individuate nei commi 1 e 3 le amministrazioni possono utilizzare solo gli istituti ivi indicati e con le modalità ivi contenute, stabilendo che la contrattazione collettiva non può derogare a tali previsioni. Appare pertanto opportuno chiarire che l'intervento normativo in questione non ha inteso innovare o ridisciplinare il comando od altri analoghi istituti, già previsti e che comunque sono regolati da specifiche disposizioni di legge o dai contratti collettivi nazionali, bensi' ha inteso introdurre un nuovo strumento di flessibilità organizzativa in un quadro normativo generale di forte contenimento degli istituti di lavoro flessibile. 

Si evidenzia inoltre che alla straordinarietà ed all'urgenza che sottendono il ricorso a tale nuovo istituto dovrebbe corrispondere una celerità di espletamento delle procedure di assegnazione temporanea da parte dell'amministrazione di appartenenza dei dipendenti richiesti, onde non vanificare la natura stessa dell'assegnazione. Conseguentemente ogni diniego di nulla osta all'utilizzo di tale personale potrà essere sostenuto solo da motivazioni analoghe, insistenti sugli stessi elementi di straordinarietà ed urgenza, comprovate dai documenti di programmazione triennali ed annuali del fabbisogno. 

In ogni caso, come già evidenziato, l'assegnazione temporanea è uno strumento, previsto dalla legge o dalla contrattazione collettiva, diretto a soddisfare esigenze temporanee. Qualora tali esigenze dovessero divenire permanenti occorre procedere nell'ambito della programmazione dei fabbisogni all'inquadramento del personale utilizzato. 

2. Il principio del previo esperimento delle procedure di mobilità
Dal complesso delle disposizioni che governano i processi di mobilità di personale nella pubblica amministrazione si enuclea il principio del «previo esperimento delle procedure di mobilita», che privilegia l'acquisizione di risorse umane tramite la mobilità rispetto alle ordinarie misure di reclutamento e che può affiancarsi ai principi generali indicati dall'art. 1, comma 1, lettere a), b) e c), nonché dall'art. 6, comma 1, del decreto legislativo n. 165 del 2001, cui debbono conformarsi le pubbliche amministrazioni in termini di efficienza, razionalizzazione del costo del lavoro, migliore utilizzazione delle risorse umane. 

Tale principio si ricava sostanzialmente dal complesso delle disposizioni che regolano il regime delle assunzioni, fra cui in primo luogo l'art. 39 della legge n. 449 del 1997, ed in particolare il comma 3-ter, il quale ha disposto che al fine di garantire la coerenza con gli obiettivi di riforma organizzativa e riqualificazione funzionale delle amministrazioni interessate, le richieste di autorizzazione ad assumere debbono essere corredate da una relazione illustrativa dalla quale si evinca l'impraticabilità di soluzioni alternative legate all'attivazione di procedure di mobilità 

Le successive disposizioni che richiamano l'obbligo del previo esperimento delle procedure di mobilità assumono una valenza ricognitiva di un principio affermato chiaramente dall'ordinamento e rispetto al quale la Corte costituzionale ha ravvisato la qualità di criterio di organizzazione dettato dal legislatore statale per governare i processi di acquisizione del personale al fine di contenere la spesa corrente (sentenze n. 390 del 2004, n. 388 del 2004 e n. 88 del 2006). A sua tutela è intervenuto poi il legislatore con la novella dell'art. 30, comma 2, del decreto legislativo n. 165 del 2001 (ex art. 16, comma 1, lettera b), della legge n. 246 del 2005), che ha comminato la nullità degli accordi, degli atti o anche delle clausole dei contratti collettivi volti ad eludere, per l'appunto, l'applicazione del principio del previo esperimento delle procedure di mobilità rispetto al reclutamento di nuovo personale. 

Al riguardo, deve segnalarsi che il contratto collettivo nazionale 2006/2009 del comparto Ministeri, all'art. 26, nel definire, a norma dell'art. 30 del decreto legislativo n. 165 del 2001 dinanzi citato, le procedure e i criteri generali per l'attuazione dell'istituto, ha previsto che «nel quadro di meccanismi che favoriscono la mobilita' fra sedi ed amministrazioni diverse, periodicamente le amministrazioni pubblicano bandi di mobilità, anche al fine di consentire, prioritariamente l'assorbimento del personale coinvolto nei processi di trasformazione, soppressione e riordino di altre pubbliche amministrazioni.». 

Il sistema si completa con le disposizioni recate dall'art. 5, comma 1-quater, del decreto-legge n. 7 del 2005 (convertito dalla legge n. 43 del 2005), che ha aggiunto il comma 2-bis all'art. 30 citato, sull'obbligo che hanno le amministrazioni di procedere, prima di attivare le procedure concorsuali per la copertura delle vacanze in organico, all'immissione in ruolo dei dipendenti, provenienti da altre amministrazioni, e collocati presso di esse in posizione di comando o fuori ruolo che facciano domanda di trasferimento.

Queste previsioni sottolineano l'intento del legislatore di garantire una più efficiente allocazione delle risorse umane quando si ricorre ad istituti tipicamente temporanei per corrispondere ad esigenze durature. Occorre pertanto definire queste situazioni di incertezza, che si verificano tutte le volte in cui, a prescindere dai limiti posti dalla contrattazione, la durata dell'utilizzo di personale supera la programmazione triennale del fabbisogno. Proprio per gli aspetti ora evidenziati la mobilità non può soddisfare l'adeguato accesso dall'esterno per concorso pubblico perché risponde al principio costituzionale di buon andamento, che si concretizza nella migliore distribuzione delle risorse umane; l'istituto pertanto si colloca a monte di tutte le altre procedure finalizzate alla provvista di personale. Le concrete modalità di attuazione del previo esperimento delle procedure di mobilità possono essere ricondotte ai bandi di mobilità che le amministrazioni possono predisporre, dando adeguata pubblicità, anche tramite pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, e fissando procedure e criteri nel rispetto delle previsioni vigenti in tema di relazioni sindacali, per coprire le vacanze di organico e soddisfare i fabbisogni di personale sulla base della rilevazione annuale prevista dall'art. 6, comma 1, del decreto legislativo n. 165 del 2001. 

3. Regime delle assunzioni e procedimenti di mobilità di personale tra amministrazioni appartenenti a comparti diversi (c.d. mobilità «intercompartimentale»)
La mobilità di personale tra amministrazioni appartenenti a comparti diversi (c.d. mobilita' «intercompartimentale») è regolata dalle disposizioni contenute nell'art. 1, comma 47, della legge 30 dicembre 2004, n. 311, che così recita: 

«In vigenza di disposizioni che stabiliscono un regime di limitazione delle assunzioni di personale a tempo indeterminato, sono consentiti trasferimenti per mobilità, anche intercompartimentale, tra amministrazioni sottoposte al regime di limitazione, nel rispetto delle disposizioni sulle dotazioni organiche e, per gli enti locali, purché abbiano rispettato il patto di stabilita' interno per l'anno precedente». 

Questa disciplina, che consente la mobilita' intercompartimentale all'interno dei due diversi blocchi delle amministrazioni soggette a regimi di limitazione delle assunzioni e di quelle non soggette a limitazioni, garantisce la necessaria neutralita' della mobilita' sugli equilibri economico-finanziari ed impedisce che essa sia esperita come leva per nuove assunzioni di personale. In proposito, appare opportuno ricordare che la mobilita' di personale non puo' essere considerata cessazione: a seguito del trasferimento infatti, il rapporto di lavoro prosegue con un altro datore di lavoro e dunque l'amministrazione cedente puo' solo beneficiare dell'avvenuta cessione del contratto in termini di risparmio di spesa e di razionalizzazione degli organici, mentre la spesa permane in termini globali.

Cio' significa che occorre operare una distinzione fra cessazione in un'ottica aziendale e cessazione come economia di spesa per l'intero settore pubblico; distinzione in base al quale il legislatore ha costruito la disciplina vigente in tema di assunzioni. Pertanto, la cessazione per mobilita' non puo' essere considerata utile ai fini delle assunzioni vincolate alle cessazioni verificatesi nell'anno precedente.

Tanto premesso e ricordato che la verifica sul libero espletamento dei procedimenti di mobilita' intercompartimentale dipende, ai sensi del precitato art. 1, comma 47, della legge n. 311/2004, dal regime vigente per le nuove assunzioni di personale nelle pubbliche amministrazioni, diversamente regolato dalle leggi finanziarie, per gli anni 2008 e 2009 debbono ritenersi soggette a regime limitativo le amministrazioni indicate nel comma 523 dell'articolo unico della legge 27 dicembre 2006, n. 296 e, dunque, le amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo, le agenzie, incluse le agenzie fiscali, di cui agli articoli 62, 63 e 64 del decreto legislativo n. 300 del 1999, gli enti pubblici non economici e gli enti di cui all'art. 70, comma 4, del decreto legislativo n. 165 del 2001.

Analoga considerazione vale per gli enti di ricerca i quali, ai sensi del comma 643 dell'articolo unico della legge n. 296 del 2006, per il biennio 2008/2009, possono procedere ad assunzioni di personale con rapporto di lavoro a tempo indeterminato entro il limite dell'ottanta per cento delle proprie entrate correnti complessive, come risultanti dal bilancio consuntivo dell'anno precedente, purche' entro il limite delle risorse relative alla cessazione dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato complessivamente intervenute nel precedente anno. Per gli enti non sottoposti al patto di stabilita' interno permane un regime limitativo considerata la formulazione del comma 562 dell'art. 1 della legge n. 296 del 2006, salvo che gli stessi non si avvalgano della deroga introdotta dalla legge finanziaria 2008, finalizzata a consentire una maggiore flessibilita' per garantire esigenze istituzionali inderogabili.

Nella medesima situazione si trovano, infine, le camere di commercio, industria, artigianato ed agricoltura che, ai sensi dell'art. 3, comma 116, della legge n. 244 del 2007, possono procedere a nuove assunzioni entro limiti puntualmente individuati dalla norma con riferimento alle risultanze degli indici di equilibrio economico-finanziario. Viceversa, per gli enti sottoposti al rispetto del patto di stabilita' interno (regioni, province autonome di Trento e di Bolzano, province e comuni con popolazione superiore a 5.000 abitanti) il comma 557 dell'art. 1 della legge n. 296 del 2006, ha indicato il solo obiettivo della riduzione della spesa per il personale, sempre nell'ambito dei limiti riconducibili al rispetto del patto di stabilita' interna, abrogando espressamente, tra le altre, le disposizioni di cui all'art. 1, comma 98, della legge n. 311 del 2004, sui vincoli assunzionali per le medesime.

Disposizioni sostanzialmente analoghe sono state previste per gli enti del Servizio sanitario nazionale dall'art. 1, comma 565, della predetta legge n. 296 del 2006. Per quelli afferenti alle regioni soggette all'attuazione dei piani di rientro dal disavanzo sanitario occorre tuttavia considerare, fini della presente circolare, l'eventuale previsione, nell'ambito di tali piani, di misure limitative delle assunzioni.

In tale ipotesi il trasferimento per mobilita' di personale proveniente da altre regioni e/o comparti puo' ritenersi attuabile solo se compatibile con gli obiettivi finanziari previsti in materia di personale dai suddetti piani. Occorre, poi, ricordare che non sono soggetti a regime di limitazione delle assunzioni le universita', le istituzioni di alta formazione e specializzazione artistica e musicale gli ordini e collegi professionali, nonche' il personale del comparto scuola. Tutto cio' considerato, per gli anni 2008 e 2009 puo' attuarsi la mobilita' intercompartimentale di personale dalle amministrazioni non soggette a vincoli assunzionali, solo se autorizzata ai sensi dell'art. 39, comma 3-ter, della legge n. 449 del 1997, poiche', in tal caso, si tratta a tutti gli effetti di una nuova assunzione.

4. Gli accordi di mobilità
Le disposizioni previste dalla legge finanziaria per il 2008. Anche al fine di ovviare alle problematiche dinanzi esaminate in materia di mobilita' intercompartimentale, l'art. 3, comma 124 e seguenti, della legge finanziaria per l'anno 2008 consente ad amministrazioni soggette a regime di limitazione e, dunque, alle amministrazioni dello Stato, anche ad ordinamento autonomo, alle agenzie, incluse le agenzie fiscali, agli enti pubblici non economici, agli enti di ricerca ed agli enti di cui all'art. 70, comma 4, del decreto legislativo n. 165 del 2001, di stipulare accordi di mobilita' - anche intercompartimentale, come anticipato - con altre amministrazioni, per assicurare la funzionalita' dei propri uffici che presentino consistenti vacanze in organico e, al contempo, la ricollocazione di dipendenti in situazioni di esubero. Gli accordi disciplinano modalita' e criteri per il trasferimento, nonche' i percorsi di formazione che siano ritenuti necessari ad un efficiente inserimento del personale trasferito nell'organizzazione dell'amministrazione ricevente.

La Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento della funzione pubblica ed il Ministero dell'economia e delle finanze - Dipartimento della ragioneria generale dello Stato, possono autorizzare la stipula di tali accordi per il biennio 2008/2009, in esito alla verifica della compatibilita' e coerenza con gli obiettivi di finanza pubblica. La disposizione dettata nel successivo comma 128, destinata a soddisfare le gravi carenze di personale negli uffici giudiziari del Ministero della giustizia, conferma il sistema costruito dal comma 47 dell'art. 1 della legge n. 311 del 2004, pur nel rinvio al comma 124 citato per quanto concerne la stipula degli accordi. L'autorizzazione alla stipula degli accordi puo' collocarsi all'interno del procedimento delineato dall'art. 33 del decreto legislativo n. 165 del 2001, nel rispetto delle relazioni sindacali ivi stabilite dal legislatore, nella fase in cui sia stata verificata l'impossibilita' di pervenire ad un accordo sulla ricollocazione totale o parziale del personale eccedente nell'ambito della medesima amministrazione, o presso altre amministrazioni collocate nell'ambito della medesima provincia. L'ipotesi di accordo deve essere inviata alla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento della funzione pubblica - Ufficio per il personale delle pubbliche amministrazioni ed al Ministero dell'economia e delle finanze - Dipartimento della ragioneria generale dello Stato - Ispettorato per gli ordinamenti del personale e analisi dei costi del lavoro pubblico i quali procederanno alle verifiche inerenti il mantenimento degli equilibri economico-finanziari, le equiparazioni dei profili professionali e la riduzione degli organici conseguente ai processi di mobilita' attivati. In esito alla verifica positiva verra' rilasciata l'autorizzazione con apposito decreto interdirettoriale.

5. Il personale in disponibilità
Meritano alcune notazioni finali le problematiche sulla gestione del personale in disponibilita' di cui agli articoli 33, 34 e 34-bis del decreto legislativo n. 165 del 2001. Quest'ultimo, introdotto dall'art. 7 della legge n. 3 del 2003, impone alle amministrazioni che procedono a nuove assunzioni di comunicare al Dipartimento della funzione pubblica ed alle strutture regionali e provinciali di cui al decreto legislativo 23 dicembre 1997, n. 469 i posti da mettere a concorso in modo da poterli coprire mediante l'acquisizione del personale in disponibilita' iscritto negli appositi elenchi. Infatti come noto, a norma dell'art. 6, comma 1, del decreto legislativo n. 165 del 2001 le amministrazioni sono tenute ad effettuare annualmente rilevazioni sulle eccedenze di personale su base territoriale per area o categoria, qualifica e profilo professionale. Si tratta di disposizioni che rendono effettivo il diritto al lavoro di cui agli articoli 4 e 120 della Costituzione. Secondo la Corte costituzionale (sent. n. 388 del 2004) l'art. 34 del decreto legislativo enuncia il principio per cui il personale in esubero presso qualsiasi pubblica amministrazione deve poter essere ricollocato, durante il periodo di disponibilita', presso altre amministrazioni. In tal modo si evita la cessazione definitiva del rapporto di lavoro ma si realizza, anche, un contenimento della spesa per il personale, seppure in termini globali, infatti il comma 6 di tale articolo stabilisce che le nuove assunzioni sono subordinate alla verificata impossibilita' di ricollocare il personale in disponibilita' iscritto nelle liste.

La disciplina dettata dall'art. 34-bis costituisce una concreta attuazione di quei principi e con essi si coordina in quanto al comma 5 e' sancita la nullita' di diritto delle assunzioni effettuate in violazione delle prescrizioni contenute nel medesimo articolo. La Corte, al riguardo, afferma che tutta la disciplina dell'art. 34-bis e' volta alla tutela di interessi generali a presidio dei quali ben puo' il legislatore prevedere la nullita' degli atti posti in essere in violazione di norme imperative. Infine, proprio in considerazione dei principi tutelati dalla disciplina in esame, al fine di assicurare in modo costante e puntuale la verifica delle esigenze assunzionali delle pubbliche amministrazioni per valutare le possibilita' di ricollocazione del personale in disponibilita', si ritiene che in caso di scorrimento di graduatorie di concorsi gia' espletati, nei limiti della vigente disciplina della validita' delle graduatorie, occorra riproporre la richiesta di assegnazione di personale in disponibilita' agli uffici competenti, provinciali e regionali di cui al decreto legislativo n. 469 del 1997 e Dipartimento della funzione pubblica. Roma, 18 aprile 2008 Il Ministro per le riforme e le innovazioni nella pubblica amministrazione Nicolais Registrato alla Corte dei conti il 5 giugno 2008 .brM Ministeri istituzionali - Presidenza del Consiglio dei Ministri, registro n. 7, foglio n. 130




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Provvedimento della Conferenza Stato-Regioni del 22 febbraio 2001 - Accordo tra il Ministero della Sanità, il Ministero della Solidarietà sociale e le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, per la individuazione della figura e del relativo profilo professionale dell' Operatore Socio Sanitario e per la definizione dell'ordinamento didattico dei corsi di formazione. (G.U. 19 aprile 2001, n. 91)

1. FIGURA E PROFILO PROFESSIONALE
1.
è individuata la figura dell'operatore socio sanitario
2. l' operatore socio sanitario è l' operatore che, a seguito dell'attestato di qualifica conseguito al termine di specifica formazione professionale, svolge attività indirizzata a soddisfare i bisogni primari della persona, nell'àmbito delle proprie aree di competenza, in un contesto sia sociale che sanitario; favorire il benessere e l'autonomia dell'utente.

2. LA FORMAZIONE
1.
la formazione dell' operatore socio sanitario è di competenza delle regioni e province autonome, che provvedono alla organizzazione dei corsi e delle attività didattiche, nel rispetto delle disposizioni del presente decreto.
2. le regioni e le province autonome, sulla base del loro fabbisogno annualmente determinato, accreditano le aziende UU.SS.LL. e ospedaliere e le istituzioni pubbliche e private, che rispondono ai requisiti minimi specificati dal Ministero della Sanità e dal Dipartimento degli Affari Sociali con apposite linee guida, all'effettuazione dei corsi di formazione.

3. CONTESTI OPERATIVI
l' operatore socio sanitario svolge la sua attività sia nel settore sociale sia in quello sanitario, in servizi di tipo socio assistenziale, residenziali o semiresidenziali, in ambiente ospedaliero e al domicilio dell'utente.

4. CONTESTO RELAZIONALE
l' operatore socio sanitario svolge la sua attività in collaborazione con gli altri operatori professionali preposti all'assistenza sanitaria e a quella sociale, secondo il criterio del lavoro multiprofessionale.

5. ATTIVITA'
1.
le attività dell'operatore socio sanitario sono rivolte alla persona e al suo ambiente di vita; assistenza diretta e aiuto domestico-alberghiero; intervento igienico sanitario e di carattere sociale; supporto gestionale,organizzativo e formativo. Le attività di cui al comma 1 sono riassunte nell'allegata tabella A che forma parte integrante del presente decreto.

6. COMPETENZE
le competenze dell' operatore d'assistenza sono contenute nell'allegata tabella B che forma parte integrante del presente decreto.

REQUISITI D'ACCESSO

 

Per l'accesso ai corsi di formazione dell' operatore socio sanitario è richiesto il diploma della scuola dell'obbligo e il compimento del diciassettesimo anno di età alla data di iscrizione al corso.

8. ORGANIZZAZIONE DIDATTICA

1. La didattica è strutturata per moduli e per aree disciplinari. Ogni corso comprende i seguenti moduli didattici:

- un modulo di base;

- un modulo professionalizzante.

2. i corsi avranno durata annuale, per un numero di ore non inferiore a 1000, articolate secondo i seguenti moduli didattici:

- modulo di base: tipo di formazione teorica, numero minimo di 200 ore;

- Motivazione- orientamento e conoscenze di base:

- modulo professionalizzante: tipo di formazione teorica, numero minimo di ore 250;

- esercitazioni/stages, numero minimo di ore 100;

- tirocinio, numero minimo di ore 450.

3. Le regioni e le province autonome, attesa l'ampia possibilità di utilizzo dell'operatore socio-sanitario, possono prevedere, per un più congruo inserimento nei servizi, moduli didattici riferiti a tematiche specifiche sia mirate all'utenza (ospedalizzata, anziana, portatrice di handicap, psichiatrica, con dipendenze patologiche, ecc.) sia alla struttura di riferimento (residenza assistita, domicilio, casa di riposo, comunità, ecc.)

4. Oltre al corso di qualificazione di base sono previsti moduli di formazione integrativa, per un massimo di 200 ore di cui 100 di tirocinio; i moduli sono mirati a specifiche utenze e specifici contesti operativi, quali utenti anziani, portatori di handicap, utenti psichiatrici, malati terminali, contesto residenziale, ospedaliero, casa alloggio, RSA, centro diurno, domicilio, ecc.

- Modulo tematico: tipo di formazione teorica, numero minimo di ore 50

- Tematiche professionali: tipo di formazione esercitazioni/stages, numero minimo di ore 50

 

Specifiche: tipo di formazione tirocinio, numero minimo di ore 100. 9. MODULI DIDATTICI INTEGRATIVI POST-BASE

 

Sono previste misure compensative in tutti i casi in cui la formazione pregressa risulti insufficiente, per la parte sanitaria o per quella sociale. 10. MATERIE DI INSEGNAMENTO

 

Le materie di insegnamento, relativi ai moduli didattici di cui all'art.8, sono articolate nelle seguenti aree disciplinari: 1. area socio culturale, istituzionale e legislativa;

 

2. area psicologica e sociale; 3. area igienico-sanitaria;

 

4. area tecnico-operativa. Le materie di insegnamento sono riassunte nell'allegata tabella C, che forma parte integrante del presente decreto.

 

11. TIROCINIO Tutti i corsi prevedono un tirocinio guidato, presso le strutture e i servizi nel cui àmbito la figura professionale dell' operatore socio sanitario è prevista.

 

12. ESAME FINALE E RILASCIO DELL'ATTESTATO 1. La frequenza ai corsi è obbligatoria e non possono essere ammessi alle prove di valutazione finale coloro che abbiano superato il tetto massimo di assenze indicato dalla regione o provincia autonoma nel provvedimento istitutivo dei corsi, e comunque non superiore al 10% delle ore complessive.

 

2. Al termine del corso gli allievi sono sottoposti a una prova teorica e a una prova pratica da parte di una apposita commissione d'esame, la cui composizione è individuata dal citato provvedimento regionale e della quale fa parte un esperto designato dall'assessorato regionale alla sanità e uno dall'assessorato regionale alle politiche sociali.

3. In caso di assenze superiori al 10%delle ore complessive, il corso si considera interrotto e la sua eventuale ripresa nel corso successivo avverrà secondo modalità stabilite dalla struttura didattica.

All'allievo che supera le prove, è rilasciato dalle regioni e dalle province autonome un attestato di qualifica valido su tutto il territorio nazionale, nelle strutture, attività e servizi sanitari, socio sanitari e assistenziali. 13. TITOLI PREGRESSI

 

Spetta alle regioni e alle province autonome, nel contesto del proprio sistema della formazione, quantificare il credito formativo da attribuirsi a titoli e servizi pregressi, in relazione all'acquisizione dell'attestato di qualifica relativo alla figura professionale di operatore socio sanitario, prevedendo misure compensative in tutti i casi in cui la formazione pregressa risulti insufficiente, per la parte sanitaria o per quella sociale, rispetto a quella prevista dal seguente decreto. Allegato AELENCO DELLE PRINCIPALI ATTIVITA' PREVISTE PER L'OPERATORE SOCIO SANITARIO 1. ASSISTENZA DIRETTA E AIUTO DOMESTICO ALBERGHIERO

 

? assiste la persona, in particolare non autosufficiente o allettata, nelle attività quotidiane e di igiene personale; ? realizza attività semplici di supporto diagnostico e terapeutico;

 

? collabora ad attività finalizzate al mantenimento delle capacità psico-fisiche residue, alla rieducazione, riattivazione, recupero funzionale; ? realizzata attività di animazione e socializzazione di singoli e gruppi;

 

? coadiuva il personale sanitario e sociale nell'assistenza al malato e anche terminale e morente;

? aiuta la gestione dell'utente nel suo àmbito di vita; ? cura la pulizia e l'igiene ambientale.

 

2. INTERVENTO IGIENICO SANITARIO E DI CARATTERE SOCIALE ? osserva e collabora alla rilevazione dei bisogni e delle condizioni di rischio-danno dell'utente;

 

? collabora alla attuazione degli interventi assistenziali; ? valuta, per quanto di competenza, gli interventi più appropriati da proporre;

 

? collabora alla attuazione di sistemi di verifica degli interventi;

? riconosce e utilizza linguaggi e sistemi di comunicazione-relazione appropriati in relazione alle condizioni operative;

? mette in atto relazioni-comunicazioni di aiuto con l'utente e la famiglia, per l'integrazione sociale e il mantenimento e recupero della identità personale.

 

3. SUPPORTO GESTIONALE, ORGANIZZATIVO E FORMATIVO

? utilizza strumenti informativi di uso comune per la registrazione di quanto rilevato durante il servizio;

? collabora alla verifica della qualità del servizio;

? concorre, rispetto agli operatori dello stesso profilo, alla realizzazione dei tirocini e alla loro valutazione;

? collabora alla definizione dei propri bisogni di formazione e frequenta corsi di aggiornamento;

? collabora, anche nei servizi assistenziali non di ricovero, alla realizzazione di attività semplici.

 

Allegato B
COMPETENZE DELL'OPERATORE SOCIO-SANITARIO

 

1. COMPETENZE TECNICHE

In base alle proprie competenze e in collaborazione con le altre figure professionali, sa attuare i piani di lavoro

E' in grado di utilizzare metodologie di lavoro comuni (schede, protocolli, ecc.)

E' in grado di collaborare con l'utente e la sua famiglia:

? nel governo della casa e dell'ambiente di vita, nell'igiene e cambio della biancheria;

? nella preparazione e/o aiuto all'assunzione dei pasti;

? quando necessario, e a domicilio, per l'effettuazione degli acquisti;

? nella sanificazione e sanitizzazione ambientale.

E' in grado di curare la pulizia e manutenzione di arredi e attrezzature, nonchè la conservazione degli stessi e il riordino del materiale dopo l'assunzione dei pasti.

Sa curare il lavaggio, l'asciugatura e la preparazione del materiale da sterilizzare.

Sa garantire la raccolta e lo stoccaggio corretto dei rifiuti, il trasporto del materiale biologico sanitario, e dei campioni per gli esami diagnostici, secondo protocolli stabiliti.

Sa svolgere attività finalizzate all'igiene personale, al cambio della biancheria, all'espletamento delle funzioni fisiologiche, all'aiuto nella deambulazione, all'uso corretto dei presìdi, ausili e attrezzature, all'apprendimento, e mantenimento di posture corrette.

In sostituzione e appoggio dei famigliari e su indicazione del personale preposto è in grado di:

? aiutare per la corretta assunzione dei farmaci prescritti e per il corretto utilizzo di apparecchi medicali di semplice uso;

? aiutare nella preparazione alle prestazioni sanitarie;

? osservare, riconoscere e riferire alcuni dei più comuni sintomi di allarme che l'utente può presentare (pallore, sudorazione, ecc.)

? attuare interventi di primo soccorso;

? effettuare piccole medicazioni o cambio delle stesse;

? controllare e assistere la somministrazione delle diete;

? aiutare nelle attività di animazione e che favoriscono la socializzazione, il recupero e il mantenimento di capacità cognitive e manuali;

? collaborare a educare al movimento e favorire movimenti di mobilizzazione semplici su singoli e gruppi;

? provvedere al trasporto di utenti, anche allettati, in barella/carrozzella;

? collaborare alla composizione della salma e provvedere al suo trasferimento;

? utilizzare specifici protocolli per mantenere la sicurezza dell'utente, riducendo al massimo il rischio;

? svolgere attività di informazione sui servizi del territorio e curare il disbrigo di pratiche burocratiche;

? accompagnare l'utente per l'accesso ai servizi.

 

2. COMPETENZE RELATIVE ALLE CONOSCENZE RICHIESTE

Conosce le principali tipologie di utenti e le problematiche connesse.

Conosce le diverse fasi di elaborazione dei progetti di intervento personalizzati.

Riconosce per i vari ambiti, le dinamiche relazionali appropriate per rapportarsi all'utente sofferente, disorientato, agitato, demente o hadicappato mentale ecc.

E' in grado di riconoscere le situazioni ambientali e le condizioni dell'utente per le quali è necessario mettere in atto le differenti competenze tecniche.

Conosce le modalità di rilevazione, segnalazione e comunicazione dei problemi generali e specifici relativi all'utente.

Conosce le condizioni di rischio e le più comuni sindromi da prolungato allettamento e immobilizzazione.

Conosce i principali interventi semplici di educazione alla salute, rivolti agli utenti e ai loro famigliari.

Conosce l'organizzazione dei servizi sociali e sanitari e quella delle reti informali.

 

3. COMPETENZE RELAZIONALI

Sa lavorare in équipe.

Si avvicina e si rapporta con l'utente e con la famiglia, comunicando in modo partecipativo in tutte le attività quotidiane di assistenza; sa rispondere esaurientemente, coinvolgendo e stimolando al dialogo.

E' in grado di interagire, in collaborazione con il personale sanitario, con il malato morente.

Sa coinvolgere le reti informali, sa rapportarsi con le strutture sociali, ricreative, culturali dei territori.

Sa sollecitare e organizzare momenti di socializzazione, fornendo sostegno alla partecipazione a iniziative culturali e ricreative sia sul territorio che in àmbito residenziale.

E' in grado di partecipare all'accoglimento dell'utente per assicurare una puntuale informazione sul servizio e sulle risorse.

E' in grado di gestire la propria attività con la dovuta riservatezza ed eticità.

Affiancandosi ai tirocinanti, sa trasmettere i propri contenuti operativi.

 

Allegato C
OBIETTIVI DI MODULO E MATERIE DI INSEGNAMENTO

OBIETTIVI DI MODULO

Primo modulo (200 ore di teoria)

? acquisire elementi di base utili per individuare i bisogni delle persone e le più comuni problematiche relazionali;

? distinguere i sistemi organizzativi socio-assistenziali e la rete dei servizi;

? conoscere i fondamenti dell'etica, i concetti generali che stanno alla base della sicurezza e della salute dei lavoratori sui luoghi di lavoro, nonchè i principi che regolano i rapporti di dipendenza del lavoratore (diritti, doveri, responsabilità...);

? conoscere i concetti di base dell'igiene e i criteri attraverso i quali mantenere la salubrità dell'ambiente.

 

Secondo modulo (250 ore di teoria, 100 di esercitazioni, 450 di tirocinio)

? riconoscere e classificare i bisogni e interpretare le problematiche assistenziali derivanti in relazione alle principali caratteristiche del bambino, della persona anziana, della persona con problemi psichiatrici, con handicaps, ecc. o in situazioni di pericolo;

? identificare tutti gli elementi necessari alla pianificazione dell'assistenza, collaborando con le figure professionali preposte;

? riconoscere le principali alterazioni delle funzioni vitali al fine di attivare altre competenze e/o utilizzare tecniche comuni di primo intervento;

? applicare le conoscenze acquisite per: mantenimento di un ambiente terapeutico adeguato - cura della persona - mantenimento delle capacità residue - recupero funzionale;

? conoscere e applicare le diverse metodologie operative presenti nelle sedi di tirocinio;

? conoscere i principale aspetti psico-sociali dell'individuo e del gruppo al fine di sviluppare abilità comunicative adeguate alle diverse situazioni relazionali degli utenti e degli operatori nonchè conoscere le caratteristiche, le finalità e le prestazioni di assistenza sociale allo scopo di concorrere, per quanto di competenza, al mantenimento dell'autonomia e dell'integrazione sociale dell'utente.

 

MODULO FACOLTATIVO - tematica professionale specifica (50 ore teoria, 50 esercitazioni, 100 tirocinio);

approfondire le competenze acquisite con speciale riferimento a una particolare tipologia di utenza o a uno specifico ambiente assistenziale.

PRINCIPALI MATERIE DI INSEGNAMENTO

Area socio culturale, istituzionale e legislativa.

elementi di legislazione nazionale e regionale e contenuto socio assistenziale e previdenziale

elementi di legislazione sanitaria e organizzazione dei servizi (normativa specifica O.S.S.)

elementi di etica e deontologia

elementi di diritto del lavoro e il rapporto di dipendenza

Area psicologica e sociale.

elementi di psicologia e sociologia

aspetti psico-relazionali e interventi assistenziali in rapporto alla specificità dell'utenza

Area igienico-sanitaria e area tecnico-operativa.

elementi di igiene

didposizioni generali in materia di protezione della salute e della sicurezza dei lavoratori

igiene dell'ambiente e comfort alberghiero

interventi assistenziali rivolti alla persona in rapporto a particolari situazioni di vita e tipologia di utenza

metodologia del lavoro sociale e sanitario

assistenza sociale

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