OSS sbaglia il paziente: Infermiere è responsabile



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oss infermiere responsabili

OSS e Infermiere, di chi sono le responsabilità? Sull'operato dell'oss è sempre responsabile l'infermiere che ha il diritto e il dovere di controllare personalmente le informazioni fornitegli dall'operatore socio sanitario
Nel caso realmente accaduto, che riportiamo in questo articolo, la oss sbaglia il paziente e innesca una serie di errori a cascata che evidenziano, tra l'altro, la leggerezza con la quale l'infermiera ha gestito le informazioni ricevute.

I fatti in breve: reparto ospedaliero, paziente agitato, la oss si attiva nel riferire quel che sta avvenendo all'infermiere che presumibilmente è impegnato e distante dal luogo dove il paziente sta in agitazione. Nel riferire quel che sta accadendo la oss sbaglia il nome del paziente e inizia la serie di errori.

Da una parte abbiamo l'operatore socio sanitario che evidentemente confondendo il paziente, riferisce dati errati all'infermiere, dall'altra un infermiere che non si accerta personalmente dei fatti riferiti e agisce sul riferito, ordinando alla oss la somministrazione di un farmaco.

Interessante in questo senso l'articolo che riportiamo di seguito, della redazione ilsole24ore.com che ci aiuta a riflettere di fronte ad un caso reale e concreto accaduto nel reparto di neuropsichiatria infantile del nosocomio comasco.

A cura degli Avv.ti Marina Olgiati e Francesco Torniamenti, Trifirò; Partners Avvocati

L'erronea somministrazione di un farmaco ad un paziente, disposta dall'infermiera senza previamente accertarne l'identità e lo stato di salute, configura un comportamento di gravità tale da giustificare il licenziamento in tronco.

Così ha stabilito il Tribunale di Como, che ha respinto il ricorso presentato da un'infermiera professionale, dipendente di una struttura di neuropsichiatria infantile. L'infermiera, avvisata da una collega Operatrice Socio Sanitaria (O.S.S.) del fatto che un paziente si trovava in stato di agitazione e necessitava di cure, aveva ordinato una terapia, senza procedere ai dovuti controlli. L'operatrice aveva individuato in modo errato il paziente, scambiandolo per un altro e l'infermiera, anziché accertarsi personalmente - come era suo preciso dovere – sia dell'identità sia delle condizioni cliniche del soggetto, aveva comandato alla O.S.S. di somministrare il farmaco prescritto nel foglio terapia del paziente segnalato come "sofferente", senza neppure accorgersi che quest'ultimo era assente dalla struttura (tale circostanza risultava indicata nel medesimo foglio terapia).

Accertato l'accaduto, la datrice recedeva dal rapporto per giusta causa.

La lavoratrice si è difesa, sostenendo che l'errata somministrazione del farmaco era addebitabile esclusivamente alla negligenza della O.S.S. e che, comunque, il licenziamento era sanzione sproporzionata perché il paziente non aveva subito alcun danno concreto alla propria incolumità. Infatti – a suo dire - ai sensi dell'art. 42 del CCNL delle Cooperative Sociali applicato dalla società, la grave negligenza del dipendente avrebbe giustificato il licenziamento in tronco solamente qualora dalla condotta del lavoratore fosse derivato un "pregiudizio all'incolumità delle persone".

Il Giudice, in accoglimento delle difese della datrice, ha disatteso l'assunto, evidenziando, innanzitutto, che la somministrazione dei farmaci è attività riservata all'infermiera, la quale ha un ruolo di garanzia nei confronti del paziente e deve adempiere a tale funzione non in modo "meccanicistico", ma con spirito critico per identificare eventuali errori prevenibili (arg. ex art. 1, comma 3, DM n. 739/1994). Nella fattispecie, l'errore commesso era inescusabile, perché colpevole, essendosi la dipendente affidata alle indicazioni della O.S.S. (peraltro, sua sottoposta), senza verificare l'identità, lo stato di salute e addirittura la presenza in struttura del paziente segnalato come bisognoso di intervento terapeutico.

Il Tribunale, aderendo ad un recente orientamento della Cassazione (Cass. n. 16336/15) ed interpretando l'art. 42 del CCNL menzionato, ha poi osservato che, al fine di giustificare il licenziamento, il "pregiudizio all'incolumità delle persone" può essere anche solo "potenziale" e non necessariamente "attuale", purchè concreto e non meramente ipotetico. Orbene, nel caso, il paziente a cui era stato somministrata la terapia errata era stato esposto proprio ad un danno "potenziale" in quanto la somministrazione di un farmaco, se disposta senza i dovuti accertamenti, non può essere considerato un fatto innocuo, poiché si tratta di un intervento sanitario che incide sull'integrità psico-fisica del paziente e per il quale è necessario che ne sussistano le condizioni.

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