× Procedure per Operatore Socio Sanitario OSS

Rilevazione della Temperatura Corporea TC

12/08/2010 09:37
detlef
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Rilevazione della Temperatura Corporea TC #25216
RILEVAZIONE DELLA TEMPERATURA CORPOREA TC

OBIETTIVI:

- Monitorare la temperatura corporea del paziente

INDICAZIONE:
- Ricercare segni di alterazione della temperatura secondo i piani di lavoro stabiliti dall’UO e le specifiche indicazioni infermieristiche in base alle condizioni del paziente.

MATERIALE:
- Termometro digitale
- Termometro a mercurio
- Contenitore (reniforme o barattolo)
- Alcool denaturato

TECNICA:
- Lavarsi le mani (eventualmente indossare guani monouso in polietilene)
- Asciugare il termometro se immerso nella soluzione disinfettante
- Contare i termometri a disposizione e controllare che la temperatura di partenza corrisponda a 35°C
- Controllare che il mercurio si trovi dentro al bulbo
- Controllare che nella sede di rilevazione (ascelle o inguine) non vi siano alterazioni e la cute sia asciutta
- Aiutare il paziente ad assumere una posizione confortevole e posizionare il termometro adeguatamente per una corretta rilevazione (con particolare attenzione ai pazienti non autosufficienti)
- Se la rilevazione è ascellare porre il termometro sotto l’ascella e far piegare il braccio sul torace, in modo che il bulbo sia a contatto con la cute
- Tenere il termometro a mercurio in sede per 5-10 minuti, se il termometro è digitale fino al segnale acustico
- Togliere il termometro, leggere la temperatura e asciugarlo
- Registrare la TC in grafica (vedi scheda specifica)
- Pulire, disinfettare i termometri (detergerli e disinfettarli con clorossidante elettrolitico al 2% (antisapril) per 15 minuti)
- Contare il numero dei termometri in modo che sia identico a quello precedentemente conteggiato all’inizio della procedura
- Lavarsi le mani

TRASMISSIONI:
- All’infermiere: temperature superiori e inferiori a quelle di normalità (36-37 °C)
- In caso di ipertermia precisare i sintomi del paziente (dolore, brivido, iperidrosi)
- Se la TC è superiore ai 38 gradi l’informazione all’infermiere deve essere tempestiva

IMPORTANTE:
- Non dimenticare il termometro a mercurio nel letto del paziente
- In caso di grave ipertermia (legata anche ad altri sintomi, per esempio a brivido) avvisare direttamente e tempestivamente l’infermiere

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22/08/2010 12:21
irene7
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Rilevazione della Temperatura Corporea TC #25500
scusate, ma è corretto parlare ancora di termometri a mercurio? sono vietati, sono stati messi al bando anno 2009. grazie per la risposta che mi darete. buona giornata

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23/08/2010 05:17
ale a
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Rilevazione della Temperatura Corporea TC #25518
scusate se mi intrometto ma devo fare una considerazione personale. ho letto piu volte in questo forum e in questo caso della rilevazione della temperatura che spesso alcuni di voi si trovano a chiedere spiegazioni su come si fa per esempio una pulizia del cavo orale o qualsiasi altra procedura. ma se chiedete queste cose com'e possibile che vi venga riconosciuto il ruolo sanitario. è inammissibile che una persona a cui verrebbe riconosciuto il ruolo sanitario abbia queste incertezze o dubbi. un infermiere professionale non ha questi dubbi ed ha tutto il diriitto di essere un sanitario ma alcuni oss dovrebbero prima imparare bene le procedure e nob fare certe domande che se verngono fatte da un oss che lavora in ospedale sono vergognose. io come paziente e come milite volontario quando vado in ospedale a prendere i dializzati o i pazienti chiamo sempre l'infermiere perche è sempre piu preparato. l'altro giorno con una signora mi sono recato in ambulatorio dove c'era il medico linfermiere l'oss e io. ebbene io ho dovuto aiutare l'infermiere perche l'oss non sapeva prendere i pasrametri e il medico si è complimentato con me e oivviamente ha ripreso l'oss dicendo " ecco chi affiancano agli infermieri degli incompetenti! il volontario è piu bravo di voi ma che vergogna!"! io ammiro la vostra figura e vorrei un giorno diventarlo ma certe richieste di informazioni sono vergognose

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23/08/2010 05:20
ale a
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Rilevazione della Temperatura Corporea TC #25519
tengo a precisare che la signora era svenuta dunque era una situazione di emergenza

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23/08/2010 10:09
liza
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Rilevazione della Temperatura Corporea TC #25527
Ciao Ale, vorrei tranquillizzarti e rassicurare che gli operatori che lavorano in H sono preparati;) e nella pratica sono in grado di effettuare varie procedure (naturalmente come in tutti i lavori c'è il buono e il cattivo).
Le domande che vengono poste sono solitamente di utenti che stanno seguendo il corso oss oppure di colleghi che si preparano per un concorso. Infatti ultimamente nei concorsi viene chiesto di ordinare nelle sequenze esatte diverse procedure....e ti assicuro che anche se nella pratica di tutti i giorni lo fai, quando devi dirlo nell'ordine stabilito è un vero panico.
P.S.ho letto che vorresti fare l'oss, spero allora al più presto ci informi che sarai dei nostri; nel frattempo leggi il nostro profilo così ti fai un'idea sul nostro ruolo:)

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14/01/2012 10:34
Gaetano89
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Rilevazione della Temperatura Corporea TC #65650
Devo fare l'esame per diventare Oss e non ho ancora capito una cosa:
Quando rilevo la pressione, il polso, la glicemia ecc. ad un paziente alla fine della procedura posso riferire il dato oppure no???

Sò che generalmente una volta rilevati questi dati devo rispondere utilizzando una terminologia corretta (es. Domanda PAZ. Com'è la pressione? Risposta OSS. Buona) ma non ho ancora capito:

Se il paziente insiste per sapere il dato preciso, ed in particolare quando lo stesso è alterato, posso dirlo oppure invece devo inventarlo per non farlo preoccupare ulteriormente???

Una volta ricordo che un'infermiera mi disse che al paziente bisognava sempre dire la verità perchè altrimenti si incorreva in una perdita della fiducia da parte dello stesso ma altri sono del parere contrario affermando che soprattutto nei casi in cui si rileva un parametro alterato si rischia di peggiorare la situazione. Quindi se all'esame mi fanno questa domanda cosa devo rispondere???

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15/01/2012 10:19
liza
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Rilevazione della Temperatura Corporea TC #65692
Con professionalità dirai loro che è il medico ad informare i pazienti o familiari sulla situazione di salute . Tuo compito è rilevare e riferire a chi di competenza.

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15/01/2012 11:07
dubles
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Rilevazione della Temperatura Corporea TC #65700
Il dato numerico puoi darlo (se lo rilevasse da solo lo saprebbe!!) NON PUOI dare "giudizi" neppure un "bene" "buono" "normale" SOLO il dato.
Ricorda che DEVI :
Scrivere subbito
Informare (sopratuitto se il dato è out of range) l'infermiere
Informare la persona che può chiedere informazioni all'infermiere (non al medico!)

Se invece vi sono parenti ATTENTA! la Privacy è in aguato!

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10/02/2012 19:03
michi
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Rilevazione della Temperatura Corporea TC #67981
mi e' sorto un grosso dubbio,iperpiressia febbre oltre i 40 o e' febbre alta,il libo quiz d'addio dice iperpiressia olte i 38 il mio dice oltre i 40 quale e' esatta?

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10/02/2012 21:08
Avatar di chiccoss
chiccoss
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Rilevazione della Temperatura Corporea TC #67990
Sapevo oltre i 40°, questo credo confermi, ciao.
La febbre è una risposta fisiologica dell'organismo a stimoli endogeni o esogeni caratterizzata dalla elevazione della temperatura corporea al di sopra del valore considerato normale (circa 37 gradi Celsius per gli esseri umani in condizioni basali).
Indice
[nascondi]

1 Temperatura corporea
2 Cause e meccanismo
3 Classificazione
4 Tipi di febbre
5 Misurazione
6 Terapia
6.1 Pediatria
7 Voci correlate
8 Altri progetti
9 Note
10 Collegamenti esterni

Temperatura corporea [modifica]

Le reazioni chimiche che consentono la vita possono avvenire solamente entro un determinato intervallo di temperatura. Gli animali omeotermi utilizzano dei meccanismi endogeni di termoregolazione, che consentono di mantenere una determinata temperatura corporea media, diversa da specie a specie, per il corretto mantenimento delle funzioni vitali.

Negli esseri umani la temperatura 37 °C è febbre; tuttavia questo è un valore approssimato. In proposito sono stati compiuti molti studi e, a seconda delle fonti, sono state indicate varie possibili temperature “normali”. Gli studi più recenti indicano generalmente una temperatura di 36,8 °C, con una certa variabilità individuale (di circa ±0.4 °C).

Oltre alla variabilità individuale bisogna anche tenere conto che la temperatura corporea fluttua normalmente durante il giorno, con il livello più basso il mattino alle 4 e col più alto la sera alle 18. Perciò una temperatura di 37,5 °C potrebbe essere febbre nel mattino, ma non nel pomeriggio. Inoltre possono intervenire altri fattori come la digestione, l'attività fisica e, nelle donne, il ciclo mestruale (nella fase post-ovulatoria si ha un innalzamento di circa 0,6 °C per tutta la fase luteinica). La febbre aumenta di sera o meglio nel corso della giornata perché diminuisce da parte del nostro organismo la produzione di cortisolo. Il cortisolo viene prodotto soprattutto nelle prime ore del mattino con un picco verso le 11-12 ed è un potente antinfiammatorio perché blocca la produzione di prostaglandine che sono responsabili dell'insorgenza della febbre.
Cause e meccanismo [modifica]

La febbre costituisce un'ipertermia che si distingue dalle ipertermie non febbrili per il suo particolare meccanismo patogenetico che consiste in un'alterazione funzionale reversibile dei neuroni dei centri regolatori ipotalamici ovvero del cosiddetto set point ipotalamico, innescata da diverse citochine in numerose condizioni patologiche. L'alterazione funzionale dei centri consiste in un innalzamento della soglia di riconoscimento della temperatura di riferimento, per cui i neuroni avvertono come temperatura di riferimento non più quella geneticamente determinata (37 °C) ma una temperatura superiore a questa. Il suddetto slittamento determina l'innesco di risposte termoconservative e termodispersive non più quando la TC (temperatura corporea) si abbassa al di sotto o si alza al di sopra dei 37 °C, ma a temperature superiori.

Durante i processi infiammatori le prime cellule ad essere attivate sono i monociti (cellule dell'immunità innata presenti costitutivamente nei tessuti vascolarizzati) che maturano in macrofagi ed iniziano a secernere citochine, proteine che agiscono sia a livello locale che a livello sistemico. In quest'ultimo caso molto importanti sono le interleuchine 1 e 6 (IL-1 e IL-6) e il TNF-α, ma esistono anche altre sostanze pirogene come TNFβ, IFNα, IFNβ, IFNγ, MIP-1, IL-2, IL-8 e diversi peptidi prodotti dai macrofagi, che vanno ad agire indirettamente sui neuroni ipotalamici: non sono infatti in grado di attraversare la barriera emato-encefalica, ma sono in grado di attivare le cellule endoteliali dei vasi che irrorano l'ipotalamo a produrre e rilasciare prostaglandine, in particolare PGE2, ed altri derivati dell'acido arachidonico. Queste ultime sostanze, grazie al basso peso molecolare, attraversano la barriera emato-encefalica giungendo ai neuroni termoregolatori, a livello della regione preottica dell'ipotalamo(organum vasculosum laminae terminalis), qui legano specifici recettori (EP3) e determinano un aumento della concentrazione di AMP ciclico interna portando alla disregolazione del centro ipotalamico. Il centro termoregolatore, che agisce da termostato dell'organismo umano, è ora tarato non più sui 37 °C ma su una temperatura superiore. L'ipotalamo è quindi "istruito" a mantenere una temperatura corporea più elevata.
Sebastiano Liberali, autore nell'Ottocento di diversi saggi clinici sulla febbre

La febbre si manifesta di solito in tre fasi:

fase prodomica o fase d'ascesa: coincide con l'inizio della produzione delle prostaglandine. I neuroni sono tarati ad una temperatura superiore ai 37 °C e innescano delle reazioni che determinano l'aumento della temperatura corporea (spasmi muscolari involontari (brividi), vasocostrizione, stimolazione della tiroide affinché venga attivato il metabolismo basale). Il soggetto ha un'oggettiva sensazione di freddo;
fase del fastigio o acme febbrile: dura per tutto il periodo di produzione delle prostaglandine. I neuroni ipotalamici mantengono la temperatura sul nuovo valore. Il soggetto ha una soggettiva sensazione di caldo, con pelle calda ed arrossata, cefalea, mialgia, oliguria, agitazione ed aumento della frequenza cardiaca e respiratoria.
fase di defervescenza: inizia con l'inattivazione della produzione delle prostaglandine. I neuroni tornano ad essere tarati al normale valore di 37 °C e riconoscendo l'innalzata temperatura corporea mettono in atto meccanismi affinché questa si abbassi (si ha l'attivazione del sistema colinergico che causa sudorazione e vasodilatazione). La fase di defervescenza può essere graduale (defervescenza per lisi) o immediata (defervescenza per crisi). Il soggetto ha un'oggettiva sensazione di caldo.

Nella maggior parte dei casi la febbre si associa a infezioni a risoluzione spontanea, come le comuni malattie virali. L'impiego di antipiretici serve in questi casi solo ad attenuare la sensazione soggettiva di disagio del paziente, ma non accelera o facilita la risoluzione dell'infezione. Questi farmaci agiscono sul centro termoregolatore riducendo l'elevata soglia ipotalamica, quindi sul sintomo, non sulla causa della febbre, che andrà opportunamente trattata a parte con adeguati provvedimenti. A volte, inoltre, l'utilizzo inadeguato degli antipiretici, può mascherare una infezione batterica trattata in modo errato.

La febbre in molti casi[non chiaro] va considerata come parte dei meccanismi di difesa dell'organismo, in quanto ostacola la replicazione dei microorganismi infettanti (specialmente virus), pertanto è utile riservare gli antipiretici a condizioni di febbre elevata (maggiore di 39 °C)[senza fonte] per ridure i sintomi sistemici associati, quali cefalea, mialgie e artralgie, o in presenza di indicazioni specifiche, meglio se sotto controllo medico: bambini piccoli, anziani debilitati, cardiopatici, broncopneumopatici.

In quest'ultimo caso il trattamento della febbre è altamente raccomandato, in quanto la febbre aumenta la richiesta di ossigeno: per ogni grado al di sopra dei 37 ° C, l'organismo necessita del 13% in più di ossigeno e ciò potrebbe aggravare una preesistente insufficienza cardiaca o una patologia respiratoria cronica.

L'osservazione cauta permette alla febbre di espletare il suo compito difensivo se il soggetto: svolge normalmente le sue attività in casa, è lucido, beve, suda, urina, non ha altri sintomi correlati come vomito, tosse, diarrea, cefalea.

Una febbre non complicata (che nei bambini spesso può essere anche causata da stress emozionali, cambiamenti di sede, di casa, viaggi), in genere dura qualche giorno e va via senza terapia. Non bisogna sottoporsi a cambiamenti di temperatura tra interno ed esterno ma restare a riposo a casa qualche giorno, evitando il riscaldamento eccessivo dell'ambiente.

Quando si ha la febbre in genere non si ha bisogno o desiderio di mangiare, ma si deve bere per disperdere il calore ed eliminare le tossine.

Per i bambini che sono predisposti alle convulsioni febbrili, bisogna sempre tenere in casa il Diazepam che va somministrato (secondo il dosaggio indicato dal medico) per via rettale e un cortisonico (sempre indicato dal medico).[senza fonte]

Bisogna però sapere che una febbre alta non va abbassata troppo bruscamente con antipiretici, cortisonici ecc. per non incorrere in complicazioni; né dimenticare che si può essere allergici o intolleranti ai farmaci che si ritengono utili.

In qualsiasi caso farmaci come l'aspirina sono efficaci soltanto se la febbre ha origini infiammatorie, infatti agiscono inibendo la produzione delle prostaglandine. Non danno alcun beneficio quindi né nell'ipertermia né nel colpo di calore.
Classificazione [modifica]

A seconda del valore della febbre (misurazione ascellare) questa può essere classificata in vari modi:
Classificazione Valore in °C[1]
subfebbrile 37 - 37,3
febbricola 37,4 - 37,6
febbre moderata 37,7 - 38,9
febbre elevata 39 - 39,9
iperpiressia >40

Tipi di febbre [modifica]
Andamento dei diversi tipi di febbre
a) Febbre continua
b) Febbre continua a insorgenza e remissione brusca
c) Febbre remittente
d) Febbre intermittente
e) Febbre ondulante
f) Febbre ricorrente

La fase di fastigio assume andamenti caratteristici a seconda delle cause che producono la febbre. Si distinguono vari tipi di febbre:

Febbre continua: la temperatura corporea raggiunge i 40 °C e si mantiene pressoché costante durante il periodo del fastigio, in quanto le oscillazioni giornaliere della temperatura corporea sono sempre inferiori ad un grado centigrado senza che mai si raggiunga la defervescenza. È frequente nelle polmoniti. Solitamente si ha defervescenza per crisi con sudorazione profusa.
Insorgenza e defervescenza graduale (deferevescenze per lisi), si ha un passaggio dallo stato di salute a quello di malattia moderato nel tempo.
Insorgenza e defervescenza brusca (defervescenza per crisi), si ha un passaggio dallo stato di salute a quello di malattia estremamente rapido. Durante la defervescenza per crisi c'è intensa sudorazione.

Febbre remittente o discontinua: il rialzo termico subisce durante il periodo del fastigio oscillazioni giornaliere di due-tre gradi, senza che mai si raggiunga la defervescenza. È frequente nelle setticemie e malattie virali. È frequente nella tubercolosi.

Febbre intermittente: periodi di ipertermia si alternano a periodi di apiressia (senza febbre). Queste oscillazioni si osservano durante una stessa giornata, e questo è il caso di sepsi, neoplasie, malattie da farmaci, oppure nell'arco di più giorni, come nel caso della malaria (se il picco di ipertermia si osserva ogni quattro giorni si parla di quartana, se si osserva ogni tre giorni di terzana), nel linfoma di Hodgkin e in altri linfomi. Una febbre alta (intorno ai 40 °C, o fra i 37 e 38 in presenza di sudorazione, che asporta calore corporeo), intermittente e associata a brividi è il sintomo di una febbre settica, di origine batterica.

Febbre ondulante: il periodo febbrile oscilla da 10 a 15 giorni

Febbre ricorrente e familiare: Febbre mediterranea familiare (FMF), il periodo febbrile oscilla da 3 a 5 giorni

Misurazione [modifica]

La misurazione della temperatura corporea si effettua tramite un termometro per uso medico. Il valore riportato dallo strumento non rappresenta necessariamente la cosiddetta temperatura interna, e a seconda della modalità di misurazione si distinguono diverse temperature:

Temperatura rettale, ottenuta inserendo l'ampolla del termometro nel retto per via anale. In questo caso si considera febbre una rilevazione superiore ai 38 °C.
Temperatura orale, ottenuta tenendo l'ampolla in bocca. Si considera febbre una temperatura superiore ai 37,5 °C.
Temperatura timpanica, ottenuta tramite la rilevazione dei raggi infrarossi.
Temperatura ascellare, ottenuta tenendo l'ampolla nell'incavo dell'ascella. Si considera febbre una temperatura pari o superiore a 37,2 °C.
Temperatura inguinale, ottenuta tenendo l'ampolla nell'incavo dell'inguine.

Terapia [modifica]

La terapia delle febbre con mezzi fisici (spugnature di acqua o alcool) è sconsigliata in caso di febbre di origine centrale; mentre può essere consigliata solo in caso di ipertermia. Al contrario i farmaci non possono essere consigliati in caso di ipertermia perché in questo caso manca il meccanismo centrale di innalzamento della temperatura su cui questi agiscono. Per ipertermia si intende una temperatura rettale uguale o superiore a 41,6 °C, non dovuta all’azione di pirogeni endogeni, ma ad altri meccanismi che comportano un aumento primitivo della produzione endogena di calore e che agiscono al di fuori del controllo del centro ipotalamico che regola la temperatura corporea; come è il caso di:

ipertiroidismo
colpo di calore,
condizioni di alterata capacità di disperdere calore: (disautonomia familiare o la displasia ectodermica anidrotica).

Pediatria [modifica]

La terapia farmacologica della febbre nei bambini prevede secondo le Linee Guida della Soc. Italia di Pediatria (SIP) [1], l'uso di due soli farmaci: paracetamolo ed ibuprofene, gli altri farmaci ad attività antipiretica non sono approvati per quest'uso.

Inoltre, secondo le raccomandazioni che questa recente Linea Guida 2009 dà, occorre:

usare questi due farmaci solo quando il bambino ha un malessere generale evidente,
l'Acido acetilsalicilico (aspirina) non va usato per il rischio di Sindrome di Reye,
i cortisonici non devono essere usati per l'alto rischio di costi (effetti avversi)/benefici,
l'uso combinato o alternato di paracetamolo e ibuprofene non è consigliato,
la somministrazione rettale va usata solo in caso di vomito,
i dosaggi degli antipiretici devono essere quelli approvati; mai vanno superate le dosi consigliate, specie con il paracetamolo per il rischio di epatotossicità fulminante con lo stesso,
l'ibuprofene non va usato in caso di varicella o se il bambino è disidratato o in caso di sindrome di Kawasaki,
la dose dei farmaci va calcolata in base al peso e non in base all'età,
in caso di asma il paracetamolo non è controindicato, l'ibuprofene sì quando vi è un'asma nota per i farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS),
non è consigliato l'uso preventivo dei due farmaci per prevenire reazioni ai vaccini,
non è consigliato l'uso preventivo dei due farmaci per prevenire le convulsioni febbrili, perché non le prevengono.

Successivamente a questa Linea Guida, nel maggio del 2009, è stata pubblicata un'importante ricerca [2] condotta in Gran Bretagna e sponsorizzata da un ente Governativo: Health Technology Assessment [2]; nella quale si legge che l'associazione tra paracetamolo e ibuprofene da migliori risultati sulla riduzione dei tempi per raggiungere lo sfebbramento rispetto al solo uso del paracetamolo, ma non rispetto l'uso del solo ibuprofene.

Inoltre, la combinazione dei 2 farmaci ha una maggiore durata del controllo del sintomo.

Lo studio conclude sostenendo che: l'ibuprofene dovrebbe essere il farmaco di primo impiego; mentre la combinazione dei due dovrebbe essere presa in esame qualora si voglia sfruttare il più duraturo controllo del sintomo febbre (2,5 ore in più). In questo caso però bisogna attentamente controllare affinché non venga superata la dose massima giornaliera dei due farmaci; inoltre, non andrebbe scoraggiata questa pratica per il maggior costo complessivo a fronte di un sintomo che di solito ha breve durata ma che può avere implicazioni progonostiche importanti.

Di questa ricerca pubblicata nel 2009 le Linee Guida della SIP non tengono conto per motivi prudenziali e perché pubblicata prima di questo studio inglese.

Una recente ricerca [3], condotta su 322.959 adolescenti coordinata dal: Medical Research Institute of New Zealand, Wellington, New Zealand, ha dimostrato che il paracetamolo è un importante fattore di rischio per lo sviluppo e/o mantenimento nell’infanzia e adolescenza del rischio di asma, rinocongiuntivite ed eczema [4] .

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