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OSS in Area Sanitaria - Arriva davvero l'area sanitaria per l'oss e cosa cambia

08/09/2016 21:51
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OSS, nasce l’Area Socio-Sanitaria
L’unico profilo professionale istituito con una metodologia propria di quest’area è l’Operatore Socio Sanitario.

Redazione nurse24

OSS, nasce l’Area Socio-Sanitaria
La bozza dell nuovo documento di indirizzo su “Personale dei livelli – Triennio contrattuale 2016/2018“, messo in piedi dal Comitato di Settore Comparto Regioni e Sanità potrebbe rivoluzionare le professioni sanitarie e quelle tecniche. Infatti, se da una parte gli Infermieri guadagnano il ruolo di “specialisti“, per la prima volta vengono riconosciuti gli OSS. Per loro nasce l’Area Socio-Sanitaria.

Lo rende noto in un comunicato diffuso agli organi di informazione, dove rivendica le lotte e gli sforzi economici per giungere a questo obiettivo. Va ricordato che gli Operatori Socio Sanitari in Italia sono circa 330.000 (250.000 quelli riconosciuti come tali, il resto in fase di “revisione”).

L’unico profilo professionale istituito con una metodologia propria di quest’area è l’OSS.

L’Operatore Socio-Sanitario iscritto in questo nuovo settore, si legge nella bozza, “avrebbe una giusta collocazione, risolvendo, alla radice, le questioni controverse legate al suo attuale inquadramento nel ruolo tecnico da una parte e dall’altra porrebbe nella giusta dimensione, il rapporto di collaborazione con le professioni sanitarie e sociali ad iniziare da quella infermieristica.”

“La costituzione reale di quest’area delle professioni socio-sanitarie potrebbe dar corso a nuove legittimità ed operatività professionali in un ambito di intervento nel quale iscrivere alcune criticità attuali, relative a particolari profili che, nella suddivisione rigida in ruoli, non sono riusciti a trovare una adeguata collocazione e ai quali, invece, appare necessario rispondere positivamente cogliendo l’esigenza di dare ad operatori e professionisti il riconoscimento formale anche nella contrattazione nazionale – si evince più avanti nel documento – in questa area andrà individuato un inquadramento adeguato e coerente per tutti quei profili professionali che non sono riconosciuti appieno all’interno dell’attuale sistema professionale sanitario, ma che nella visione nuova di tutela della salute, ricoprono funzioni utili ed efficaci per il “piano terapeutico” e per l’intera organizzazione del lavoro e che nel tavoli di confronto della stagione contrattuale siano necessari al sistema di tutela della salute.”

“In altri termini si darebbe così vita ad un nuovo e discontinuo scenario caratterizzato da un diverso pluralismo professionale più adeguato e funzionale non solo ad interpretare, ma anche a soddisfare i bisogni di salute e rispondendo così positivamente all’evoluzione della organizzazione del lavoro nella prevista integrazione socio – sanitaria” – conclude la bozza.

“Mentre l’infermiere guadagna un profilo più elevato nello sviluppo di risposte locali, nazionali e internazionali, altre figure assistenziali sono emarginate e demansionati –

La necessità di contare sui sistemi sanitari porta queste figure a una sfida. Le pagine seguenti analizzano tali sfide che questi operatori (infermieri generici, inf. Psichiatrici, puericultrici e OSS) si trovano ad affrontare e come si può migliorare la loro professione per il raggiungimento degli ambiziosi obiettivi di miglioramento del Servizio Sanitario Nazionale. Questo documento dimostra inoltre come queste figure possano dare un contributo alla trasformazione del sistema assistenziale anche alla luce delle modificazioni organizzative e assistenziali dovute all’invecchiamento della popolazione.”

“Si ritiene che, in quest’ottica, debbano essere valorizzate non solo la figura dell’infermiere, ma anche quella di altri profili (dell’inf. Generico, inf. Psichiatrico, Puericultrici, OSS), orientando le strategie per migliorare e rinforzare i sistemi assistenziali attraverso le linee del Patto per la Salute e il CCN di lavoro. E per questo motivo si propone di riconoscere tali figure dimenticate in una Piattaforma per il riconoscimento delle professioni che riteniamo dimenticate ma che costituiscono una forza per cambiare, cercando di far presente l’urgenza di definire in modo coerente il profilo di queste figure anche nell’ambito di un nuovo contratto di lavoro. Si tratta di un numero notevole di operatrici e operatori, circa 250.000, fondamentali per fa funzionare il sistema sanitario in collaborazione con tutte le altre figure. Dare a questi maggiore importanza, riconoscere le loro competenze nei contratti collettivi nazionali di lavoro e nelle leggi, sarà di giovamento all’intero sistema sanitario e socio sanitario. Non si può fare lavorare in sostituzione di figure con qualifiche superiori, senza dare loro le medesime opportunità, eventualmente migliorandone la formazione.”

“L’obiettivo è ottenere uno sviluppo sostenibile atto a promuovere benessere per tutti. Tutte le professioni, in altri Paesi, partecipano alle richieste di sfida e rispondono ai nuovi modelli organizzativi e assistenziali per il benessere del cittadino. Riteniamo che anche in Italia venga data quest’opportunità a tutti i profili, poiché la sanità non è fatta solo d’infermieri e medici e, per raggiungere l’obiettivo di uno sviluppo della qualità assistenziale, il percorso deve essere intrapreso insieme a tutti i profili.

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