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Oss Bando discriminatorio per gli operatori socio sanitari



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Rovigo, 11 novembre 2010 - Prima di assumere una persona, il datore di lavoro ha il diritto di sapere se questa persona ricopre cariche politiche o sindacali, se ha figli o parenti disabili, se fa o no volontariato e quante volte si ammala in un anno. Si tratta di una discriminazione? Apparentemente, no. Ma la domanda vera è: come verranno usate le risposte del candidato ai fini dell’assunzione?

Diritti degli operatori socio sanitari (OSS)Qualche giorno fa, l’Ulss 18 ha chiuso un bando di mobilità per la posizione di un operatore socio sanitario. Al di là del posto disponibile, da questa selezione sarà ricavata una graduatoria da cui attingere nel momento del bisogno (presumibilmente già dal primo semestre del 2011, dopo i pensionamenti in programma). Nel bando di adesione alla selezione però, si chiede di specificare alcuni dettagli che poco hanno a che fare con le competenze necessarie, ovvero: il numero di giorni di assenze per malattia degli ultimi due anni, il godimento dei benefici previsti dalla legge 104 (permessi di lavoro per l’assistenza a famigliari disabili, ndr) e dalla legge 267 (permessi per lo svolgimento di attività istituzionali, ndr).

Domande come queste potrebbero essere poste per una questione organizzativa, ma il rischio che una risposta positiva influisca in modo discriminatorio sulla selezione dei candidati, c’è. «Trattandosi di diritti acquisiti, non si capisce la necessità di indagare chi ne usufruisce e chi no – spiega la consigliera di parità provinciale, Anna Maria Barbierato – si tratta di quesiti discriminatori per tutti e per le donne, che più spesso usufruiscono dei permessi per la cura della famiglia, lo sono doppiamente».

Del contenuto del bando è stata informata la consigliera di fiducia dell’Ulss 18, Rosa Amorevole, che ne valuterà la legittimità. «Sarà certamente un bando legittimo – commenta l’assessora alle pari opportunità del Comune di Rovigo Giovanna Pineda – ma se ricoprire cariche politiche o sindacali è discriminante per avere il lavoro, allora è bene capire in che modo».

E la perplessità tocca anche i sindacati. «Si tratta di domande tese ad accertare quante assenze potrebbe fare una persona – osserva Antonio Barbiani (Cisl-Fp) – di illegittimo non c’è nulla, ma potrebbero celare un atteggiamento discriminatorio». «La richiesta delle ore di assenza è legittimata da una delle previsioni del ministro Brunetta – spiega Davide Benazzo (Fp-Cgil) – perciò qui è la normativa ad essere discriminatoria. Le altre hanno il sapore di un oscuro passato. Verificheremo per vie legali la loro legittimità». Più fiduciosa è la posizione della Uil-Fpl: «Voglio pensare che siano quesiti posti per motivi organizzativi – tuona Fabio Osti – se così non fosse, si tratterebbe di una forma palese, altro che celata, di discriminazione».
di MILENA FURINI




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