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L'attenzione - Psicologia per gli Operatori Socio Sanitari



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Il termine attenzione indica il focalizzarsi dell’attività mentale su un particolare percorso che può essere rivolto all’interno, quindi consistere esclusivamente nell’esplorare i contenuti della memoria e della conoscenza (come facciamo quando esponiamo un argomento che abbiamo imparato), oppure all’esterno, e quindi tenere conto soltanto degli stimoli ambientali.

Definiremo quindi l’attenzione come:
“il processo, o l’insieme dei processi, con cui la mente opera una selezione tra tutti gli stimoli che in un dato istante colpiscono i sensi, consentendo solo ad acuni di entrare negli stati superiori di elaborazione dell’informazione”.

Certamente l’intensità dello stimolo ha in ciò un ruolo molto importante.
Non potrei fare a meno, ad esempio, di notare una motocicletta che passasse rombando per la strada. Ma in molti casi la capacità di attrarre l’attenzione è connessa con l’importanza che lo stimolo assume per noi, più che con la sua intensità oggettiva. Posso, ad esempio, notare una zanzara che sta per posarsi sulla mia mano, benché rappresenti uno stimolo molto debole sia a livello visivo che uditivo. Allo stesso modo, se in una discussione tra i miei vicini di casa ad un tratto venisse fatto il mio nome, molto probabilmente sposterei l’attenzione su di loro, pur non avendo udito una sola parola di quanto hanno detto fino a quel momento.

L’ASCOLTO SELETTIVO
Le ricerche sull’ascolto selettivo si sono in gran parte incentrate sul cosiddetto fenomeno del cocktail-party, ovvero la capacità di udire e comprendere la voce di una persona in particolare, ignorando nel contempo le altre voci intorno. Di solito la capacità di ascolto selettivo viene saggiata in laboratorio tramite prove, in cui il soggetto ascolta simultaneamente due diversi messaggi registrati su nastro e deve ombreggiare, cioè ripetere immediatamente, man mano che le sente, le parole di uno solo dei messaggi, ignorando l’altro. Dai risultati emerge che la prestazione in questo compito dipende principalmente da quanto i due messaggi differiscono, rispetto alle caratteristiche fisiche delle voci dei due speaker e alla localizzazione spaziale della loro sorgente. Infatti, i risultati migliorano nettamente quando i due messaggi sono letti da voci differenti (soprattutto se una è maschile e l’altra è femminile).

LA VISIONE SELETTIVA
Possiamo dirigere selettivamente l’attenzione su porzioni diverse del campo visivo, tra loro vicine, anche senza muovere gli occhi.
All’opposto, chi ha l’attenzione focalizzata su un compito visivo mette in atto meccanismi molto efficaci nell’eliminare dalla visione le informazioni irrilevanti rispetto a ciò che sta facendo. Complementare alla capacità di focalizzare l’attenzione su un’unica fonte d’informazione è la capacità di dividere la nostra attenzione tra più fonti diverse, quando ciò sia necessario o quando lo desideriamo. Spesso, nella vita quotidiana, siamo costretti ad impegnarci contemporaneamente in più compiti percettivi complessi. Ad esempio, per guidare un’automobile in modo sicuro dobbiamo prestare attenzione nello stesso tempo agli altri veicoli, alla strada, ai pedoni, al contakilometri e al funzionamento del motore; ma se siamo guidatori esperti, possiamo fare tutto questo e al tempo stesso sostenere una conversazione interessante. Neisser ha sostenuto che sarebbe più corretto considerare la capacità di percepire contemporaneamente più fonti d’informazione e di rispondere ad esse come una forma di destrezza, che, al pari di ogni altra destrezza, migliora con la pratica. Neisser ritiene che la capacità di attenzione non abbia limiti prefissati, e per sostenere questa affermazione ha raccolto prove a conferma che la pratica migliora la capacità di dividere l’attenzione tra più stimoli.
Ha trovato, infatti , che soggetti con notevole pratica nell’osservare videoregistrazioni sovrapposte , avevano migliori probabilità, rispetto a soggetti meno esperti, di notare eventi irrilevanti rispetto al compito che dovevano eseguire.

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