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La Memoria



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La memoria è una di quelle capacità naturali che tendiamo a dare per scontate e di cui ci accorgiamo solo quando non vanno bene. In genere è facile notare che abbiamo dimenticato qualcosa, anziché che l’abbiamo ricordato. Ogni momento del nostro tempo di veglia è fatto di continui ricorsi alla memoria. Ogni nostro pensiero, ogni risposta appresa, ogni atto di riconoscimento sono basati su contenuti della memoria, tanto che appare logico arguire che la memoria è la mente. Nella sua definizione più ampia, la memoria è: “il deposito mentale di tutte le informazioni acquisite da un individuo e, al tempo stesso, è l’insieme dei processi che consentono all’individuo di recuperare e utilizzare tali informazioni quando sia necessario”.

Mente e memoria il labirinto dei ricordiLa memoria sensoriale Quando un lampo squarcia all’improvviso il buio della notte, possiamo vedere, per una frazione di secondo oltre la sua effettiva durata, sia il lampo che gli oggetti da esso illuminati. Qualcosa di simile accade, ad esempio, quando un amico ci dice:<>, e noi possiamo udire quelle parole per 2 o 3 secondi dopo che sono state pronunciate. Per questo motivo, siamo poi in grado di rispondere (un pò falsamente):<>, e ripetiamo le ultime parole pronunciate dal nostro amico, anche se in realtà non le avevamo davvero ascoltate. Queste informazioni dimostrano che il sistema di elaborazione delle informazioni mantiene per un breve periodo – meno di 1 secondo per gli stimoli visivi, fino a 3 secondi per quelli uditivi – una traccia dell’input sensoriale, anche quando non si sta prestando attenzione. Questa traccia, e la capacità di trattenerla, sono definite memoria sensoriale, e si dice deposito sensoriale l’ipotetico luogo della mente in cui la traccia viene mantenuta.

Si assume che il deposito sensoriale trattenga per un breve periodo tutti gli input sensoriali in ingresso, in modo che possano essere analizzati rispetto alle loro caratteristiche fisiche. Data lasua funzione, questo deposito deve avere una capacità molto elevata (può contenere contemporaneamente un numero altissimo di informazioni), ma una durata breve (l’informazione decade rapidamente). Si ritiene che per ogni diverso sistema sensoriale (visione, udito, tatto, odorato e gusto) esista uno specifico deposito di memoria sensoriale; tuttavia, soltanto quelli relativi alla visione e all’udito sono stati oggetto di ricerche approfondite. La memoria sensoriale relativa alla visione è detta anche memoria iconica, poiché la traccia di breve durata prodotta da uno specifico stimolo visivo è detta icona. La memoria sensoriale relativa all’udito è detta anche memoria ecoica, poiché la traccia di breve durata prodotta da un particolare suono è detta eco.

La memoria a breve termine La definizione di memoria a breve termine, o memoria di lavoro (working memory), si riferisce sia all’informazione contenuta nel deposito a breve termine sia alla capacità della mente di tenerla entro questo comparto; il termine memoria di lavoro sottolinea che tale deposito è la sede principale dell’elaborazione mentale delle informazioni. Tra le altre sue funzioni, si ritiene che la memoria di lavoro sia anche la sede del pensiero conscio, ovvero di tutte le percezioni, i sentimenti, i confronti, i calcoli e i ragionamenti di cui abbiamo coscienza. L’informazione può penetrare nel deposito a breve termine provenendo sia dal deposito sensoriale (che contiene la rappresentazione dell’ambiente circostante)sia dal deposito a lungo termine (con tutte le conoscenze acquisite nelle passate esperienze). Entrambe le fonti di input contribuiscono al flusso continuo di pensiero che costituisce la memoria a breve termine o memoria di lavoro. In questo caso, la parola flusso esprime una metafora davvero appropriata. La capacità del deposito a breve termine è molto limitata – solo poche informazioni possono essere percepite o elaborate simultaneamente dal pensiero conscio – eppure la quantità totale delle informazioni che passano attraverso questo deposito nell’arco di qualche minuto o di qualche ora può essere enorme, come può esserlo la quantità d’acqua che col tempo fluisce entro uno stretto canale.

Estensione e durata della memoria a breve termine Quante singole lettere, quanti monosillabi, o sillabe senza senso, o numeri di una cifra riusciamo a riferire, dopo averli uditi o visti una sola volta? Il numero di item che riusciamo a ricordare definisce l’estenzione della memoria a breve termine, e per la maggioranza delle persone è circa sette. Un numero di telefono, prefisso di teleselezione a parte, è al massimo di sette cifre, per cui può essere tenuto a mente (nella memoria a breve termine), senza troppe difficoltà, per tutto il tempo che passa dal vederlo sull’elenco al comporlo sull’apparecchio; ma se al numero occorre aggiungere un ulteriore prefisso, probabilmente dovremo rileggere le ultime cifre.

Differenze tra memoria a breve termine e memoria a lungo termine Una volta passata dal deposito sensoriale a quello a breve termine, un’informazione può, oppure no, passare nel deposito a lungo termine ed essere codificata come ricordo a lungo termine. La memoria a lungo termine è il comparto che meglio corrisponde alla nozione comune di memoria. In esso si trova rappresentato tutto ciò che una persona sa; proprio per questa ragione la sua capacità deve essere enorme, praticamente illimitata. La memoria a lungo termine contiene le informazioni che ci permettono di riconoscere, ovvero di rievocare, il sapore di una mandorla, il suono del violino, il volto di un ex compagno di scuola, i nomi dei cibi che abbiamo mangiato la sera prima a cena, i versi di una poesia che amiamo, l’ortografia corretta di una parola. La memoria a lungo termine è duratura (alcuni dei suoi contenuti vengono mantenuti per tutta la vita), mentre quella a breve termine è di breve durata (se non sono elaborati dal pensiero, i suoi contenuti decadono nell’arco di qualche secondo). Il deposito a lungo termine ha una capacità praticamente illimitata (contiene tutte le conoscenze durature), quello a breve termine, invece, limitata (contiene soltanto i pensieri del momento presente).

La memoria esplicita La memoria esplicita è il tipo di memoria coinvolto nel pensiero conscio. Questa memoria viene definita esplicita perché può essere valutata direttamente (esplicitamente), mediante test che richiedono al soggetto di recuperare e poi di riferire un’informazione memorizzata. La memoria esplicita è detta anche memoria dichiarativa, poiché l’informazione recuperata può essere dichiarata, cioè espressa in parole. La memoria degli episodi è la memoria esplicita delle passate esperienze di vita di una persona. Il ricordo di ciò che abbiamo pensato e fatto il giorno del nostro diciottesimo compleanno, o di quello che abbiamo mangiato a cena ieri sera, o di qualsiasi altro episodio specifico della nostra vita, è un elemento costitutivo della memoria degli episodi. La memoria semantica è, invece, la memoria esplicita relativa alle informazioni non collegate mentalmente a un particolare evento o episodio della vita di una persona. Comprende la conoscenza del significato delle parole (di qui la definizione di semantica), più la miriade di nozioni concrete e astratte che costituiscono la personale conoscenza del mondo di ognuno di noi. La memoria del fatto che i pinguini sono uccelli, che le mele sono rosse e che la psicologia è una materia di studio molto interessante, sono tutti esempi di memoria semantica.

La memoria implicita L’altra grande divisione della memoria, la memoria implicita, consiste nell’insieme dei ricordi non espliciti, e viene definita come la memoria in cui l’informazione precedentemente acquisita arriva ad influenzare il comportamento o il pensiero senza però raggiungere il livello della coscienza. Quindi, per sua stessa definizione, la memoria implicita non opera secondo le modalità previste dal modello generale, il quale postula che il deposito della memoria a breve termine o memoria di lavoro equivalga alla mente conscia.

Dato che le persone non riescono a riferirne i contenuti, la memoria implicita è chiamata anche memoria non dichiarativa. E’ parte della memoria implicita la memoria procedurale, a cui fanno capo le capacità motorie, le abitudini e le regole apprese inconsciamente (tacite). Con la pratica possiamo affinare certe capacità motorie, come andare in bicicletta, piantare chiodi a martellate o tessere un tappeto. I miglioramenti si mantengono (sono memorizzati) da ogni occasione di pratica a quella successiva, benché gli esatti movimenti muscolari che li hanno prodotti sfuggono del tutto alla nostra consapevolezza. In altri casi un modulo comportamentale, inizialmente appreso in modo conscio, con la ripetizione diviene gradualmente automatico o abituale, così che ricordi prima espliciti finiscono per diventare impliciti. Se abbiamo l’esigenza di raggiungere un luogo di lavoro con la macchina per la prima volta, dobbiamo necessariamente memorizzare i nomi delle strade e i punti di riferimento che ci servono. Successivamente, poi, quando avremo percorso più volte la stessa strada, probabilmente non ricorderemo più i nomi delle strade, ma saremo in grado di arrivare a lavoro non prestando più consciamente attenzione alla strada. Saremo in grado di seguire il nostro percorso in modo automatico, mentre pensiamo a quello che dovremo fare la sera successiva. E’ quindi la memoria implicita a guidarci verso il luogo di lavoro, lasciando la mente conscia libera di pensare a tutt’altro.




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