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La Diagnosi



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La parola diagnosi proviene dal greco e significa conoscere attraverso.
La diagnosi psicologica nasce dall’empatia e dalle regole: 
EMPATIA: come comunicazione libera nella relazione;
REGOLE: come conoscenze - sapere - cultura - ritmo storico interno a quell’individuo o a quel gruppo.

La psicodiagnostica è l’operare clinico della psicologia di base.
La psicodiagnosi comporta un percorso di conoscenza “attraverso la psiche” nel senso complessivo di coinvolgimento della psiche sia dell’operatore che del soggetto che è sottoposto alla valutazione.

Il riferimento all’empatia tende a sottolineare che è fondamentale dare il giusto risalto alla componente relazionale nell’esame psicologico della persona, per la valutazione della sua personalità.
Diagnosi ed i tipi di diagnosi


Un primo elemento importante per la diagnosi è quello che avviene nella relazione, nel colloquio, l’altra componente importante è quella delle regole del setting e più in generale dalla individuazione di costanti nella definizione dei contenuti, dei livelli e delle tecniche di valutazione diagnostica.






Tipi di diagnosi
In ambito clinico i tipi di diagnosi possibili sono essenzialmente: categoriale o dinamica.
La diagnosi categoriale prevede due livelli di complessità:
1. per inclusione-esclusione
2. per inquadramento nosografico clinico

La diagnosi dinamica prevede tre livelli:
1. dinamico interpretativa o descrittiva, legata la sintomo
2. dinamico processuale o di stato, legata alle funzioni
3. dinamico strutturale o di stato, legata alla personalità

Diagnosi categoriale
• La diagnosi per inclusione - esclusione si riferisce alla condizione della persona sana o malata in relazione alla individuazione di indici o valori considerati nella norma. E’ fondamentale riuscire a formulare la diagnosi in rapporto al contesto, alla domanda ed al quesito tenendo presente che è possibile caratterizzare il quadro di personalità a seconda dei vari interrogativi e dei vari contesti di restituzione.
• L’inquadramento nosografico clinico comporta la valutazione in base alla definizione delle manifestazioni sintomatologiche che caratterizzano patologie definite e codificate (es. DSM-IV)

Diagnosi dinamica Si caratterizza per 3 aspetti:
1) descrizione degli aspetti e delle modalità di relazionarsi;
2) definizione dei contenuti e della qualità del processo in cui interagiscono integrando le funzioni e i sistemi di “governo centrale” ed in cui si definisce l’assetto di identità della persona nel momento storico in cui la osserviamo;
3) individuazione delle strutture portanti delle personalità. I livelli di classificazione possibile sono:
• La diagnosi descrittiva è centrata sulla caratterizzazione del sintomo, ne descrive il contesto e le manifestazioni osservabili, cogliendo gli aspetti più significativi alla base del disagio che ha la persona.
• La diagnosi processuale o di stato si combinano gli elementi in un quadro funzionale, definisce una condizione attuale che si è creata e che può rientrare o cronicizzarsi se non si interviene.
• La diagnosi strutturale evidenzia aspetti di base della personalità stabili e irreversibili ed è finalizzata a cogliere le sue organizzazioni permanenti a valenza psicopatologica. 4- Ambiti di valutazione Si intende l’area di approfondimento nel lavoro di indagine durante l’esame psichico nello specifico:
1. si colloca il disagio ed il problema nella storia della persona e nel suo assetto di identità, se l’obiettivo è cogliere le determinanti del contesto e si prevede una risposta con un intervento mirato all’ hic et nunc;
2. si studiano le organizzazioni delle aree funzionali e se la finalità clinica rientra in una valutazione prognostica e riabilitativa;
1. si caratterizza e definisce lo stile, i tratti della personalità se il quesito diagnostico è sulla struttura portante ma non si evincono gli estremi professionali perché siano sottolineate le coordinate psicopatologiche del funzionamento mentale.

DALLA DIAGNOSI ALLA RESTITUZIONE

Il colloquio clinico è essenziale per formulare una diagnosi psicologica e coincide con una tecnica di osservazione e di studio utile per:
• raccogliere informazioni;
• delineare la struttura di personalità della persona;
• motivare l’intervento;
• lavorare sulla relazione.

Gli elementi fissi del colloquio sono l’apertura e la chiusura. Un esempio di apertura potrebbe essere: “Mi dica… Sono qui per ascoltarla” e un esempio di chiusura potrebbe essere: “Cosa posso fare per lei?”. Per quanto concerne il contenuto del colloquio le domande centrali da inserire nel corso del colloquio sono:
1. composizione della famiglia, età, sesso, studio, lavoro…;
2. infanzia: domande riguardo alle reazioni ai grandi cambiamenti e/o separazioni;
3. adolescenza;
4. scelte di vita importanti;
5. affetti: storia dei legami significativi, rotture, emancipazioni, eventuali delusioni;
6. investimento nelle relazioni;
7. aspirazioni, desideri, ideali;
8. eventi traumatici o significativi;
9. approfondimenti sul sintomo denunciato dal paziente.

Il sintomo Il sintomo è l’espressione dello stile psicopatologico di base attivato da una pressione esterna o da una condizione interna. Comporta la comunicazione esterna del disagio che la persona denuncia come estraneo alla propria percezione di benessere ottimale. Il sintomo può essere valutato come:
• Il sintomo è segno: si vanno a definire degli aspetti strutturali della personalità;
• Il sintomo è segnale: quando svolge la funzione di comunicazione di un disagio per vie diverse da quelle dirette, utilizzando il sintomo come un tramite che assorbesi di sé di esprimere la situazione a rischio;
• Il sintomo è simbolo: è espressione di un conflitto interno, è importante chiedersi il perché della scelta del sintomo, per cogliere la valenza simbolica legata alla storia della persona. Del sintomo è possibile valutare:
• l’origine: come è nato il sintomo e la sua storia;
• il segnale: le motivazioni relazionali che lo sostengono;
• funzione: nell’economia mentale del paziente;
• significato simbolico: legato alla storia della persona.


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